Commento al Vangelo del 17 Aprile 2019

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Il commento al Vangelo del 17 Aprile 2019 a cura del sito Dehoniane.

Settimana santa II settimana del salterio

Con quale tono di voce?

Gesù annuncia il tradimento senza indicare il nome del traditore. Ogni discepolo allora gli domanda: «Sono forse io, Signore?» (Mt 26,22). È sorprendente che nessuno si senta al riparo da questa tentazione. Tutti si percepiscono come potenziali traditori. Evidentemente la loro sequela, in questo momento, non è così sicura e fedele come dovrebbe essere. Dubbi, esitazioni, incomprensioni affiorano nel cuore di ciascuno, come in quello di Giuda. Da quando Gesù ha intrapreso il cammino verso Gerusalemme, annunciando loro il destino tragico che lo attendeva nella città santa, i discepoli hanno cominciato a manifestare resistenze e fraintendimenti. Gesù ha reso dura la sua faccia come pietra, «sapendo di non restare confuso» (Is 50,7).

Confusi sono invece i discepoli, tanto da non essere sicuri neppure di loro stessi; non possono garantire una fedeltà a tutto tondo, senza incrinature o sbavature. Una domanda simile la fa anche Giuda: «Rabbì, sono forse io?». E Gesù gli risponde: «Tu l’hai detto» (Mt 26,25).Ci potremmo chiedere: queste domande, per quanto simili, sono rivolte a Gesù con il medesimo tono di voce, con lo stesso sguardo? Potremmo infatti ipotizzare che le parole siano simili, ma non lo siano altrettanto l’intonazione della voce o la luce nello sguardo. Quella dei discepoli potrebbe essere una domanda posta con timore e preoccupazione. In questo momento sono disorientati, non riescono a capire il cammino che Gesù ha intrapreso, si stanno pian piano rendendo conto che in questo momento il loro desiderio, o il loro progetto, è diverso da quello del loro maestro.

Si accingono a condividere insieme la cena pasquale, ma percepiscono di farlo con sentimenti e attese diversi da quelli di Gesù. Temono, allora, di non riuscire a rimanere fedeli nella sequela fino in fondo. Forse anche loro hanno ragionato su qualche via alternativa da percorrere, che giunga a dividere il loro destino da quello di Gesù.Diverso potrebbe essere il tono della voce di Giuda. La sua domanda potrebbe scaturire non da un’incertezza o da una perdita di senso e di orizzonte ma, al contrario, assumere il tono di una sfida, lanciata contro Gesù, da parte di chi ha deciso che cosa fare e vuole giungere fino in fondo, senza tornare indietro rispetto alle decisioni già prese, ritenendole giuste, o le uniche possibili per la nuova situazione che si è venuta a creare.Matteo non ci aiuta a rispondere a questi interrogativi, per quanto leciti, utili, probabilmente necessari.

Non ci è dato capire quale fosse l’atteggiamento nascosto nelle domande dei discepoli o in quella di Giuda. Forse Giuda potrebbe essere più disorientato degli altri. Non è però inutile sollevare la domanda, poiché interpella anzitutto noi stessi. Come sto ripercorrendo questo cammino di Gesù verso la Pasqua? Come mi accingo a vivere gli eventi del Triduo pasquale? Con quale tono nella voce e con quale luce nello sguardo? Indubbiamente, la determinazione con la quale Gesù sta camminando verso Gerusalemme, la sua decisione ferma, fanno risaltare per contrasto la nostra indecisione. Ci sono tuttavia modi diversi di porsi davanti a Gesù con tutto ciò che abita, nel bene e nel male, il nostro cuore. Lo possiamo fare ponendo la nostra incertezza davanti a Gesù, perché lui la possa accogliere, averne cura, guarirla. Possa, in breve, «indirizzare una parola allo sfiduciato» (Is 50,4).

Oppure possiamo farlo sicuri delle nostre scelte, certi che esse custodiscano il bene, per noi, per le nostre comunità cristiane, per Gesù stesso. E allora, di fronte a questo atteggiamento, Gesù non potrà rispondere che con una parola di severo giudizio, non certo di incoraggiamento. Un giudizio che non assume la forma di un castigo, ma in cui si esprime il desiderio di una salvezza da offrire, comunque e nonostante la gravità del peccato. Assume la larghezza e la profondità della misericordia di Dio. Preparare la Pasqua, come Gesù invita i discepoli a fare, deve significare allargare lo spazio del cuore, per accogliere sia il suo incoraggiamento, sia il suo perdono.Signore, tu desideri ogni mattino fare attento il nostro orecchio, perché possa ascoltare la tua Parola.

Come con i tuoi discepoli storici, tu interroghi anche la nostra vita, per discernere la sincerità e la fedeltà della nostra relazione con te. La tua Parola, che nasce dal tuo volto duro come pietra, ci confermi nelle scelte che abbiamo fatto e ci renda fedeli alla tua persona e alla tua via.

Mt 26, 14-25
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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