martedì 25 settembre 2018
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Commento alle letture del 30 dicembre 2017 – Mons. Costantino Di Bruno

Il commento alle letture del 30 dicembre 2017 a cura di  Mons. Costantino Di Bruno, Sacerdote Diocesano dell’Arcidiocesi di Catanzaro–Squillace (CZ).

E LA GRAZIA DI DIO ERA SU DI LUI

Gesù nella sua Persona di Figlio Unigenito, Verbo Eterno del Padre è vero Dio e vero uomo. È vero Dio per generazione dal Padre da sempre, in principio, senza alcun inizio. È vero uomo, perché generato nel seno purissimo della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo. In quanto vero uomo è anche Lui soggetto alla legge dell’uomo. Se vuole essere e rimanere sempre vero uomo deve nutrirsi di grazia e verità che vengono da Dio. Lui in quanto vero Dio è grazia e verità. In quanto vero uomo deve chiedere a Dio che sempre lo alimenti di grazia e verità, per mezzo del suo Santo Spirito. Senza la grazia e la verità che vengono da Dio, nelle quali il vero uomo deve sempre abitare, dalla luce si passa nelle tenebre, dalla verità nella falsità, dalla santità nel peccato. Paolo, vero Maestro in umanità, dice che tutto in Lui e nella Chiesa è dalla grazia. Chi vuole crescere in umanità, mai deve interrompere la crescita nella grazia.

Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini (Rm 5, 15). Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un sapiente architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento come costruisce (1Cor 3, 10). Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me (1Cor 15, 10). E poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio (2Cor 6, 1). Vogliamo poi farvi nota, fratelli, la grazia di Dio concessa alle Chiese della Macedonia (2Cor 8, 1). Non annullo dunque la grazia di Dio; infatti se la giustificazione viene dalla legge, Cristo è morto invano (Gal 2, 21). Il quale è giunto a voi, come pure in tutto il mondo fruttifica e si sviluppa; così anche fra voi dal giorno in cui avete ascoltato e conosciuto la grazia di Dio nella verità (Col 1, 6). E’ apparsa infatti la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini (Tt 2, 11). Però quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli sperimentasse la morte a vantaggio di tutti (Eb 2, 9).

Se Gesù, vero Dio, è avvolto dalla grazia di Dio, possiamo noi pensare di poter trascorrere un solo giorno senza la grazia? Possiamo noi credere che senza la grazia rimanga qualcosa della vera umanità in noi? Non appena usciamo dalla grazia, all’istante entriamo in un processo di morte che è totale dissolvimento della nostra vera umanità. Che il cristiano oggi non vive più sotto la tenda della grazia lo rivelano le parole stolte e insipienti su Cristo, su Dio, sulla Chiesa, sull’uomo, sugli animali, sull’intera creazione. Ma lo mettono in luce anche le sue azioni malvage e cattive che tanta morte sia fisica che spirituale creano ogni giorno nella società. Possiamo ben dirlo: oggi stiamo costruendo una società il cui fine è solo la morte. Per essere più chiari: la società oggi sta lavorando per distruggere se stessa, cancellarsi dalla faccia della terra. Decisioni come l’aborto, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, il non sposalizio per fini egoistici, di successo mondano, la rinuncia alla procreazione, sono il frutto dell’assenza della grazia di Dio su di noi. La grazia è fonte della vita. Si esce dalla grazia, ci si tiene lontani da essa, si precipita nella morte, donando morte.

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Un severo monito va alla Chiesa di Dio e a molti suoi figli. O rimettiamo al centro della nostra vita Cristo, la sua grazia, la sua verità, la sua luce, la sua vita eterna, oppure per noi non ci sarà futuro. Non dico futuro per la Ciesa, ma futuro per l’umanità. Una Chiesa che non vive di grazia per la grazia non è più sorgente di vita per il mondo.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci abitare nella grazia di Dio.

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Lc 2, 36-40
Dal Vangelo secondo Luca

[Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.] C’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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Fonte: CITV Vangelo del giorno

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