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Vangelo del giorno – 23 settembre 2017 – don Antonello Iapicca

PERSEVERANTI NEL BENE PERCHE’ SEMINATI NELLA TERRA BUONA DELLA CHIESA

“Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città” Gesù mette in chiaro le cose. Insieme alla folla si può “ascoltare” la sua Parola, ma ciò non significa avere fede. Fateci caso, negli esempi che fa Gesù, emerge un tempo successivo all’ascolto, quello nel quale esso dovrebbe penetrare nella terra, mettervi radici e crescere libero. Tra il momento dell’ascolto e quello in cui appare la fede adulta di chi “crede” e dà frutto, vi è un “dopo”, un tempo decisivo. Non basta dunque ascoltare la Parola di Dio per avere fede. Non è sufficiente ascoltarla durante la messa della domenica, nei gruppi di ascolto, nelle conferenze e nei corsi biblici. E’ necessario un tempo di crescita nella fede perché, “dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, si custodisca per produrre frutto con perseveranza”. 

Attenzione, non ci confondiamo: Gesù identifica il seme con coloro che “ascoltano”, non i vari tipi di terreno. Ciò significa che, a prescindere della situazione nella quale essi si trovano, la Parola entra e si fa carne con loro. Non importa se si trovano in peccato, se non si sono preparati ad ascoltare. La predicazione giunge quando meno te lo aspetti, perché Dio conosce i tempi e i momenti, e sa quale è quello favorevole per ciascuno. Forse uno ha un’amante da tempo, e ha una doppia vita che lo sta dilaniando. Forse un altro sta rubando sul lavoro, o è schiavo dell’alcool o della droga; forse ha un rancore sordo da anni. Bene, nel momento della predicazione non c’è ostacolo alla semina della Parola. Anzi, i peccatori hanno più possibilità di quelli che si ritengono giusti. E la fede viene dalla predicazione dice San Paolo. In un momento può cambiare la vita, eccome, perché la Parola di Dio ha il potere di risuscitare i morti. Infatti Gesù non dice che il seme che non ha dato frutto è simile a coloro che non hanno creduto. Anzi, tutti hanno accolto e hanno creduto in quel primo momento. Ma poi è successo qualcosa. E’ di questo che sta parlando Gesù, del “dopo” successivo alla predicazione e all’ascolto.

Quando il “seminatore esce a seminare” siamo ancora nel momento in cui chi ascolta è uno della “folla”, confuso tra la “gente” che “accorre a Gesù da ogni città”. “Dopo” deve scegliere dove camminare; se seguire l’invito degli apostoli a convertirsi e andare a farsi battezzare, a camminare cioè in una seria iniziazione cristiana, il “terreno buono” dove far crescere il seme, oppure se scegliere un percorso fai da te. Questo è il punto decisivo, e si può cambiare “terreno” anche “strada facendo”. Perché l’ascolto è solo l’inizio di un cammino serio di conversione durante il quale si vedrà, concretamente, se si ha “ascoltato con cuore integro e buono”, cioè retto e sincero, oppure no. La parabola è diretta proprio a quanti sono già nella Chiesa, hanno ascoltato e creduto. A noi. E ci chiede: dove ci troviamo oggi? Stiamo camminando sul “terreno buono” della comunità cristiana, oppure abbiamo disobbedito e ci siamo avventurati sulla “strada” tracciata dai nostri criteri e asfaltata dal nostro orgoglio? Se siamo sulla “strada” allora di certo i fatti e le persone ci stanno “calpestando”, ci arrivano come frustrazioni e non ci capiamo nulla. Per caso, sentimentali e bambinoni superficiali che non possono “mettere radici”, dopo aver “accolto la Parola con gioia e creduto per un po’”, siamo inciampati tra le “pietre” scandalizzati dalle “prove” che non ci aspettavamo? Forse abbiamo creduto che seguire Gesù ci avrebbe resi immuni dai problemi, e invece tutto il contrario, accidenti. 

E per questo, la gioia si è sciolta come neve al sole trasformandosi in una paura che ci ha chiuso il cuore per difendere i nostri beni, il nostro tempo e i nostri progetti diventando così impermeabili alla Grazia. Oppure siamo tra quelli che il mondo e i “piaceri della vita” hanno di nuovo irretito. Non solo quelli grossolani, ma anche i “piaceri” più fini e corretti: i voti migliori per i figli, una carriera dignitosa, casa e vacanze assicurate, senza esagerare per carità… E’ per questo che ci sentiamo “soffocare” dalle preoccupazioni: il mutuo, le rate della macchina e del televisore, la retta della piscina e dei corsi di russo dei figli, e poi la cellulite, il dirigente che non si accorge di me… Ci siamo dentro tutti, vero? Vuol dire che siamo usciti dalla “terra buona”.

Ma coraggio, oggi il Signore viene di nuovo a svelarci “i misteri del Regno di Dio” per chiamarci a conversione, cioè a tornare all’unica terra dove si impara a “custodire” il “seme” dagli attacchi del diavolo che vuole “rubarlo” per impedire di credere. Solo nella comunità cristiana c’è “l’umidità” necessaria per “mettere radici” capaci di resistere alle tentazioni e nelle “prove”: la cura dei pastori e dei catechisti, il Magistero della Chiesa, i sacramenti, e la predicazione che illumina di nuovo i fatti della storia alla luce della fede. Coraggio, perché il Signore ci ama, e vuole donarci la natura nuova di figli di Dio, che sa “custodire” il tesoro della vita divina e “produce il frutto” dell’amore “con perseveranza”. E’ in questa, infatti, che si distinguono i cristiani che camminano nella terra buona. Il loro amore dura per sempre, con tutti e in ogni circostanza. Non è passione o sentimento, è vita donata, concretamente, ogni giorno, anche al nemico.

E’ la vita seminata dalla predicazione che ci fa seme nel Seme, figli nel Figlio, sposa nello Sposa, amore nell’Amore.

don Antonello Iapicca

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Lc 8, 4-15
Dal Vangelo secondo  Luca

In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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Fonte: CITV Vangelo del giorno

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