sabato 21 luglio 2018
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Commento al Vangelo del 24 dicembre 2017 – Gian Carlo Olcuire

«Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio». Lc 1,26-38

Le Madonne del Parto (dette anche della Dolce attesa o dell’Avvento), pur presenti in Italia (le più note sono quelle di Vitale da Bologna, per la chiesa di S. Maria dei Servi della sua città, e di Piero della Francesca, per la cappella del cimitero di Monterchi), godono di buona diffusione nella penisola iberica. Come questa, scovata in una cittadina spagnola della provincia di Zamora (nella comunità autonoma di Castilla e León) e facente parte di un’Annunciazione.

NOSTRA SIGNORA DELL’ATTESA
(seconda metà del XIII secolo, Toro, Collegiata di S. Maria Maggiore)

Ancor più del valore dell’opera, è importante che sia evidenziata l’attesa. Un tema caro a letterati e artisti, anche in ambito laico, con un picco d’interesse nella prima metà del XX secolo (dai dipinti di Klimt, Casorati, Delvaux, Hopper alle sculture di Martini, dalle poesie di Corazzini, Rebora, Montale ai drammi di Beckett e ai romanzi di Buzzati…), quando l’attesa viene ripresa in considerazione come reazione a un mondo che cominciava ad andar di corsa, ma pure riletta come tempo perso o inutile, inventato per chi non arriverà mai.

Poi, dell’attesa, si sono persi i connotati. È immaginabile che, se un contemporaneo si dovesse cimentare sul tema, non mancherebbe di usare una figura dell’impazienza (ad es. lo sguardo all’orologio o al calendario), dando l’idea che si attende un tempo… mentre questa scultura si pone sul versante della pazienza, dove – più dell’ora o della data – conta la persona che si aspetta.

Ciò non esclude che la pazienza sia faticosa (infatti «si porta pazienza») e abbia in sé una componente di resistenza (di solito «ci si arma di santa pazienza»). Tuttavia la sua qualità migliore è un’altra, individuata da Arthur Rimbaud e fatta notare di recente da Erri De Luca: quella d’essere ardente. Scrive De Luca: «Non è sopportazione, ma tensione dentro un’attesa. Si manifesta nel prigioniero in scadenza di pena, nell’innamorato arrivato in anticipo al primo appuntamento». Se l’attesa è un viaggio interiore, da fermo, verso un altro, la pazienza non vede l’ora che il viaggio abbia termine, che l’incontro avvenga. Anche se si deve accettare che sia l’altro a dettare i tempi, come ben sanno le donne incinte.

Fa presto l’angelo Gabriele a mettere uno dopo l’altro dei verbi al futuro («concepirai, darai, chiamerai…; sarà grande, verrà chiamato, darà, regnerà, non avrà fine…»), che sembrano annullare il tempo, ma tocca a Maria vivere il lungo cammino dei giorni, uno dopo l’altro, impossibili da abbreviare. Dunque, senza far finta che non ci sia stata attesa, vale la pena ricordare l’inquietudine e il calore che l’hanno accompagnata e, soprattutto, il fatto che l’attesa si sia compiuta.

Per una strana combinazione dell’anno liturgico, oggi, di quest’attesa, si celebrano l’inizio e la fine. Non è stata una ricerca, perché c’era la sicurezza di trovare l’altro. Né è stata malinconia, perché c’era la gioia, di cui la malinconia è spesso priva. E neppure è stata solitudine, perché le sono state compagne la fede e la speranza: Maria ha avuto fiducia in colui che ha promesso e ha sperato nella sua promessa, realizzata – questa notte – nell’incontro con il Figlio.

Chissà se Maria l’avrà guardato con gli stessi occhi del giorno dell’Annunciazione, pieni di stupore e aperti al futuro, mettendo da parte ogni preoccupazione. Sarà per l’aiuto del Figlio che Maria potrà schiacciare la testa al serpente, simbolo del male, raffigurato – con Adamo ed Eva – nella mensola sotto i suoi piedi.

A cura di Gian Carlo Olcuire per il sito www.vinonuovo.it

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Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 24 dicembre 2017 anche qui.

IV Domenica di Avvento – Anno B

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Lc 1, 26-38
Dal Vangelo secondo Luca

26Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». 29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». 34Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». 35Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

Fonte: LaSacraBibbia.net

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Fonte: CITV Vangelo del giorno

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