sabato 16 dicembre 2017
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Commento al Vangelo di domenica 10 dicembre 2017 – ElleDiCi

PER ANNUNCIARE LA PAROLA

CONSOLATE IL MIO POPOLO

Fra tante parole severe che punteggiano la Bibbia e le nostre predicazioni, eccone una piena di dolcezza. È la distensione!
Non è forse sospetta, sentimentale, smobilitante, pericolosa? Sì, come il perdono!
– Questo messaggio segue la corrente di fondo della Bibbia: fin dalle prime azioni che riguardano Adamo (Gn 2) o Noè (Gn 8,20-22), la collera di Dio è accompagnata da una promessa di perdono. La storia d’Israele è la storia dell’infedeltà perdonata (per esempio il capitolo 2 dei Giudici). Ed è il Signore, lo sposo tradito, che va alla ricerca della smarrita e le restituisce il suo titolo di diletta (Os 1 e 2).
– Questo messaggio ha lo stesso suono del Vangelo: un Vangelo che annuncia pace, che dice: “Non temere”, in cui si vede il Signore che, come un pastore, porta gli agnellini “sul petto” (v. 11), in cui Gesù accoglie la peccatrice, difende la donna adultera e fa del pubblicano un esempio, in cui il debito è cancellato, la morte è vinta. Un giogo che è dolce, un carico leggero (Mt 11,30).
– Noi facciamo fatica a sintonizzarci con questo metodo di Dio. Rinunciare alla punizione non significa forse confessare la propria debolezza? È abbastanza serio un Dio che perdona? Si farà ancora rispettare?
E tuttavia, sappiamo bene, anche per esperienza, che il perdono è un’arma irresistibile, la sola che tocchi il fondo dei cuori. Servendosene, Dio è il primo non violento della storia, ed è certo di avere l’ultima parola.
– Questa dinamica nuova, quella della Buona Novella, suscita l’entusiasmo: “Sali su un alto monte, alza la voce”.
Un entusiasmo contagioso che ci porta a perdonare agli altri come Dio ha perdonato a noi; a diventare “operatori di pace”; a vivere il messaggio del Natale: “gloria a Dio e pace agli uomini”.

Il mio messaggero davanti a me

Il Vangelo di Marco, applicando a Giovanni Battista il testo di Isaia, ci dà qualche atto della fede delle prime comunità cristiane, eredi delle comunità giudaiche da cui erano derivate.
– Il deserto è un luogo privilegiato. Dio vi ha formato e purificato il suo popolo durante l’esodo. Egli l’ha ricondotto, attraverso il deserto, verso Gerusalemme dopo l’esilio. Qui egli riconduce Israele ogni volta che vuole parlare al suo cuore. È questo il significato della predicazione di Giovanni Battista nel deserto.
La Chiesa, in questo Avvento, ha ancora bisogno di frugalità, di silenzio, di preghiera per ascoltare il messaggio che annuncia il salvatore.
– Giovanni Battista è il messaggero che cammina davanti. Malachia (3,23) aveva annunciato il ritorno di Elia che avrebbe preparato la venuta del Messia. Giovanni, profeta del deserto, svolge questo ruolo; prepara i cuori invitandoli alla conversione. Senza di lui, chi avrebbe accolto Gesù? Chi l’avrebbe riconosciuto, se egli non l’avesse indicato come il “più forte di lui”?
La Chiesa di oggi (e di ogni tempo) ha (così come ha sempre avuto) un bisogno urgente (e mai fuori moda) di profeti, di precursori, di evangelisti, di portatori della Buona Novella.
– Giovanni Battista è soltanto il precursore. Dopo di lui viene un altro a cui Marco dà i titoli unici di “Cristo” e “Figlio di Dio”. Il battesimo di Giovanni è soltanto un battesimo d’acqua. Il battesimo di Gesù sarà nello Spirito Santo, cambierà cioè il cuore in profondità, porrà in esso uno spirito nuovo (Ez 35,26).
Nella Chiesa di oggi è necessario proclamare, come all’inizio, ciò che costituisce l’originalità del cristiano: la fede in Gesù, Cristo e Figlio di Dio; la fede che ritroviamo espressa alla fine dal centurione ai piedi della croce; se infatti Gesù non è Figlio di Dio, noi siamo ancora nel peccato e il nostro battesimo non è un battesimo nello Spirito Santo.

La pazienza di Dio

La seconda lettera di san Pietro annuncia che, negli ultimi giorni, schernitori beffardi domanderanno: “Dov’è la promessa della sua venuta (di Cristo)?”. Oggi i cristiani sono abbastanza reticenti, forse vinti da questo scetticismo. Essi lasciano questo tema ai propagandisti delle sètte, che, da parte loro, sfruttano volentieri il desiderio del meraviglioso presentando questo o quel testo apocalittico nella sua interpretazione più letterale. Che cosa ci insegna la lettera sugli “ultimi giorni”?
– Questo mondo è solidale col peccato degli uomini e, come tale, sottomesso al giudizio di Dio. È preannunciata una distruzione attraverso il fuoco, messa in parallelo con il diluvio, distruzione attraverso l’acqua. Ma questo stesso paragone invita a relativizzare le immagini. Il mondo così giudicato è il mondo materialista e disordinato che ha perduto la sua coesione allontanandosi dalla parola di Dio. Questa lettura degli avvenimenti non si applica soltanto a un giudizio finale e definitivo, ma a molte distruzioni parziali che, per una specie di giustizia immanente, mostrano che l’universo è condannato quando non sia ordinato secondo la parola di Dio: distruzione della vita, inquinamento dell’acqua, dell’aria, logorio prematuro delle forze, sperperi di ogni genere, guerre distruttrici, minaccia del flagello atomico, ecc.
– Il tempo è un fattore molto importante del piano di Dio. È un elemento di incertezza: il giorno del Signore verrà come un ladro (v. 10), cf Mt 24,43-44; ma è anche la prova della misericordia di Dio. Il prolungarsi del tempo è un invito sempre più pressante a convertirci. L’Avvento ci fa prendere coscienza di questa grazia: un nuovo anno, una nuova chiamata a preparare le vie del Signore, una nuova venuta di lui nel nostro mondo. Una speranza. Non tutto è condannato nel nostro mondo. La storia dell’Incarnazione ci mostra l’incontro della terra con il cielo. Il salmo 84 lo descrive: “la verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo”, ecc. La Scrittura annuncia “nuovi cieli e una terra nuova”. Il “come” rimane misterioso, ma il fatto è sicuro. Dio non rinnega la sua creazione, vuole portarla a compimento; fare un mondo nuovo “nel quale avrà stabile dimora la giustizia”. Gesù annuncia la venuta di un Regno che è già “in mezzo a noi”. È quanto domandiamo quando preghiamo perché “sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra”.
È quanto aspettiamo quando cerchiamo di rendere più giusto e fraterno il nostro mondo. È forse questo oggi il significato di “colmare le valli, raddrizzare i sentieri”.

 Fonte

Tratto da “Omelie per un anno 1 e 2 – Anno A” – a cura di M. Gobbin – LDC

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II Domenica di Avvento – Anno B

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Mc 1, 1-8
Dal Vangelo secondo Marco

1Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. 2Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. 3Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, 4vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. 7E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 10-16 Dicembre 2017
  • Tempo di Avvento II
  • Colore Viola
  • Lezionario: Ciclo B
  • Salterio: sett. 2

Fonte: LaSacraBibbia.net

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