La Bibbia – Come leggere la Sacra Scrittura

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La Bibbia è il libro più tradotto (in più di duemila lingue) e più diffuso della terra. Ma ciò non si è purtroppo spesso accompagnato ad un aumento della fede…

CHE COSA NON E’ LA BIBBIA

La Bibbia non è un libro di storia: Per gli antichi la storia era teologia, cioè scorgere dentro e al di sotto degli eventi l’intervento della divinità o del fato.

La Bibbia non è un libro di scienza: La Bibbia è stata scritta per insegnarci “come si vada al cielo, non come vada il cielo” (Galileo Galilei).

La Bibbia non è un libro di filosofia: disciplina ignota all’ebraismo.

CHE COS’E’ LA BIBBIA

La Bibbia è testimonianza del Cristo: La Bibbia ci testimonia che Dio ha parlato in Gesù Cristo, e che lo ha risuscitato il terzo giorno (1 Cor 15,1-19).

La Bibbia è rivelazione di Cristo: Fede non è solo accettare il puro fatto della Resurrezione (Gc 2,19). Fede è credere che ciò che ha detto è vero e mi impegna in un dialogo d’amore.

La Bibbia è Cristo: “L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo” (S. Girolamo)” (Dei Verbum, n. 25). “Io ritengo l’Evangelo corpo di Cristo” (Girolamo).

COME NON SI DEVE LEGGERE LA BIBBIA

La lettura “fondamentalista”: E’ quella letterale, che non accetta che il testo abbia significati simbolici.

La lettura “parziale”: Si scelgono i brani che interessano su particolari tematiche e se ne fa un bel collage, estrapolandoli dal contesto.

La lettura “intellettualistica”: Coglie ideologicamente i “segni dei tempi”, e vuole avallare il proprio pensiero con brani biblici.

La lettura “intimistica”: La Bibbia è utile strumento per la propria igiene mentale, per il relax dello spirito.

La lettura “politica”: Vede la Bibbia solo come supporto a varie preordinate dottrine su specifici modelli sociali.

La lettura “magico-meccanicistica”: Taluni gruppi fanno aprire la Bibbia a caso assicurando che in questa lotteria spirituale il Signore rivelerà la sua volontà: è la “Bibbia-oroscopo”.

COME LEGGERE LA BIBBIA

Il modo corretto di leggere la Scrittura ci è dato da Ne 8,1-18 e da At 8,26-39.

Cinque criteri per comprendere la Bibbia

Si veda la Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione, la “Dei Verbum”, soprattutto al n. 12. 

  1. Il senso letterale: Occorre che sappiamo scoprire “il tesoro di verità sotto il velo delle parole” (Giovanni XXIII).
    1. I generi letterari: “È necessario adunque che l’interprete ricerchi il senso che l’agiografo in determinate circostanze, secondo la condizione del suo tempo e della sua cultura, per mezzo dei generi letterari allora in uso, intendeva esprimere” (Dei Verbum, n.12). 
    2. Il metodo storico-critico: “Indispensabile per lo studio scientifico del significato dei testi antichi” (Pontificia Commissione Biblica). 
    3. L’ermeneutica: La ricerca del senso del testo.
    4. La polisemia dei testi: L’esegesi antica e medioevale, distinguevano il senso letterale da quello spirituale, a sua volta articolato in allegorico, morale, anagogico o escatologico. Oggi le ermeneutiche filosofiche ci sottolineano la polisemia dei testi, pur partendo dall’imprenscidibilità del dato letterale. 
  2. La progressione nella Rivelazione: Solo in Gesù, il Verbo vivente del Padre, si ha la Rivelazione definitiva. “Per ricavare con esattezza il senso dei sacri testi, si deve badare… al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura” (Dei Verbum, n. 12). 
  3. La Cristocentricità: Tutta la Scrittura si riduce ad una sola Parola: Gesù Cristo: “Egli… compie e completa la Rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina” (Dei Verbum, n. 4). 
  4. La Tradizione della Chiesa: “Per ricavare con esattezza il senso dei sacri testi, si deve… tener debito conto della viva tradizione di tutta la Chiesa e dell’analogia della fede” (Dei Verbum, n. 12).  E’ importante anche leggere la Bibbia alla luce anche della grande Tradizione ebraica, nel cui alveo essa fu scritta. 
  5. Leggere nello Spirito Santo: “La Sacra Scrittura esser letta e interpretata alla luce dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta” (Dei Verbum 12).

Suggerimenti metodologici per la lettura della Bibbia

  1. Il rispetto per la sacralità del Testo biblico: Come nell’ebraismo, anche noi dobbiamo avere rispetto per la sacralità del testo biblico, trattando il libro stesso con onore e devozione.
  2. Avere una buona edizione della Bibbia: Prediligendo quelle con presentazione dei libri, con note e spiegazioni. Occorre leggere prima l’introduzione ai libri o ai gruppi di libri omogenei. 
  3. La “lectio continua”: E’ estremamente importante che non si legga la Scrittura solo a “brani scelti”, ma che la si affronti nella sua interezza (Mt 5,18). Solo chi è abituato alla “lectio continua” può fare bene una lettura tematica, o secondo i personaggi, o secondo determinate situazioni… 
  4. Leggere la Scrittura con la Scrittura: I Padri dicevano che “Scriptura sua ipsius interpres”, che la Scrittura spiega se stessa: ecco allora anche l’utilità di quello che taluni chiamano il “piccolo metodo”, cioè di raffrontare ogni versetto con gli altri corrispondenti segnalati in margine o a pie’ pagina dalle nostre Bibbie, e quindi andare a leggere anche i versetti. 
  5. I libri di Commento ed Esegesi: Essi ci introducono a conoscere l’autore, l’epoca in cui il libro è stato scritto, i suoi destinatari, il contesto religioso, le finalità dello scritto… 
  6. I Corsi biblici: Fondamentali sono i Corsi di Introduzione alla Scrittura, previligiando quelli monografici. Per chi proprio inizia, è meglio partire dai Vangeli, o dall’Esodo, che ci fa meditare sul cammino della fede. Non si abbia poi paura di proporre uno studio serio della Parola anche ai bambini: è un insegnamento fondamentale per la loro formazione.

Piccolo decalogo degli atteggiamenti per una buona lettura della Bibbia

  1. Il silenzio interiore: Occorrono un luogo adatto (Mt 6,6; 14,23; Lc 9,18) e dei momenti fissi. Ma bisogna soprattutto riuscire a creare quel “silenzio” (Sap 18,14; Ap 8,1) interiore indispensabile per accogliere la Parola.
  2. L’intelligenza: La Parola di Dio esige l’impegno della mente (Mt 22,37).
  3. La semplicità:  “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli” (Lc 10,21; Mc 10,15).
  4. La purezza di cuore: Il peccato impedisce la comunione. E’ sempre menzogna e orgoglio, che paralizzano ogni vero rapporto.
  5. La gioia: La Parola di Dio “fa gioire il cuore” (Sl 19,8-11; 119,103);  “Non ci ardeva forse il cuore nel petto… quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,32-35).
  6. Il confronto con la vita:  Bisogna imparare a coniugare Parola di Dio e storia, Bibbia e giornale (Gaudium et spes, n. 46).
  7. La “ruminatio”: Occorre implorare dallo Spirito il dono della Sapienza, parola che deriva dal latino “sàpere”, “aver gusto”, “aver sapore”. E conservare nel cuore in ogni momento la Parola meditata, come faceva Maria (Lc 2,19.51; cfr Sl 119,9.11).
  8. L’“oratio”: Scopo della lettura della Scrittura  è arrivare a “Pregare la Parola” (E. Bianchi).
  9. La “contemplatio”: bisogna contemplare la Parola (Sap 6,12; Ct 4,1-15…): il fine della lettura della Scrittura è l’incontro intimo, personale, con Dio (1 Gv  1,1).
  10. L’“actio”: “Chi… non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna; la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno” (Gv 12,47-48; cfr Mt 7,12-23). Maria ci è modello di obbedienza alla Parola (Lc 1,38; 8,21; 11,27-28).

Priorità

  1. La familiarità con la Scrittura: La cosa più importante è leggere la Bibbia: come diceva Girolamo, è questa che crea la familiarità con esse e quindi la fede.
  2. La passione per la Parola: Il vero problema del nostro rapporto con la Parola è il nostro amore per essa: è quanto ne siamo conquistati, innamorati (Ger 20,7.9). 
  3. La certezza che Dio è Amore: “Dio è amore” (1 Gv 4,16): è questa la sintesi di tutta la Scrittura. Questa deve essere la chiave interpretativa di tutta la Bibbia. 
  4. Convertirsi alla Parola: La Parola è da obbedire (Es 19,8; Lc 1,38), “e non solo da ascoltare, illudendo noi stessi” (Gc 1,22). I Padri della Chiesa ricordavano che per farci santi non occorre conoscere tutta la Scrittura, ma che basta viverne radicalmente anche un solo versetto.

BIBLIOGRAFIA: Miglietta C., La famiglia secondo la Bibbia, Gribaudi, 2000; Miglietta C., L’Eucarestia secondo la Bibbia. Itinerario biblico-spirituale, Gribaudi, 2004

L’ANTICO TESTAMENTO

I LIBRI DELLA BIBBIA

La Bibbia ebraica si compone di 24 libri, divisi in Legge, Profeti e Scritti (o agiografi). Essa corrisponde a 39 libri del nostro Antico Testamento, poiché i 12 profeti minori formano un unico libro, come i 2 di Samuele, i 2 dei Re, le 2 Cronache ed Esdra-Neemia.  La Bibbia greca dei LXX  oltre ai libri della Bibbia ebraica comprende i “deuterocanonici” (posteriori; non confermati dai profeti; non scritti in ebraico, lingua santa; non scritti in Israele) e 4 “apocrifi” (III e IV Maccabei, Odi di Salomone, Salmi di Salomone). La Bibbia cattolica comprende 73 libri, di cui 46 dell’Antico Testamento e 27 del Nuovo.

LA FORMAZIONE DELL’ANTICO TESTAMENTO

Il “Testamento”: “Testamento” o “Alleanza” corrisponde all’ebraico “berìt”: è il termine usato anche per le nozze, per il patto coniugale.  

Le tradizioni: Nel Pentateuco, l’insieme dei primi Cinque Libri,  troviamo la fonte: 

  • Jahwista (J): nel 900 circa, nel Regno del Sud: il suo autore è un Sacerdote, che vuole legittimare la successione di Salomone. Egli chiama Dio con il nome di JHWH 
  • Elhoista (E): nell’850-750, nel Regno del Nord, chiama Dio Elhoim prima della rivelazione sinaitica 
  • Sacerdotale (P): dopo la caduta del Regno del Sud (587) e durante l’esilio babilonese. Al tempo dell’esilio si forma quindi J+E+P.
  • Deuteronomista (D): scritto nel Nord ma portato al Sud al tempo di Giosia (622).
  • Redazione finale: Aggiunto a J+E+P dopo l’esilio, finalmente Esdra presenta J+E+P+D al popolo nel 428 come TORAH.

IL TESTO

Il testo era scritto con inchiostro e penna o su foglie di papiro che, unite insieme, formavano un rotolo, o su pezzi di cuoio o pergamena (pelle di pecora) che, uniti, formavano un libro. Solo nel XV secolo si cominciò a stampare la Bibbia. La divisione in capitoli è circa del 1200, in versetti del 1563.

I GENERI LETTERARI

La Bibbia non è libro storico in senso moderno: contiene della storia, ma ripensata teologicamente, con sguardo di Fede. Il grande insegnamento biblico è leggere la mano potente di Dio nel nostro quotidiano personale e comunitario.

LA “STORIA SACRA”

I patriarchi: la vocazione ad essere popolo di Dio:

  1. La prima ondata di migrazioni semitiche (3000 a. C.): Canaan (Palestina) vive la sua età della pietra prima del 3000 a. C.. Dal 3000 a.c. inizia l’età del bronzo, caratterizzata dalla prima ondata di migrazioni semitiche, che civilizzano queste terre. In Canaan, i Semiti da nomadi diventano sedentari. Il loro Dio supremo era El.
  2. La seconda ondata di migrazioni semitiche (1850  a. C.): Verso il 1850 a. C. ha luogo una seconda ondata di migrazioni semitiche, cui appartengono i clan dei Patriarchi: di alcuni capostipite è rimasto il ricordo del nome: Abramo, Isacco, Giacobbe, Israele… I Patriarchi si stanziano a sud della Palestina, gruppi di aramei si stanziano a nord del Sinai (“shasu IHWH” = adoratori di IHWH), altri gruppi arrivano fino in Egitto: questi vengono definiti “habirù” (= Ebrei, = stranieri, poveri, dipendenti: “non-popolo”).

L’Esodo: sperimentare il Dio liberatore:

  1. Il significato: L’Esodo è l’esperienza centrale della Fede di Israele e della Bibbia: – Dio si rivela come il Dio dei poveri, degli schiavi, degli oppressi; -Nell’Esodo, Israele nasce come popolo.
  2. La terza ondata di migrazioni semitiche (1250  a. C.): I cosiddetti figli di Lia (Simeone e Giuda) si rendono protagonisti, verso il 1250, di un Esodo-cacciata: per la via carovaniera vanno al nord, ed entrano al sud della Palestina; i figli di Rachele (Giuseppe, da cui Efraim e Manasse, e Beniamino), verso il 1220, vivono un Esodo-fuga: miracolo del mare, via verso sud, Sinai, conquista della Palestina dalla Transgiordania. I gruppi aramaici in Egitto ricevono dai gruppi sinaitici il culto a IHWH e, giunti in Canaan, lo identificano con El, il dio dei Patriarchi (patto confederale di Sichem, 1200-1150).

Genesi 1-3:  il progetto creazionale di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo: Gli Ebrei chiamano la Genesi “Be-reshit” (= In principio), dalle prime parole del libro. Essa non è un libro storico: fa parte della Torah, della Legge. La Genesi non ha velleità storico-scientifiche, ma teologiche, espresse con i generi letterari del tempo dell’agiografo. Il Dio che ha liberato Israele dalla schiavitù d’Egitto viene proclamato Creatore e Signore di tutta la terra.

La monarchia: la presenza di Dio in mezzo al suo popolo:

  1. I Giudici: dopo il periodo in cui guide occasionali, i Giudici, sorgevano a difendere Israele, gli anziani chiesero una guida stabile, “un re, come hanno gli altri popoli”: accanto alla corrente favorevole  ad una monarchia, per motivi di sicurezza e di prestigio, ce n’era però un altra contraria: Israele è un popolo teocratico, solo IHWH è il suo Dio. 
  2. Saul. 
  3. Davide: morì verso il 970. La sua discendenza resterà sul trono dello stato di Giuda per quattro secoli, un record per le monarchie orientali di allora. 
  4. Salomone (970-932): edificò il Tempio.
  5. La divisione in due Regni: quando nel 926 Salomone morì, gli successe il figlio Roboamo (regno di Giuda): le tribù del nord non erano contrarie a riconoscerlo re e proclamarono re Geroboamo (regno di Israele).
  6. L’invasione assira del Regno del Nord: Samaria, capitale del regno del Nord venne espugnata, dopo un assedio durato tre anni, dall’assiro Sargon II nel 721: deportazione, e innesto in Samaria di una classe dominante proveniente da Babilonia, che portano i loro culti ma che accettano anche quello di IHWH (origine dei Samaritani).

L’esilio in Babilonia e i ritorno: convertirsi a Dio: 

  1. La prima deportazione in Babilonia: il sovrano babilonese Nabucodonosor nel 598 assediò Gerusalemme, che cadde dopo breve assedio, e nel marzo 597 deportò il re Ioiachin e 3023 persone delle classi dirigenti.
  2. La seconda deportazione in Babilonia: il successore Sedecia si ribellò a Babilonia: Nabucodonosor  cinse d’assedio Gerusalemme e nel 587 espugnò la città e bruciò il Tempio: Sedecia fu accecato e deportato in Babilonia con 832 persone. 
  3. La terza deportazione in Babilonia: nel 582, terza deportazione, di 745 persone. 
  4. Il ritorno dall’esilio:  intanto sorgeva la potenza persiana: Ciro nel 538 emana un editto in cui ordina la ricostruzione del tempio di Gerusalemme e il ritorno dei deportati.
  5. La dominazione ellenistica: nel 333 Alessandro il Macedone sconfigge il persiano Dario II: alla morte di Alessandro, l’impero venne diviso tra i suoi generali, e la Giudea fu a lungo contesa tra i discendenti di Tolomeo e di  Seleuco. Antioco IV Epifane tra il 167 e il 164 scatena una grande persecuzione, consacrando nel tempio di Gerusalemme un altare a Zeus. Il sacerdote Mattatia guida la rivolta, poi continuata dal figlio Giuda Maccabeo (= il martello), che porta alla riconsacrazione del tempio (164).
  6. La dominazione romana: nel 63 interviene Roma, con Pompeo che occupa Gerusalemme. Sotto l’impero di Augusto (27 a. C. – 14 d. C.) nasce Gesù. Nel 70 d. C., essendo imperatore Vespasiano (69-79), Tito assedia Gerusalemme e incendia il Tempio.

Il profetismo: il richiamo al patto d’amore con Dio:  

  1. Il termine “profeta”: deriva dal greco “prophètes” che significa “colui che parla in luogo di un altro”. Oltre al termine “nabì”, l’ebraico usa anche “rò’eh” che significa “veggente”.
  2. Profeti scrittori e non scrittori. 
  3. Profeti di corte e carismatici.
  4. Profeti perseguitati.
  5. Profeti preesilici e postesilici: Amos, Osea, Isaia, Michea, Sofonia, Nahum, Abacuc, Geremia sono catalogati tra i profeti preesilici; Ezechiele, Deutero Isaia sono del periodo esilico, mentre Zaccaria, Malachia, Abdia, Gioele, Daniele sono profeti post-esilici. 
  6. Generi letterari profetici: parabola, lamentazioni, midrash…
  7. I “mimi” profetici:  azioni simboliche.
  8. Tematiche del profetismo: 1. L’Alleanza. 2. L’etica. 3. L’escatologia e il messianismo.

I libri Sapienziali: la grande meditazione di Israele:

  1. La Sapienza internazionale:  l’arte del ben vivere.
  2. La Sapienza di Israele: la vera sapienza è il “timore di Dio”, l’obbedienza alle sue leggi.
  3. La Sapienza personificata: la Bibbia presenta la Sapienza come un personaggio reale da desiderare, amare, sposare, con tratti comuni con il “logos” divino. La Chiesa vedrà in essa la figura del Cristo, Verbo di Dio, e dello Spirito Santo.
  4. I libri sapienziali: Giobbe, del 5° sec.; Proverbi, la riflessione di parecchi secoli; Qoèlet, l’uomo della “qahal”, l’assemblea, del 3° sec.; Siracide, di Ben Sira, tra il 190 e il 180; Sapienza, del 1° sec. a. C.. Impropriamente vengono aggiunti Salmi e Cantico dei Cantici.

IL NUOVO TESTAMENTO

LA FORMAZIONE DEL NUOVO TESTAMENTO

Perché la Scrittura: Gli apostoli erano la norma viva della fede cristiana, poiché raccontavano direttamente gli insegnamenti di Gesù e i fatti della sua vita. Ma poiché gli apostoli stavano cominciando a morire, fu necessario affidarsi sempre più a libri che conservassero il loro insegnamento (1 Gv 1,1; Lc 1,1-4;  2 Pt 3,15-16; Col 4,16).

La formazione dei Vangeli: I Vangeli nascono dalla predicazione che si tramanda oralmente (At 2).

  1. Gli scritti anteriori ai Vangeli:
    1. Le lettere di Paolo: I primi scritti del N.T. sono le lettere che Paolo scrive alle comunità da lui fondate e dalle quali si trova lontano (anni 50-67 d. C.). Queste lettere passano di comunità in comunità e vengono lette durante le riunioni eucaristiche (1 Ts 5,27; Col 4,16). 
    2. Gli “acta Christi” e i “loghia Christi”: Accanto alle lettere paoline, nascono le prime raccolte scritte su ciò che Gesù ha detto e ha fatto. Quello che Gesù ha detto o fatto non viene ricordato solo per conservarne la memoria, ma principalmente per rispondere alle nuove problematiche e situazioni della vita.
    3. Il Vangelo dei Dodici (ebraico o aramaico):  L’ipotesi più accreditata afferma che la predicazione degli apostoli fu messa per iscritto dando vita ad un probabile Vangelo dei Dodici, forse scritto in ebraico o aramaico a Gerusalemme prima dell’anno 36, anno in cui gli ebrei di lingua greca, chiamati “ellenisti” nel N.T., furono cacciati dalla città santa, spostandosi ad Antiochia in Siria.
    4. Il Vangelo degli Ellenisti (in greco): Si suppone che il Vangelo dei Dodici sia stato tradotto in greco ad Antiochia, ma aumentato di altro materiale che raccoglieva i gesti e insegnamenti di Gesù sull’universalità del suo messaggio rivolto non solo agli ebrei, ma a tutti gli uomini.
    5. Il Vangelo di Paolo: Nelle comunità fondate da Paolo il Vangelo dei Dodici è utilizzato come fonte base, ma integrato da altre fonti vicine a Paolo, che sottolineano l’universalità della salvezza e il culto spirituale. Forse a Efeso intorno agli anni 55-56, nasce un altro Vangelo: il Vangelo di Paolo.
    6. Il Vangelo dei timorati di Dio o “fonte Q”: Intorno agli anni 30-40 a Cesarea sul Mediterraneo nasce una comunità particolare, formata da cristiani provenienti dal paganesimo  ma al tempo stesso simpatizzanti del giudaismo (At 8,12.35). Questo gruppo genera un quarto Vangelo, comunemente censito come Vangelo dei timorati di Dio, che raccoglie materiale sparso fuori di ogni contesto storico o narrativo (“fonte Q”, dal tedesco “quelle”, “fonte”). 
  2. I quattro Vangeli canonici:
    1. Il Vangelo di Marco: L’evangelista Marco, che non è discepolo di Gesù, ma lo ha conosciuto, è l’inventore dello schema del Vangelo come lo possediamo (si dice genere letterario del Vangelo). Egli fonde il Vangelo degli ellenisti e quello di Paolo, rielaborandoli di sana pianta. 
    2. Il Vangelo di Matteo: Matteo scrive un Vangelo per i catechisti-maestri, provenienti dal mondo giudaico: si basa su Marco, che integra con materiale della “fonte Q” e con altro materiale a lui proprio.
    3. Il Vangelo di Luca: Anche Luca, come Marco, non è discepolo di Gesù e, a differenza di Marco, non l’ha nemmeno conosciuto. Partendo da Marco, dal materiale comune con Matteo e dalla “fonte Q”, egli aggiunge fonti proprie che gli derivano dalle tradizioni tramandate nella famiglia-parentela di Gesù o da fonti a noi sconosciute. Al terzo Vangelo, Luca fa seguire il libro degli Atti degli Apostoli. I Vangeli di Marco, Matteo e Luca sono redatti tra gli anni 60 e 80 d.C. 
    4. Il Vangelo di Giovanni: Qualche decennio più tardi Giovanni, un autore dell’ambiente dell’apostolo Giovanni, tenendo presente questi Vangeli “sinottici” scrive il IV Vangelo, detto il Vangelo del presbitero o spirituale.   

Il canone del Nuovo Testamento: Il canone è l’elenco ufficiale dei libri ritenuti ispirati.

  1. Perché sorge il Canone: Contro deviazioni ed eresie le comunità cristiane dovettero prendere posizione: – stabilendo un elenco “ortodosso” (canone), relativamente fisso, di libri da prendere come norma della genuina fede cristiana; – controllando, tramite i vescovi, le nuove copie del N. T. che venivano confezionate, per essere sicuri che fossero conformi al testo antico.
  2. I criteri di canonicità: -Ecclesialità: Furono scelti come “ufficiali” i libri che erano accolti e letti nella liturgia da tutte (o quasi) le comunità che li conoscevano.
    1. Apostolicità: Furono scelti quei libri che si ritenevano prodotti direttamente o indirettamente dagli apostoli. 
    2. Tradizionalità: Nel caso in cui l’apostolicità non fosse certa si ricorse al criterio sussidiario della tradizionalità. Furono scelti quei libri che erano in armonia con la tradizione orale.
  3. L’elenco dei libri canonici: La più antica lista di libri “canonici” a noi giunta è il canone muratoriano (verso il 180): dei 27 libri che formeranno poi il Nuovo Testamento, ne vengono citati 23. Le controversie sul canone si chiarirono notevolmente già verso la fine del IV secolo in oriente con la 39a lettera pasquale di Atanasio, vescovo di Alessandria (anno 367), in occidente col sinodo di Roma del 382: vengono accettati come canonici 27 libri ritenuti di origine apostolica. Il Concilio di Trento ha ribadito l’elenco tradizionale dei libri ufficiali. 
  4. La trasmissione del testo del N. T.: Poiché i testi originali del Nuovo Testamento sono andati persi, per ricostruire il testo, ricorriamo ai manoscritti antichi. Sono più di 5200, prodotti tra il II e il XV secolo, papiri o pergamene. Ci serviamo dei seguenti documenti: – le copie del testo greco originale; –  le versioni antiche; – le citazioni dei Padri della Chiesa.
  5. La critica testuale: Si chiama critica testuale la scienza-arte che cerca di ricostruire il testo originale. Applicando alcuni criteri ormai comunemente accettati dagli studiosi, possiamo oggi affermare di avere un alto grado di probabilità di leggere il testo del Nuovo Testamento così come è uscito dalle mani degli autori.

L’INTERPRETAZIONE DELLE SCRITTURE

L’ispirazione: La Chiesa ha riconosciuto come parola di Dio i 27 libri delle Scritture Cristiane detti “Nuovo Testamento”. Quanto ai libri delle Scritture ebraiche (Antico Testamento), la Chiesa, alla luce dell’interpretazione data ad essi da Gesù (2 Tm 3,16; 2 Pt 1,19-21), ha accettato che contengano la parola di Dio. Le lettere di Paolo sono messe sullo stesso piano delle “altre Scritture” (2 Pt 3, 15-16).

L’interpretazione: La Bibbia è un messaggio di Dio, ma le parole attraverso cui si esprime sono parole umane, scritte secondo la mentalità e la cultura dell’autore umano. 

  • Lo Spirito Santo:  Interprete autorevole del pensiero di Gesù è lo Spirito Santo, dato da Gesù risorto ai discepoli, cioè alla Chiesa (Gv 14,16-26; 16,13). 
  • La coscienza dei cristiani: Lo Spirito Santo opera anzitutto attraverso la coscienza del cristiano (At  2,38-39;   8,14-17; Rom 8,9-11). La coscienza però non è la norma ultima per interpretare con sicurezza il pensiero di Gesù (Rm 14,23). 
  • La Chiesa: E’ la Chiesa, ispirata dallo Spirito santo, che ha il compito di interpretare la Scrittura (Mt 18,18). La Chiesa si esprime o mediante una sostanziale unanimità dei fedeli (sensus Ecclesiae e cattolicità), o mediante il Concilio Ecumenico, o mediante il vescovo di Roma.
  • Gli apostoli:  Gli apostoli erano la fonte autentica per interpretare l’insegnamento di Gesù (Mt 10,40; Lc 10,16; Gv 17,14-19). – Pietro: Gesù ha dato a Pietro il compito di confermare nella fede gli altri apostoli (Mt 16,18-19; Lc 22,31-32; Gv 21,15-17). 
  • L’infallibilità:  L’infallibilità è il servizio di interpretare con sicurezza il senso delle affermazioni di Gesù e degli apostoli in relazione alla vita del cristiano. Riguarda perciò solo la fede e la morale. I cristiani (= la Chiesa, che è infallibile) hanno (sempre e dovunque ) riconosciuto come infallibili il vescovo di Roma, e il Concilio Ecumenico, cioè l’insieme dei vescovi riuniti, in quanto successori degli apostoli.      

L’ANNUNCIO DELLA RESURREZIONE DI GESU’

La resurrezione di Gesù è il kèrigma, il nucleo della fede cristiana: “Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1 Cor 15,3-22). Per coloro che già credono in Dio per un cammino filosofico, la risurrezione di Gesù rappresenterà la conferma che egli è veramente Figlio di Dio (scuola  di Alessandria d’Egitto, dalla fine del II secolo); per altri, l’esperienza di un uomo che, risorgendo, vince la morte, e si dimostra quindi più forte della natura, quindi soprannaturale, e quindi Dio, sarà il modo di arrivare a credere all’esistenza di Dio, oltre che alla divinità di Gesù Cristo (“via storica” della scuola di Antiochia di Siria, dal III secolo). Tutti siamo chiamati a confrontarci con la testimonianza degli Apostoli. I cristiani sono coloro che li ritengono credibili e veritieri perché uomini semplici, persone equilibrate, che non si vergognano di dire che essi stessi per primi hanno dubitato, non ci hanno guadagnato nulla dalla loro attestazione, in molti ad avere visto e in circostanze diverse, trasformati dall’incontro con il Risorto da pavidi imboscati a coraggiosi annunciatori, gente che ha pagato con la vita la sua affermazione, che non si preoccupa di comporre le numerose discordanze dei Vangeli (come farebbe chi vuole inventare una storia simile); inoltre per affermazione degli stessi avversari il sepolcro era vuoto. Ma fede non è solo accettare il puro fatto della Resurrezione (Gc 2,19). Fede è credere che se Cristo è Risorto, e quindi è Dio, ciò che ha detto è vero e mi impegna in un dialogo d’amore (1 Gv 4,7-8).

GLI APOCRIFI

Il termine “apocrifo”

Il termine “apocrifo” (“apokryphos”) è d’origine greca e significa “nascosto”, “segreto”, “che richiede un’iniziazione”. Si definiscono “scritti apocrifi” quei testi che non sono stati riconosciuti autentici dalla Chiesa o dall’Ebraismo.

Gli apocrifi dell’Antico Testamento

Gli apocrifi dell’Antico Testamento comprendono testi di varia natura: apocalittici, sapienziali, preghiere, testamenti ecc. Sono stati composti sia da ebrei d’origine palestinese sia d’origine ellenistica. Singoli testi da scrittori cristiani sono stati accolti come canonici e ispirati.

Classificazione in base al genere: Storici: Libro dei Giubilei o Piccola Genesi o anche Apocalisse di Mosè (s.II a.C.); III di Esdra (s.II a.C.); III dei Maccabei (s.I a.C.-I d.C.); Ascensione di Isaia (s.I-II d.C.); Testamento di Salomone (s.III d.C.)…. Profetici o apocalittici:  Libri di Enoch (etiopico, slavo, ebraico) (s.II a.C.-II d.C.); Assunzione di Mosè (s.I d.C.); IV di Esdra (s.I d.C.); Apocalisse di Baruc (siriaco e greco) (s.II d.C.); Apocalisse di Abramo (s.I d.C.); Testamento di Abramo (s.I-II d.C.); Oracoli sibillini (parte giudaica: s.II a.C.-II d.C.; parte cristiana: s.II-IV d.C.)… Didattici o morali:  Testamento dei XII Patriarchi (s.II-I a.C.);Salmi di Salomone (poco dopo il 63 a.C.); Odi di Salomone (s.II d.C.); Preghiera di Manasse; IV Libro dei Maccabei (prima del 70 d.C.)…

Classificazione in base all’origine: Apocrifi di origine giudaica: 1. Apocalissi: preparano la teologia neotestmentaria sulla retribuzione futura, la resurrezione dei corpi, la natura degli angeli. Tra di essi il IV Libro di Esdra: il Concilio di Trento lo ha posto in appendice alla Vulgata. 2. Apocrifi Leggendari Giudaici, come il III Libro di Esdra, anch’esso in appendice alla Vulgata, che influenza la liturgia della messa pro eligendo Pontifice. 3. Apocrifi dei Salmi e Preghiere. 4. Filosofia giudaica. Apocrifi di origine giudaica con aggiunte cristiane

Gli apocrifi del Nuovo Testamento

Erano diversi dai testi utilizzati nella liturgia e in alcuni casi negavano le affermazioni del credo ufficiale. Gli apocrifi del Nuovo Testamenti sono: Vangeli apocrifi:

  1. Vangeli giudeo-cristiani: Tra i Vangeli giudeo-cristiani ricordiamo il vangelo degli Ebrei e Nazareni (fine del s.I), degli Ebioniti o dei Dodici Apostoli (s.II-III); Vangelo degli Egiziani (s.II); Protovangelo di Giacomo, o Libro di Giacomo, o Storia della Natività di Maria (s.II); Vangelo dello pseudo-Matteo o libro della Nascita di Maria (s.VI); Vangelo della Natività di Maria; Vangelo di Tommaso (s. III su fonti più antiche); Vangelo di Pietro! (intorno al 130); Vangelo di Nicodemo: Atti di Pilato e Discesa agli inferi (s. IV); Dormizione della S.Madre di Dio, o Transito di Maria (sec. IV-V); Vangeli di Bartolomeo, Filippo. Il Vangelo degli Ebioniti era usato da comunità giudeo-cristiane che non accettavano s. Paolo.
  2. Vangeli con insegnamenti eterodossi. Nei vangeli eterodossi è proprio un personaggio del NT che insegna false dottrine, oppure il fondatore della setta eretica utilizza la Scrittura, rielaborata a conferma della sua proposta. I naasseni usavano un vangelo attribuito a Tommaso. I basilidiani affermavano di aver ricevuto degli insegnamenti segreti da una rivelazione a Mattia da parte del Signore: il vangelo di Mattia.
  3. Vangeli immaginari. Offrono più vaste informazioni sulla vita di Gesù e sulla sua famiglia. L’infanzia di Cristo è ricca di particolari e miracoli, dalla nascita alla fuga in Egitto, a Nazaret. Atti e Lettere apocrifi: Al desiderio di avere più notizie sulla vita, i viaggi, la predicazione degli Apostoli, si devono in gran parte gli Atti, di Andrea, di Giovanni, di Paolo, di Tommaso… Apocalissi apocrife.

Caratteristiche degli apocrifi

  • Il forte accento apocalittico: mettono in risalto le realtà ultime.
  • La tentazione “gnostica”: cioè il far conoscere “cose segrete”.
  • Il desiderio di riempire i silenzi lasciati dai testi canonici. E’ possibile affermare che vogliono “dire di più”, allargare, approfondire, sviluppare i testi ufficiali, per:
    • a) Saziare la curiosità dei credenti;
    • b) Edificare i credenti 
  • L’opera è attribuita a un nome celebre: in modo da facilitare la loro accoglienza nelle comunità.
  • Non per tutti: Mancano di quell’universalità e pluralismo che distingue i vangeli canonici.

Contraddizioni con i Vangeli canonici

Contenuto religioso e nazionalista: l’obiettivo centrale di Gesù è la restaurazione del regno di Israele, e non del Regno di Dio come i vangelici canonici. Invito a centrarsi su se stessi: Soprattutto nei testi definiti “gnostici” (es.: il Vangelo di Tomaso), Gesù invita le persone a entrare in se stesse per conoscersi, a meditare e a riflettere su di sé. E’ il contrario di ciò che Gesù chiede nei vangeli canonici: l’amore che si fa servizio per gli altri.

Testi esoterici

I vangeli apocrifi si dividono in due gruppi fondamentali:  “testi esoterici” e “testi di ampliamento e di fantasia” . “Esoterico”  deriva dal greco e significa “intimo”, “destinato a pochi eletti”. Hanno avuto origine in gruppi d’ispirazione gnostica o manichea. “Gnosticismo” deriva dal greco “gnósis”, che significa “conoscenza”. Si può definire lo gnosticismo come “dottrina della salvezza tramite la conoscenza”. Gli “gnostici” sostenevano che la materia fosse un deterioramento dello spirito. Vangelo di Tommaso: III-IV secolo, in copto, forse traduzione di uno scritto greco della metà del II secolo e ha origine da una comunità gnostica egiziana. Si tratta di uno dei 13 papiri (tra cui anche il Vangelo di Filippo), che furono ritrovati nel 1945 in una giara di terracotta nell’isola di Nag Hammâd (Alto Egitto). Contiene notizie storiche, forse in parte autentiche, e molte citazioni dai vangeli canonici. E’ composto di 114 “detti”, quasi degli “aforismi solenni”, conoscendo i quali, si ha la salvezza. Vangelo di Giuda: Nel “Vangelo di Giuda”  (II secolo d. C.) è ampliata la narrazione del ciclo della passione. In questo testo, il custode della rivelazione del Cristo è solo Giuda Iscariota.

Testi di ampliamento e fantasia

I “testi di ampliamento e fantasia”, hanno normalmente origine in comunità palestinesi. Sono utili per conoscere aspetti popolari del cristianesimo primitivo. Hanno lo scopo di “saziare” la curiosità e di difendere dottrine fondamentali come, ad esempio, l’incarnazione e la verginità di Maria. Abbelliscono la vita di Gesù con elementi fantasiosi e leggendari, per favorire la devozione. Gli scritti relativi alla natività e all’infanzia di Gesù, hanno vivaci quadretti di vita familiare, pittoreschi miracoli, frammisti ad affermazioni ereticali grossolane. Protovangelo di Giacomo. Vangelo dell’infanzia di Tommaso: ci offre un ritratto di Gesù come quello di un “enfant terribile”, capriccioso, arrogante persino coi suoi genitori. Il catalogo di queste divine malefatte, che sono miracoli al contrario, è impressionante:  una paralisi, due morti e una cecità. Vangelo dello Pseudo – Matteo: si cura di riempire il tempo che va da Gesù dodicenne al suo battesimo nel Giordano. Vangelo di Pietro: descrive la passione, la morte e la resurrezione di Gesù con una forte connotazione anti-ebraica.

Gli apocrifi aiutano a comprendere i Vangeli

Gli apocrifi influirono notevolmente nella letteratura cristiana, nell’arte, nella pietà popolare e nella liturgia. Da essi, ad esempio, oltre ai nomi dei genitori di Maria, si ha: la presentazione di Maria al tempio, la nascita di Gesù in una grotta e la presenza del bue e dell’asino, la notizia che i magi erano tre e i loro nomi, i nomi dei due ladroni crocifissi con Gesù, Dima e Gesta, il nome del centurione che aprì il fianco a Gesù, Longino, la storia della Veronica a cui rimase impresso il volto di Gesù, l’unica narrazione della morte di Giuseppe il falegname…

La questione degli Apocrifi

Gli Apocrifi non sono mai stati letti nelle assemblee liturgiche, cioè nella Eucaristia e nei Sacramenti.  E questo è il criterio fondamentale, insieme alla apostolicità, per dichiarare uno scritto canonico o meno. Il Canone biblico, come appare nel Codice Muratoriano, databile tra il 150-170 d. C., è pertanto formato entro,  e non oltre, il 150 d. C., almeno nelle sue parti fondamentali.  

A cura del prof. Carlo Miglietta – Sito Internet

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