mercoledì 13 dicembre 2017
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Commento al Vangelo di domenica 3 dicembre 2017 – mons. Valentino Vecchi

PERCHÈ OGNI ANNO L’AVVENTO? PER NON ABITUARCI AL PATIO CHE IL CRISTIANO DEVE DIVENIRE SEMPRE PIU’ CRISTO

Perchè tutto questo? Perchè ogni anno? Perchè un «tempo forte» per ripetere ciò che già avviene? Per non abituarci al fatto che il cristiano deve divenire sempre più Cristo.

Occorre instaurare un dialogo con il Cristo del passato, del presente e del futuro. E dire a tutti: il Cristo ritornerà, siate vigilanti. Parole che ci scuotono, ma non devono farci paura. S. Paolo ci dice che neppure la morte, che verrà
come un ladro, ci troverà impreparati: è molto consolante.

Ed ecco l’invocazione che nasce da tutti, dalla preghiera sofferente di Isaia al grido di Giovanni nell’Apocalisse: vieni Signore Gesù, ritorna per amore dei Tuoi servi. Squarcia i cieli e scendi, vieni! Non possiamo fare a meno di Te. Ci
hai lasciato la nostalgia nel cuore; senza di Te non possiamo vivere.

Ma Tu vuoi che restiamo pronti ad aprirTi. Cosa significa? Convertirsi, pentirsi dei peccati. È il grido della liturgia di oggi: un impegno verso il futuro, ma non evasione e fuga in avanti.

Attendere il ritorno del Signore che è partito e ha detto: « Vado, ma tornerò a voi», suppone da parte nostra vigilanza. Non c’è, dunque, un ingenuo ottimismo. Fidarsi di Dio è disporsi al Suo servizio, collaborare al Suo progetto:
pronti all’imprevisto, alla novità di Dio.

PER ANDARE INCONTRO A CRISTO CI VOGLIONO POVERTA SPIRITUALE, DESIDERIO DI CONVERSIONE, RICCHEZZA DI UMANITA

In Avvento ci sentiremo ripetere spesso: il Signore viene. Viene, ma è già in mezzo a noi, perchè non ci ha lasciati soli.

È, dunque, un altro modo di venire: attraverso la liturgia qualcuno può scoprirLo per la prima volta, ed è luce; per coloro che, pur conoscendoLo, hanno rotto con Lui a causa del peccato, è grazia; per chi con Lui dà un senso definitivo alla propria vita, è salvezza.

Sarà inutile come la chiamata di Betlemme? Lo manderemo fuori come in stalla o in Croce? Sarà inutile per chi non ha tempo, per chi ha mète totalmente diverse .

Per andare incontro a Cristo ci vuole povertà spirituale, desiderio di conversione, ricchezza di umanità; e fiducia nella bontà del Signore, che ci conosce come il vasaio, con le nostre debolezze e contraddizioni, perchè siamo
opera delle Sue mani.

L’Avvento ci impone di pensare alla seconda venuta del Cristo: alla fine della vita, al giudizio individuale di cui parla il Vangelo di Marco. Vegliamo! Anzi, andiamogli incontro. E sembra logico, constatando che tutto è provvisorio,
caduco, mal sicuro.

Abbiamo cominciato un viaggio di cui non conosciamo la durata, ma vi è una stazione ultima. Dio è il padrone del tempo e della vita; noi siamo alla porta in attesa, non addormentati, non distratti.

Se dormi, non ami; se non ami, non puoi vivere. Vigila per vincere la prova, prega per vigilare.

Come vorrei sentirmi nuovo, cambiare, rinascere. Cristo è il nuovo Adamo.

L’Avvento è l’occasione per ripartire.

TI FIDI DI DIO?

Natale si può incontrare in due modi: o attendendo il dono, o avviandoci verso il dono.

Che bisogno c’è allora di un Redentore? Redimerci da che cosa? Eppure tutto è compromesso e bacato se non siamo liberi dal male e dal peccato, che si insinua ovunque.

Non ci si salva senza l’intervento di Dio, senza un Dio che perdona; un Dio che ci ama nel Figlio, un Figlio che si incarna e collabora con noi e ci arricchisce.

La questione di fondo, la « preoccupazione» del Natale sta nella domanda: «Ti fidi di Dio?».

IL NOSTRO VIAGGIO INCONTRO A CRISTO NON È DIFESA PER PAURA, È UNA VEGLIA PER AMORE

Isaia ci parla dell’attesa; Paolo ai Corinzi ci dice che Cristo ritornerà; Gesù nel Vangelo ci ripete: siate vigilanti.

Tutti attendiamo un mondo nuovo, tutti lottiamo per un mondo nuovo: chi sfugge alla lotta è un fallito o un disertore. Troppa gente attende con le braccia incrociate: attende ma non vigila; cammina senza mèta. O è rinunciataria per
vigliaccheria, o si ritiene al sicuro per presunzione.

Ma la vita non è un gioco; e non è maligna. È un rischio. Hai la pace, la salute: ti possono essere tolte. Hai dei beni: puoi perderli. Non puoi dormire e crederti al sicuro; non puoi lasciare la porta incustodita.

Sei pronto al nuovo anno liturgico? La nostra attesa è vigilanza, la nostra speranza è rischio. Il nostro viaggio va incontro a Cristo: non è difesa per paura, è veglia per amore. Manifestiamo nel rito la nostra disponibilità. Buon viaggio!

Fonte

L’articolo Commento al Vangelo di domenica 3 dicembre 2017 – mons. Valentino Vecchi proviene dal sito Cerco il Tuo volto – Audio e Video cattolici italiani.


Fonte: citv video

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