lunedì 20 novembre 2017
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Commento al Vangelo del 8 ottobre 2017 – don Rocco Todero

LA SPERANZA DI DIO NON MUORE MAI!

Seguendo il vangelo di Matteo siamo giunti al capitolo 21 dove troviamo la seconda parabola del rifiuto.

In questa XXVII domenica del tempo ordinario la liturgia ci propone la parabola del proprietario terriero e della vigna, meglio conosciuta come la parabola dei «vignaioli omicidi».

Attraverso queste parabole l’evangelista Matteo vuole mettere in evidenza la reazione del popolo di Israele alla predicazione del Signore Gesù.

In queste domeniche ascolteremo parabole di tale genere.

L’immagine della vigna è molto importante nella Sacra Scrittura, già lo era in modo particolare presso l’antico popolo di Israele, così come ci mostra la prima lettura tratta dal profeta Isaia.

Piantare una vigna – nel linguaggio biblico – significava mettere su casa, mettere su famiglia; cioè era segno di stabilità economica.

La vigna rimanda al popolo di Israele.

Il contesto storico di questo testo richiama il confronto di Gesù con i capi religiosi e le autorità del popolo di Israele che in questo caso specifico sono i suoi diretti interlocutori.

La parabola dei vignaioli omicidi ci narra di un padrone che, al momento di raccogliere i frutti, invia i delegati a prenderli. Purtroppo i vignaioli iniziano ad offendere, percuotere e uccidere i delegati.

Questo scenario cammina ancora verso un orizzonte di amarezza e di violenza, infatti, questo padrone decide di mandare il figlio a ritirare i frutti, pensando che avrebbero avuto maggiore rispetto.

Ma qui avviene un ulteriore colpo di scena: quei vignaioli prendono il figlio e lo uccidono.

Non facciamo molta fatica a riconoscere che dietro questo testo si intravede una sintesi della storia della salvezza che vede il culmine nella Passione di Cristo: i vari servi rimandano ai patriarchi e ai profeti che Dio aveva mandato, mentre il figlio di questa parabola è prefigurazione del Figlio di Dio che sarà ucciso e ma che il terzo giorno risorgerà.

La parabola, però, vuole suscitare una domanda: «Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Questa domanda è rivolta anche a noi che possiamo riconoscerci in quei contadini, quando non portiamo frutti di bene o quando non accogliamo con gratitudine l’amore di Dio.

La storia perenne di bene e di male, di amore e di infedeltà tra Dio e l’uomo non si concluderà né con un fallimento, né con una vendetta, ma con l’offerta di una nuova possibilità: darà la vigna ad altri.

Un’attenzione particolare va data proprio al padrone della vigna, che ad una lettura superficiale sembrerebbe troppo paziente e accondiscendente.

Il significato, al contrario, è questo: il padrone della vigna della parabola, come il Signore misericordioso rivelatosi ad Israele, non si ferma davanti alla durezza del cuore dell’uomo, ma continua a cercare la conversione e la salvezza di tutti.

L’intento del vangelo non è quello di creare una sorta di antagonismo tra ebraismo e cristianesimo, ma di evidenziare la centralità di Cristo innalzato per la salvezza del mondo.

Israele ha già vissuto, nella sua particolare relazione di elezione, la grandezza dell’amore e della misericordia di Dio, ora estesi, attraverso la Chiesa ad ogni essere umano. Tra Dio e l’uomo le sconfitte servono solo a far meglio risaltare l’amore di Dio. La speranza di Dio non muore mai.

Per comprendere ulteriormente il brano evangelico di questa domenica facciamo un esempio:

Chi è padre o padre, sa bene cosa si fa – e cosa non si fa o non si farebbe – per i propri figli. Per i propri figli si opera al meglio purché al figlio non manchi nulla. I genitori si preparano ben prima dell’arrivo di un figlio per procurarsi tutto ciò che gli servirà. Una volta arrivato il nuovo piccolo membro della famiglia, comincia la fase delicata della crescita. L’impiego delle risorse umane non è indifferente!

Eppure, può capitare che un figlio deluda i propri genitori.

Questi pongono in lui tutta la loro fiducia e lui la tradisce. Loro gli donano l’amore più profondo e lui non se ne cura. Ma il genitore vero, quello che ama, non si stanca e cerca ogni tipo di soluzione per operare la misericordia e apre nuove possibilità di riscatto.

Un padre e una madre credono sempre nel proprio figlio. Lo stesso vale anche con Dio.

Ciascuno di noi è figlio e sa come “funziona”, e ciascuno di noi è e resta sempre figlio di Dio e sa come “funziona”. Quanto Dio ha fatto per ognuno di noi nella nostra vita, di che amore ci ha amato, di quali doni ci ha fatto, da quanti pericoli ci ha liberati, come ci ha condotto nel dipanarsi della storia della nostra vita; ciascuno sa quanto di buono, in definitiva, Dio ha fatto per noi, “sua vigna”, suoi figli nel Figlio che ci ha mandato per salvarci.

E noi come rispondiamo alle cure e all’amore che Dio ha per noi?

Ricordiamoci sempre che Dio ha fiducia nei suoi figli, il suo amore non si tira mai indietro. Sa che possono produrre ottimi risultati perché Lui li ha creati a sua immagine e somiglianza.

Non perdiamo l’occasione di accogliere il Figlio suo che viene per donarci la sua grazia: apriamo le nostre mani per ricevere la sua misericordia. Lasciamoci accogliere in questa sua grande vigna che è la Chiesa dove c’è posto per tutti noi.

don Rocco Todero

Presbitero della Diocesi di Caltagirone,
Vicario Parrocchiale San Rocco – SCORDIA,
Assistente Ufficio Diocesano Famiglia e Vita.

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 8 ottobre 2017 anche qui.

XXVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Mt 21, 33-43
Dal Vangelo secondo Matteo

33Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 34Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. 38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. 39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». 41Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». 42E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi? 43Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 08 – 14 Ottobre 2017
  • Tempo Ordinario XXVII
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo A
  • Salterio: sett. 3

Fonte: LaSacraBibbia.net

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Fonte: citv video

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