martedì 20 febbraio 2018
Home » Vangelo del Giorno » Commento al Vangelo del 9 gennaio 2018 – Monastero di Bose

Commento al Vangelo del 9 gennaio 2018 – Monastero di Bose

Siamo all’inizio del racconto di Marco, Gesù ha iniziato il suo ministero dopo l’arresto di Giovanni il Battista. L’urgenza dell’annuncio del Regno, della buona notizia di Gesù, Cristo, Figlio di Dio (Mc 1,1), impregna ogni pagina del primo evangelo.

Subito Gesù, di sabato, entra nella sinagoga di Cafarnao e insegna. Ma il suo insegnamento è altro perché impartito con autorità, con quell’autorità che viene a Gesù non dagli uomini ma da Dio, dalla voce che lo ha proclamato “figlio amato” del Padre. Coloro che odono questo insegnamento sono presi da stupore, perché riconoscono un insegnamento nuovo, non come quello degli scribi.

La parola di Gesù, pronunciata con autorità, annuncia qualcosa di nuovo che sempre vuole metterci in crisi, destare in noi stupore e timore perché ci lasciamo convertire rispetto ai nostri cammini abitudinari. Dovremmo chiederci quanto siamo disposti a lasciarci convertire da questo novum che mette in crisi le nostre certezze umane.

Da dove venga l’autorità di Gesù è la domanda che attraversa il cuore di ogni uomo o donna che lo incontra sul suo cammino. Non è autorità umana, potere esercitato sugli uomini, è un’autorità che gli viene dall’annunciare l’imminenza del Regno di Dio. Gesù testimonia il Regno che viene con le sue azioni, con una parola forte che ci scuote dal nostro torpore per risvegliarci a una sequela che sia adesione autentica di tutto il nostro essere a Lui, al Figlio amato del Padre.

La sequela non è un cammino a basso prezzo, ma chiede di lasciare tutto, come i primi discepoli, per andare dietro a lui (Mc 1,17-20). Conversione, metanoia, che è operazione dolorosa che ci strazia e sconvolge le nostre esistenze quiete, grazie a una parola dura che ci rimanda alla verità nascosta nel cuore, mettendo a tacere le nostre preconoscenze e i nostri pregiudizi. Non basta dichiarare di sapere chi sia Gesù, non basta invocarlo: “Signore! Signore!”, né predicare nelle piazze, operare miracoli nel suo nome. L’episodio che l’evangelista Marco ci tramanda con estremo realismo, ci insegna che anche gli spiriti impuri sanno chi sia Gesù. Ma solo passando attraverso il dolore straziante di una radicale conversione, dolore che spesso chiede di essere urlato, solo questo cammino ci può condurre a riconoscere in Gesù stesso, l’insegnamento nuovo, che può realmente farci vivere e non perire.

Stupore e timore di fronte a Gesù, alla sua parola detta con autorità, sono davvero i sentimenti che ci abitano? Questo stupore sarà tale da scrollarci di dosso la presunzione di sapere chi sia Gesù senza realmente aderire a lui?

Non solo sperimentiamo quotidianamente quanto sia difficile staccarci dalle abitudini, aderire al novum che il vangelo quotidianamente ci chiede, il comandamento nuovo dell’amore, al novum che ogni giorno deve essere per noi il volto dell’altro, del fratello, della sorella che incontriamo, dell’altro che solo può rivelarci il volto di Gesù nella nostra vita.

Il vangelo stesso ci insegna che lo spirito impuro dopo essere stato cacciato può ritornare con altri spiriti e riprendere possesso della casa (Mt 12,43).

Non scoraggiamoci perciò, ma andiamo sempre al Signore, sapendoci malati portati a Gesù perché continuamente ci guarisca, lui che è l’amato e l’amore, lui che solo con la sua parola forte e autorevole può darci vita.

fratel Matthias della comunità monastica di Bose

Mc 1, 21-28
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

Puoi ricevere il commento al Vangelo del Monastero di Bose quotidianamente cliccando qui

L’articolo Commento al Vangelo del 9 gennaio 2018 – Monastero di Bose proviene dal sito Cerco il Tuo volto – Audio e Video cattolici italiani.


Fonte: CITV Vangelo del giorno

Leggi Anche...

Il Vangelo di oggi per la famiglia – 12 febbraio 2018

Oggi appaiono più discussioni. Gesù non vuole discutere; piuttosto siamo noi che vogliamo discutere con …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *