venerdì 15 dicembre 2017
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Esegesi al Vangelo di domenica 10 dicembre 2017 – p. Rinaldo Paganelli

UNA VIA DA PREPARARE

p. Rinaldo Paganelli

Consolare, un segno e un gesto

Preparare la strada al Signore ci mette in un percorso di conversione. La prima lettura ne sottolinea la difficoltà. La conversione è infatti paragonata a una colossale impresa di spianamento del deserto (Is 40,3-4). Nel Battista la conversione lo porta a non essere più che voce in cui nulla fa ostacolo alla parola che deve risuonare attraverso di lui. Prima di annunciare la conversione agli altri, è passato lui stesso attraverso questo duro cammino e perciò il suo annuncio suona vero. Frutto della conversione è la tranquilla attesa della venuta del Signore dopo che i cieli saranno passati e che gli elementi consumati dal fuoco si saranno dissolti (2Pt 3,10). Con la conversione siamo posti davanti alla sorprendente possibilità di un nuovo inizio. L’inizio riprende la prima parola della Scrittura «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gn 1,1). Anche il vangelo di Giovanni comincia con  «In principio», in riferimento al Verbo. La Parola, che si manifesta a noi nel vangelo, è l’essenza della creazione. Questo inizio è la buona notizia della consolazione che ci coglie nel deserto della nostra vita. La consolazione non ci raggiunge come premio, al vertice della nostra realizzazione, ma ci coglie soprattutto là dove siamo stati dispersi e battuti a motivo della nostra povertà. Le valli della povertà, i monti dell’orgoglio, le tortuosità dell’animo, tutti gli ambiti che ricordano qualche nostro fallimento diventano i luoghi dove si fa trovare la pace e ci raggiunge la consolazione. Questo radicale capovolgimento, che ognuno è chiamato ad accogliere, inaspettatamente si fa presente attraverso una parola, una notizia, un incontro, un evento.

Viene chi è importante

L’annuncio della Buona Notizia, è contenuto entro le parole: «Il Signore viene», è un Signore che viene «dopo di me». L’espressone ci indica il ruolo, come in un corteo. Colui che viene dopo è in realtà il più importante. Poiché questa venuta rischia di incontrare opposizione, è necessaria una voce profetica, posta dentro la storia e nello stesso tempo di fronte e contro di essa. L’ascolto di questa voce non è evasione per rifugiarsi nel sacro, ma possibilità di partecipare con passione e sobrietà alla vicenda umana. L’ascolto di questa voce non è neppure avventura solitaria. Infatti in questa voce risuona una scrittura, un testo maturato nel tempo, confluenza di generazioni e contributi diversi, che ci rende solidali con il cammino di anni di storia e ci immerge nella memoria viva di un popolo, nella sua vicenda di peccato e di redenzione, che diviene vicenda di liberazione per
tutta l’umanità.

Lo incontriamo sulla nostra strada

La strada per la quale Dio viene è la stessa che dobbiamo percorrere anche noi. Preparare la strada perché il Signore arrivi e possa manifestare la sua gloria, significa togliere rovi e spine, rendere percorribili sentieri accidentati, lavorare giorno e notte perché ciò si realizzi. Questo dura tutta la vita e si chiama conversione. Ma, quali strade bisogna spianare, quali sassi, rovi, spine togliere, perché il volto del Signore che sta per venire sia il volto di ogni uomo? Il discepolo di Gesù che appassionatamente lo attende ha bisogno di preparare la strada del suo cuore, di camminare in umiltà ed essenzialità, di incontrarsi con i suoi sassi, rovi e spine, guardarli in faccia, nominarli, purificarli per correre nella storia come messaggero di pace. Solo quando inizieremo a spianare l’aridità del cuore, ad abbassare i colli dell’arrivismo e della gelosia che ci abitano, potremo salire sull’alto monte e alzare la voce senza temere. Quando avremo fatto l’esperienza di essere agnellini docili che riposano sul petto del Signore potremo annunciare liete notizie: «fate di tutto, perché Dio vi trovi in pace».

Lo incontriamo insieme agli altri

L’ascolto di questa voce che ci giudica e ci consola è l’unica via in cui possono confluire tutte le genti. Si tratta di popoli non riuniti dai poteri politici, economici o religiosi, ma unicamente affratellati da una speranza che permette loro di riconoscersi gioiosamente come peccatori bisognosi del perdono reciproco e di un cammino da compiere insieme. Aver coscienza della propria ferita e della propria condizione umiliata è già un grande dato sapienziale. Per questo un diffuso sentimento circa i limiti, le ferite e le paure della condizione della storia si può considerare come un elemento di grande opportunità. Anche perché quando siamo poveri non solo siamo ben consapevoli dei nostri limiti, e altrettanto certi della nostra incapacità a superarli, ma più disponibili a metterci in movimento per trovare una soluzione: «Accorrevano a lui».

PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO

  • Ricorda un momento in cui hai esercitato il gesto della consolazione.
  • In che cosa chiedono di essere consolate le persone oggi?

IN FAMIGLIA

Ognuno singolarmente prepara quello che in questo momento gli piace maggiormente e ne fa dono a un membro della famiglia.
Ognuno presenta il dono che ha preparato, spiega perché ha pensato a quella particolare realizzazione e perché l’ha voluta dedicare a quella persona della famiglia.

p. Rinaldo Paganelli

Tratto da: Entrare nella domenica…, anno A – R. Paganelli – ElleDiCi | Fonte


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Fonte: citv video

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