sabato 16 dicembre 2017
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Commento al Vangelo di domenica 17 settembre 2017 – Sr. Myriam

Il perdono cristiano ha l’unica qualità di essere di “vero cuore”

Il perdono non è solo una parola fuori moda, in disuso quando è da dare, ricercatissima quando è da ricevere, il perdono non è l’essere bonari, non è soprassedere a questioni, o torti ricevuti, ma è certezza di un dono incalcolabile perché sempre superiore e al dirà di ogni nostra aspettativa o richiesta. 

Anche la prima lettura di oggi ci parla di perdono, anche l’AT parla di perdono, di misericordia, ma allora qual’è la differenza cristiana, quella buona e nuova notizia di Cristo?

Credo che tutto stia nell’ultimo versetto di questa parabola di Matteo, “perdonare di vero cuore”, che non è solo farlo con sentimento, ma farlo autenticamente, con verità, nella trasparenza. 

Il cuore biblico non è solo la sede dei sentimenti dell’uomo, ma anche del pensiero, della ragionevolezza, della coscienza, è il centro, ciò che ci fa essere pienamente uomini e donne.

Perdonare non è dimenticare un male ricevuto, non è restare indifferenti, non è trovare per forza giustificate ragioni al male dell’altro, ma è depotenziare il male dell’altro pur sentendolo, non agendo in funzione di esso, ma convertendolo in bene.

Il primo servo di questa parabola ha mancato in questo, nella consapevolezza che dal condono ricevuto la sua vita poteva cambiare, poteva iniziare a vivere senza più il “peso”del suo debito, e invece ha preferito ripiegarsi su di sé, e controllare quello che ancora gli mancava.

Il primo servo fa l’errore di sentirsi padrone del suo compagno,di sentirsi superiore, dimenticando completamente il suo essere stato da poco rimesso in piedi dal vero padrone.

Se avesse accolto di vero cuore il perdono donatogli verso qualcosa di incalcolabile, impagabile, verso l’enormità di un debito fuori dalla portata di chiunque, si sarebbe ricordato di essere ancora servo, e padrone di nessuno.

Mentre Genesi si ferma a chiedere la non vedetta fino a “7 volte” per Caino e “70 volte” per Lamech, la proposta di Gesù supera la matematica e parla di “70 volte 7” come misura di ogni perdono.

Quando leggiamo dei numeri siamo abituati ad entrare nella misura del calcolo, della quantità di qualcosa; per la Scrittura invece non è sempre così, i numeri non ci danno una quantità delle cose ma la loro “qualità”; non il “quanto” ma il “come”della realtà.

Allora la buona notizia di oggi forse sta tutta qui nel sapere che non esiste misurala perdono, non esistono quantità da raggiungere come i punti del supermercato, ma qualità, il perdono cristiano ha l’unica qualità di essere di “vero cuore”.

Buona domenica a tutti!!

Sr. Myriam (Miriam D’Agostino) del Monastero Benedettino di Sant’Anna – Bastia Umbra

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 24 settembre 2017 anche qui.

XXV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Mt 20, 1-16
Dal Vangelo secondo  Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 24 – 30 Settembre 2017
  • Tempo Ordinario XXV
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo A
  • Salterio: sett. 1

Fonte: LaSacraBibbia.net

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Fonte: Cerco il Tuo volto

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