Epilogo: dopo le parole di Qoèlet, le parole su Qoèlet (12,9-14)

E

9Oltre a essere saggio, Qoèlet insegnò al popolo la scienza;

ascoltò, meditò e compose un gran numero di massime.

10Qoèlet cercò di trovare parole piacevoli e scrisse con onestà parole veritiere.

11Le parole dei saggi sono come pungoli,

e come chiodi piantati sono i detti delle collezioni:

sono dati da un solo pastore.

12Ancora un avvertimento, figlio mio: non si finisce mai di scrivere libri

e il molto studio affatica il corpo.

13Conclusione del discorso, dopo aver ascoltato tutto: temi Dio

e osserva i suoi comandamenti, perché qui sta tutto l’uomo.

14Infatti, Dio citerà in giudizio ogni azione, anche tutto ciò che è occulto, bene o male.

Una finale in due parti – Si nota un certo salto tra lo stile dei vv. 9-11 e 12-14. I vv. 9-11 sono dedicate a Qoèlet, elogiandolo. I vv. 12-14, invece, sembrano scritti da qualcuno che non pensa come Qoèlet, ma cerca di armonizzarlo nella sapienza più tradizionale, concentrando l’attenzione su tre punti: il timor di Dio, l’osservanza dei comandi, il giudizio di Dio.

Difficile tra le ipotesi suggerite degli autori trovare una soluzione unica. La finale è comunque una punto di vista su chi a scritto precedentemente.

Parole sul Qoèlet – Nulla si dice sull’identità dell’autore, su Salomone ad es., invece si elogia la sua sapienza, e la costanza di aver portato avanti un pensiero più onestamente possibile. Dal  v. 11 sembra che questo recensore concordi molto sul pensiero del Qoèlet, cosa che invece non sembra così esplicita nei vv. 12 e seguenti.

La contraddizione – Questa finale, allora, sembra ancora una volta molto coerente con l’andamento del libro. Quante volte abbiamo sentito una cosa e il suo contrario. Il Libro di abitua, vuole acclimatarti con una serie di contraddizioni e portarti oltre. Così in questa finale troviamo l’elogio di Qoèlet, ma anche una forma di restringimento o incanalamento del suo pensiero nei vv. 13-14, alla fine.

Non fermarsi alla lettera – Di nuovo siamo di fronte ad una testo scomodo, anche nella sua forma. Eppure questi contrasti sono salutari. Ci si lega all’esperienza del libro, non alla coerenza stilistica o grammaticale del libro. Ancora una volta rimarchiamo il principio Cristiano per cui non siamo una religione del libro ma della Parola. Da questo punto di vista Qoèlet è stato un cristiano ante litteram.

Fonte: Diocesi di Verona

Commento biblico:
prof. Don Martino Signoretto e prof.ssa Suor Grazia Papola

L'autore

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