mercoledì 22 novembre 2017
Home » Vangelo della Domenica » Commento al Vangelo del 29 ottobre 2017 – mons. Roberto Brunelli

Commento al Vangelo del 29 ottobre 2017 – mons. Roberto Brunelli

Una moneta ha sempre due facce

Al tempo di Gesù i “dottori della Leggr”, cioè gli esperti nelle norme religiose, tramandavano un elenco di precetti ricavati dalla Bibbia allora conosciuta (vale a dire quello che per noi è l’Antico Testamento). Un elenco lunghissimo: tra obblighi e divieti, i precetti che il buon israelita era tenuto a osservare erano oltre seicento. Impossibile persino ricordarli tutti; di qui la domanda che nel vangelo di oggi (Matteo 22,34-40) un dottore della Legge rivolge a Gesù: “Maestro, qual è il grande comandamento?” vale a dire, il comandamento principale?

Forse il “dottore” mirava a mettere in ordine d’importanza quella miriade di precetti, per evitare il rischio di impegnarsi ad osservare i minori e trascurare i più rilevanti, come accade oggi a chi, ad esempio, si preoccupa di recitare il rosario, o mangiare di magro il venerdì, e poi non va a Messa la domenica o, pur potendoli aiutare, trascura quanti sono nel bisogno.

Invitato dunque a designare, tra gli oltre seicento, il comandamento principale, Gesù ha risposto indicandone due: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Richiesto di uno, Gesù di comandamenti ne indica due, tra loro legati dal comune aspetto dell’amore.

Come una moneta, che ha sempre due facce inscindibili, così è l’amore, che se è autentico ha sempre, e inscindibili, la faccia dell’amore per Dio, e quella dell’amore per il prossimo. L’intima connessione tra i due è stata poi ripetutamente spiegata, da Gesù stesso e negli scritti degli apostoli: l’amore per Dio è facile a dirsi, è persino facile illudersi di averlo; se c’è davvero, si esprime nel concreto amore per chi ci vive o ci passa accanto. Dice ad esempio l’apostolo Giovanni (Prima lettera 4,20): Se non ami il fratello che vedi, come puoi amare Dio che non vedi?

Quello che conta davvero, perciò, è amare Dio amando il prossimo. Allora ci si può chiedere che senso abbiano tutti gli altri comandamenti e precetti e norme che investono la vita del cristiano e – come alcuni ritengono — ne limitano la libertà. La risposta è implicita nell’ultima frase del vangelo odierno, con Gesù che conclude la risposta all’interrogante dichiarando: “Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”. “La Legge e i Profeti” è l’espressione con cui allora designavano la Bibbia: dunque, tutte le norme in essa contenute (e altrettanto si può dire delle successive, riguardanti la vita cristiana) dipendono dal precetto dell’amore, ne sono un chiarimento e un’applicazione.

Si considerino ad esempio i dieci comandamenti: non sono dieci regole in più, altre dieci dopo le due dell’amore; ne sono soltanto la traduzione pratica: amare Dio significa non scambiarlo con niente e nessun altro, non offenderlo con la bestemmia, onorarlo santificando le feste; amare il prossimo significa quanto meno onorare i genitori, non uccidere, non tradire con l’adulterio, non provocare danno ad altri con furti o menzogne. Se non rispettassi queste dieci regole, non potrei dire di praticare l’amore.

Ma ci si può chiedere ancora: perché la fede comporta l’amore? Io posso credere in Dio anche se non vado a Messa, oppure se traggo profitto dalla stupidità altrui, e quanto ai poveri… beh, si diano da fare (cioè si arrangino). Per salvarsi l’anima basta la fede; che c’entra il resto?

E’ un’obiezione che molti si pongono, magari implicitamente, e a prima vista pare fondata; ma chi ragiona così dimentica che il Dio in cui dichiara di credere è di natura sua amore: per amore ci ha creati, per amore ci ha mandato il suo stesso Figlio, per amore ci apre le porte della sua casa e per amore ci indica la via per raggiungerla. La via passa dal cercare di somigliare a Lui, cioè dall’impegno di amare coloro che Egli stesso ama. La fede, se è autentica, è coerente.

 

Leggi Anche...

Commento al Vangelo del 26 novembre 2017 – don Fabio Galeazzi

Il commento al Vangelo di domenica 26 novembre 2017 a cura di don Fabio Galeazzi …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *