martedì 20 febbraio 2018
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Commento a 1 Maccabei 7 – don Giovanni Nicolini

Tutto diventa molto più delicato e doloroso, quando l’inimicizia, la divisione, la violenza e soprattutto l’abbandono della fede invadono la comunità ebraica.

Allora il male è “interno”! E questo stesso “male” assume le stesse note dei mali che la comunità doveva subire dai nemici esterni.

Ora, dolorosamente, il popolo del Signore aggredisce se stesso!

Già il ver.1 ci dà la notizia di questo potere regale assunto per competizioni dinastiche del tutto estranee alla fede di Israele!

E da qui gli eventi di morte che ne sono l’inevitabile conseguenza (vers.2-4).

Gli idoli del potere invadono la storia del Popolo, e molti figli di Israele sono “iniqui e rinnegati” (ver.5).

Le vicende cadono nei meccanismi iniqui del potere e della frode.

Il popolo viene invaso dalla paura e dal terrore (ver.18).

Non è più il Signore a guidare la vicenda del suo popolo, ormai immerso nelle guerre del potere mondano.

Resta positiva solo la persona di Giuda, a sua volta circondato e assediato da persone inique che vogliono toglierlo di mezzo.

Lo stesso tempio del Signore è in balia degli inganni e degli oltraggi! Al ver.35 si arriva a minacciare la sua distruzione!

Il solo Giuda difende la storia preziosa del popolo, e il capitolo può concludersi con una modesta prospettiva di pace: “Così la Giudea rimase tranquilla per un po’ di tempo” (ver.50).

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

1 MACCABEI – 7

1 Nell’anno centocinquantuno Demetrio, figlio di Seleuco, partì da Roma e sbarcò con pochi uomini in una città della costa, dove si proclamò re. 2 Quando rientrò nella reggia dei suoi padri, l’esercito catturò Antioco e Lisia per consegnarglieli. 3 Informato della cosa, disse: «Non mostratemi la loro faccia». 4 Perciò i soldati li uccisero e Demetrio sedette sul trono del suo regno. 5 Allora andarono da lui tutti gli uomini iniqui e rinnegati d’Israele, guidati da Àlcimo, che aspirava al sommo sacerdozio. 6 Essi accusarono il popolo davanti al re, dicendo: «Giuda con i suoi fratelli ha sterminato tutti i tuoi amici e ci ha strappato dal nostro paese. 7 Ora manda un uomo fidato che venga e prenda visione della rovina generale procurata da lui a noi e ai domìni del re e provveda a punire quella famiglia e tutti i suoi sostenitori». 8 Il re designò Bàcchide, uno degli amici del re, preposto alla regione dell’Oltrefiume, potente nel regno e fedele al re, 9 e lo inviò con il rinnegato Àlcimo; attribuì a questi il sommo sacerdozio e gli diede ordine di fare vendetta contro gli Israeliti. 10 Così partirono e giunsero in Giudea con forze numerose. Bàcchide mandò messaggeri a Giuda e ai suoi fratelli, per portare con inganno parole di pace. 11 Ma essi non credettero alle loro parole: avevano infatti saputo che erano giunti con un forte esercito. 12 Un gruppo di scribi si radunò tuttavia presso Àlcimo e Bàcchide, per chiedere il riconoscimento dei diritti. 13 Gli Asidei furono i primi tra gli Israeliti a chiedere loro la pace. 14 Dicevano infatti: «Un sacerdote della stirpe di Aronne è venuto con i soldati, non ci farà certo del male». 15 Egli usò con loro parole di pace e giurò loro: «Non faremo alcun male né a voi né ai vostri amici». 16 E quelli gli credettero. Ma egli prese sessanta di loro e li uccise in un solo giorno, proprio secondo la parola che sta scritta: 17 «Le carni dei tuoi fedeli e il loro sangue hanno versato intorno a Gerusalemme e nessuno li seppelliva». 18 Allora la paura e il terrore si sparsero per tutto il popolo, perché dicevano: «Non c’è in loro verità né giustizia, perché hanno trasgredito il patto e il giuramento prestato». 19 Bàcchide poi levò il campo da Gerusalemme e si accampò a Bet-Zait; mandò ad arrestare molti degli uomini che erano passati dalla sua parte e alcuni del popolo, e li fece uccidere e gettare in un grande pozzo. 20 Affidò il paese ad Àlcimo e gli lasciò soldati che lo sostenessero; quindi Bàcchide fece ritorno dal re. 21 Àlcimo lottava per il sommo sacerdozio; 22 i perturbatori del popolo si unirono tutti a lui, si impadronirono della Giudea e procurarono grandi sventure a Israele. 23 Giuda vide tutti i mali che Àlcimo e i suoi fautori facevano agli Israeliti, peggio dei pagani; 24 uscì allora nelle regioni intorno alla Giudea, fece vendetta degli uomini che avevano disertato e impedì loro di fare scorrer

25 Quando Àlcimo vide che Giuda e i suoi si erano rinforzati e che non avrebbe potuto resistere loro, ritornò presso il re e li accusò di cose malvagie. 26Allora il re mandò Nicànore, uno dei suoi capi più illustri, che nutriva odio e inimicizia per Israele, e gli ordinò di sterminare il popolo. 27 Nicànore venne a Gerusalemme con truppe ingenti e mandò messaggeri a Giuda e ai suoi fratelli, a far queste proposte ingannevoli di pace: 28 «Non ci sia battaglia tra me e voi. Verrò con pochi uomini, per incontrarmi con voi pacificamente». 29 Venne da Giuda e si salutarono a vicenda con segni di pace: ma i nemici stavano pronti per metter le mani su Giuda. 30 Quando Giuda fu informato che quello era venuto da lui con inganno, ebbe timore di lui e non volle più vedere la sua faccia. 31 Nicànore allora, come vide che il suo piano era stato scoperto, uscì all’attacco contro Giuda verso Cafarsalamà, 32 e caddero dalla parte di Nicànore circa cinquecento uomini. Poi ripararono nella Città di Davide. 33 Dopo questi fatti Nicànore salì al monte Sion e gli vennero incontro dal santuario alcuni sacerdoti e anziani del popolo, per salutarlo con espressioni di pace e mostrargli l’olocausto offerto per il re. 34 Ma egli li schernì, li derise, anzi li oltraggiò e parlò con arroganza; 35 giurò incollerito: «Se non sarà consegnato subito Giuda e il suo esercito nelle mie mani, quando tornerò a guerra finita, darò alle fiamme questo tempio». E se ne andò tutto furioso. 36 I sacerdoti rientrarono e stando davanti all’altare e al tempio dissero piangendo: 37 «Tu hai scelto questo tempio, perché su di esso fosse invocato il tuo nome e fosse casa di orazione e di supplica per il tuo popolo. 38 Fa’ vendetta di quest’uomo e delle sue schiere; siano trafitti di spada. Ricòrdati delle loro bestemmie: non lasciarli sopravvivere». 39 Nicànore uscì da Gerusalemme, si accampò a Bet-Oron e l’esercito della Siria gli andò incontro. 40 Giuda pose il campo in Adasà con tremila uomini e pregò: 41 «Quando gli ufficiali del re assiro lanciarono bestemmie, venne il tuo angelo e ne abbatté centoottantacinquemila: 42 abbatti allo stesso modo questo esercito davanti a noi oggi; sappiano gli altri che egli ha parlato empiamente contro il tuo santuario e giudicalo secondo la sua malvagità». 43 Si scontrarono gli eserciti in combattimento il tredici del mese di Adar e fu sconfitto l’esercito di Nicànore, anzi egli cadde in battaglia per primo. 44 Quando i suoi soldati videro che Nicànore era caduto, gettarono le armi e fuggirono. 45 Li inseguirono per una giornata di cammino, da Adasà fino a Ghezer, suonando le trombe dietro a loro per dare l’allarme. 46 Uscirono allora uomini da tutti i villaggi circostanti della Giudea e li accerchiarono; essi si voltavano gli uni contro gli altri e caddero tutti di spada: non ne scampò neppure uno. 47 I Giudei presero le spoglie e il bottino, mozzarono la testa di Nicànore e la sua destra, che aveva steso con arroganza, e le portarono nei pressi di Gerusalemme, dove le esposero. 48 Il popolo fece gran festa e trascorse quel giorno come un solenne giorno di gioia. 49 Stabilirono di celebrare ogni anno questo giorno il tredici di Adar. 50 Così la Giudea rimase tranquilla per un po’ di tempo.

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