Commento al Vangelo del 18 Aprile 2019

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Il commento al Vangelo del 18 Aprile 2019 a cura del sito Dehoniane.

Settimana santa – II settimana del salterio

Memoria vivente

San Paolo trasmette ai cristiani di Corinto quello che a sua volta ha ricevuto. «Io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”» (1Cor 11,2324). L’affermazione non può che sorprenderci, poiché l’apostolo dichiara di trasmettere quanto il Signore stesso gli ha consegnato. Di per sé, quello che trasmette Paolo lo ha ricevuto da altri: da altri cristiani, da altre comunità, non dal Signore in persona. Lui non era presente in quella cena che Gesù ha condiviso con i suoi discepoli nell’imminenza del suo arresto.

Eppure, ciò che dice è vero: la Chiesa, in qualunque epoca della sua storia, è consapevole di potere e di dovere trasmettere soltanto quello che ha ricevuto dal Signore stesso, anche se attraverso la mediazione di altri testimoni. In loro, tuttavia, tornano a rendersi presenti la parola e il gesto del Signore, ai quali sa di dover rimanere fedele, senza togliere o aggiungere nulla. È Gesù che dice: «Fate questo in memoria di me» (cf. 11,26). È lui a consegnarci la memoria della sua pasqua nei segni del pane e del vino. È lui a donarci il suo corpo e il suo sangue, perché soltanto lui ha il potere, come afferma Giovanni, di offrire la propria vita: «Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo» (Gv 10,18).

Nel greco in cui Giovanni scrive, troviamo gli stessi verbi che risuonano oggi nel racconto della lavanda dei piedi: Gesù depone le vesti e le riprende (cf. 13,4.12), segno della sua vita, deposta e ripresa, crocifissa e risorta, totalmente offerta per noi e per tutti. Quello che riceviamo e che dobbiamo trasmettere è la memoria di questo dono, significato tanto nel gesto del lavare i piedi, quanto nel gesto di offrire il pane e il vino. Più profondamente, quello che riceviamo e trasmettiamo è una memoria esistenziale, non soltanto gestuale o rituale. Chiedendoci di fare tutto in sua memoria, Gesù ci chiede di diventare sua memoria vivente. L’amore sino alla fine, sino al compimento, con il quale si apre il testo evangelico di questa celebrazione (cf. 13,1), deve diventare l’amore che nutre la nostra vita, le nostre parole, i nostri gesti.

Ci viene concessa la grazia di mangiare e di bere, di assimilare cioè la vita di Gesù al punto tale che possa diventare una sorgente vitale che dal di dentro ci anima, ci sostiene, plasma ciò che siamo, come agiamo, le decisioni che assumiamo, i cammini che percorriamo.La lavanda dei piedi, narrataci dal quarto evangelo, è un racconto molto chiaro, che aiuta a capire bene il senso di questa memoria. Gesù dice a Pietro e agli altri discepoli: «Capite quello che ho fatto per voi? […] Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi» (13,12.15).

Capire il senso di quanto oggi celebriamo, capire il senso di quanto abbiamo ricevuto per trasmetterlo a nostra volta, significa diventare capaci di ripetere nella nostra esistenza i gesti che ci permettono di accogliere da Gesù la vita nuova e di condividerla con gli altri, anche nei piccoli segni feriali, poco evidenti, ma comunque capaci di assumere la logica di questo amore e di questo dono; la medesima logica che a volte ci è chiesto di declinare nelle grandi scelte dell’esistenza.Il sangue dell’agnello, nel rito descrittoci dall’Esodo, era asperso sugli stipiti delle case (cf. Es 12,7).

Il sangue del vero Agnello deve essere bevuto ed entrare nei nostri corpi, nella nostra vita. Nella visione biblica, il sangue è la sede della vita, il principio vitale che ci sostiene e ci fa essere. Ora, grazie al pane donato e al vino versato, il principio vitale di Gesù diventa il nostro stesso principio vitale. Possiamo vivere di lui e in lui; la sua vita agisce in noi. Celebrare oggi questa memoria può davvero fare di noi una memoria vivente.

Signore Gesù, tu sei l’Agnello della nuova alleanza, nel cui sangue siamo liberati dal peccato, salvati dalla morte, condotti in una vita santa e fedele all’alleanza. L’amore con il quale ci hai amati giunge al suo compimento in noi, nella capacità che ci doni di amarci gli uni gli altri come tu ci hai amati. Fa’ che riceviamo tutto questo da ciò che celebriamo, e accordaci di consegnarlo agli altri nella stessa verità e forza con cui lo riceviamo da te.

Gv 13, 1-15
Dal Vangelo secondo Giovanni

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

LAVANDA DEI PIEDI

Dove motivi pastorali lo consigliano, dopo l’omelia ha luogo la lavanda dei piedi. I prescelti per il rito – uomini o ragazzi – vengono accompagnati dai ministri agli scanni preparati per loro in un luogo adatto.
Il sacerdote (deposta, se è necessario, la casula) si porta davanti a ciascuno di essi e, con l’aiuto dei ministri, versa dell’acqua sui piedi e li asciuga.
Durante il rito, si cantano alcune antifone, scelte tra quelle proposte, o altri canti adatti alla circostanza.

ANTIFONA PRIMA (cf. Gv 13,4.5.15)

Il Signore si alzò da tavola versò dell’acqua in un catino,
e cominciò a lavare i piedi ai discepoli:
ad essi volle lasciare questo esempio.

ANTIFONA SECONDA (Gv 13,6.7.8)

“Signore, tu lavi i piedi a me?”.
Gesù gli rispose dicendo:
“Se non ti laverò, non avrai parte con me”.
V. Venne dunque a Simon Pietro, e disse a lui Pietro:
– Signore, tu lavi…
V. “Quello che io faccio, ora non lo comprendi,
ma lo comprenderai un giorno”.
– Signore, tu lavi…

ANTIFONA TERZA (cf. Gv 13,14)

“Se vi ho lavato i piedi,
io, Signore e Maestro,
quanto più voi avete il dovere
di lavarvi i piedi l’un l’altro”.

ANTIFONA QUARTA (Gv 13,35)

“Da questo tutti sapranno
che siete miei discepoli,
se vi amerete gli uni gli altri”.
V. Gesù disse ai suoi discepoli:
– Da questo tutti sapranno…

ANTIFONA QUINTA (Gv 13,34)

“Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate gli uni gli altri
come io ho amato voi”, dice il Signore.

ANTIFONA SESTA (cf. 1Cor 13,13)

Fede, speranza e carità,
tutte e tre rimangano tra voi:
ma più grande di tutte è la carità.
V. Fede, speranza e carità,
tutte e tre le abbiamo qui al presente:
ma più grande di tutte è la carità.
– Fede…

Subito dopo la lavanda dei piedi – quando questa ha luogo – oppure dopo l’omelia, si dice la preghiera universale.
In questa Messa si omette il Credo.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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