Commento al Vangelo del 17 Maggio 2019 – Gv 14, 1-6

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Il commento al Vangelo del 17 Maggio 2019 a cura dei Dehoniani.

IV settimana di Pasqua – IV settimana del salterio

La casa dei figli

La liturgia proclama oggi la seconda parte del discorso di Paolo ad Antiochia di Pisidia. Ieri abbiamo ascoltato la storia della salvezza che Paolo ricapitola e sintetizza fino a giungere al Battista, il quale profetizza il Veniente. Oggi l’apostolo annuncia che quella storia si compie in Gesù di Nazaret, e in particolare nella sua pasqua. Se gli uomini non lo hanno riconosciuto, fino a condannarlo a morte, Dio al contrario in lui si è riconosciuto; in quel suo modo di vivere, di amare, di morire nel dono di sé, Dio ha rivelato il suo volto e ha compiuto la sua salvezza.

Ha risuscitato colui che era stato affisso alla croce e deposto in un sepolcro di morte, costituendolo Signore dei vivi e dei morti. Nel mistero pasquale, la promessa fatta ai padri, e che Paolo ha ricordato nella prima parte del suo discorso, «si è realizzata, perché Dio l’ha compiuta per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo: “Mio figlio se tu, io oggi ti ho generato”» (At 13,32-33). La Pasqua è davvero generazione di una vita nuova, per Gesù e per tutti noi. La parola che il Padre rivolge al suo Unigenito, ora la rivolge anche a noi: egli ci fa rinascere di nuovo e dall’alto come suoi figli (cf. il dialogo con Nicodemo in Gv 3).

Il sepolcro di morte, nel momento in cui vi entra il corpo di Gesù, si trasforma nel grembo materno di una vita nuova. Così si entra nella vita vera, così si entra nel Regno!Dio compie le sue promesse. Si attua, pertanto, anche la grande promessa che Gesù fa ai suoi discepoli nel vangelo di oggi: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi» (Gv 14,3). «Mio figlio sei tu, io oggi ti ho generato»: questa è la parola che il Padre rivolge a Gesù strappandolo alla morte. Questo è il posto nel quale Gesù ci conduce con la sua pasqua: ci introduce e ci fa dimorare nella bellezza della relazione filiale con un Dio che ora possiamo chiamare, in piena verità, senza finzioni e senza ipocrisie, con il nome di «padre».

Dove sei, Adamo? Dove sei, uomo? Dove sei, donna? (cf. Gen 3,9). Ora finalmente sappiamo come rispondere: siamo in te, o Padre, nonostante la nudità del nostro peccato. Siamo in te e tu ci rivesti con la veste bianca della tua misericordia, veste che esprime la nostra partecipazione al mistero pasquale di Gesù. In lui siamo morti e in lui veniamo rigenerati a una vita nuova, grazie al Figlio che si è fatto per noi, fino alla morte, «via, verità e vita» (cf. Gv 14,6).

Gesù è la via. Seguendo lui possiamo camminare con fiducia, senza più turbamento o paura, verso l’incontro con il Padre. Così troviamo la verità, che consiste nel ritrovare la nostra identità, il nostro posto, nella relazione filiale con il Padre.

Non abbiamo altra verità che questa: siamo figli di Dio. Verità, nel quarto vangelo, è un nome di Gesù. Egli è la verità perché allo stesso tempo ci rivela il vero volto di Dio e il nostro vero volto: egli è il Padre e noi siamo suoi figli. Accogliamo in questo modo anche la vita autentica, perché dimorare nel Padre significa lasciarci da lui continuamente generare e rigenerare alla vita eterna.

La condizione per vivere tutto questo è la fede, che vince ogni paura. «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (14,1). In greco il verbo credere (pisteuo) è seguito dalla preposizione eis, che indica un complemento di moto a luogo. Dobbiamo perciò intendere: affidatevi al Padre e affidatevi a me. Ciò che vince in noi la paura non è la fede come conoscenza, ma la fede come affidamento: possiamo fidarci di Gesù, consegnare nelle sue mani la nostra vita come egli l’ha consegnata nelle mani del Padre. Gesù sa cosa farne: la introduce nella dimora del Padre, dove egli va a prepararci un posto, così che possiamo ricevere la vita, e la vita in abbondanza, e gioire della verità dell’amore, nella relazione filiale con Dio.

Accordaci, o Padre, una fede capace di sconfiggere ogni paura. Mostraci la via, perché possiamo camminare con fiducia verso la verità del tuo amore paterno, e così essere rigenerati alla vita vera dei tuoi figli. Fa’ che il nostro cuore dimori nel cuore di Gesù, perché la sua via ci guidi, la sua verità ci illumini, la sua vita ci sostenga.

Io sono la via, la verità e la vita.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14, 1-6

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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