Commento al Vangelo del 2 Maggio 2019 – Gv 3, 31-36

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Il commento al Vangelo del 2 Maggio 2019 a cura dei Dehoniani.

II settimana di Pasqua | II settimana del salterio

S. Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa (memoria)

Il tuo nome è Conversione, alleluia!

L’accostamento delle due letture della liturgia ci permette di cogliere una stupenda sintonia tra le parole che troviamo nel vangelo e quanto viene vissuto, con inaspettato coraggio, da parte degli apostoli. L’insegnamento del vangelo di oggi tocca il cuore di ogni discepolo: «Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita» (Gv 3,36). Queste parole corrispondono all’essenza stessa dell’insegnamento ricevuto dagli apostoli.

Costoro lo custodiscono come pietra di fondamento della loro fedeltà e della loro coraggiosa testimonianza. La reazione degli apostoli, che pure si trovano in una situazione di fragilità e di minaccia, rivela come e quanto l’insegnamento del loro Maestro si sia impresso nel loro cuore, tanto da diventare la stella polare che permette al loro cammino di non smarrirsi. Pietro non ha nessun ritegno a ergersi con fierezza, e lo fa «insieme» agli altri: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini» (At 5,29).

Questa franca dichiarazione di Pietro non è un atto di rivolta o di semplice insubordinazione nei confronti di quanti detengono il potere e lo esercitano abusando di esso: è un atto di fede. Ciò che sta al cuore della presa di posizione di Pietro è la consapevolezza di una dignità e di una responsabilità che nessuno può incrinare né, tantomeno, mortificare. Laddove i notabili del popolo reclamano un’obbedienza di sottomissione, gli apostoli offrono un’obbedienza di relazione. Il sommo sacerdote non rie sce a sopportare la libertà con cui gli apostoli prendono ormai la parola, condividendo con tutto il popolo la loro esperienza di liberazione, e li interroga con un tono di minaccia: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo» (5,28).

Quella del sommo sacerdote è un’accusa sotto la cui maschera si nasconde un’autodifesa che, tra l’altro, non è necessaria. Al cuore della testimonianza apostolica non sta l’accusa, ma una mano tesa «per dare a Israele conversione e perdono dei peccati» (5,31). Chi meglio di Simon Pietro conosce, a motivo dell’amara esperienza del suo rinnegamento, il bisogno di essere perdonato? Ciò che manca al sommo sacerdote e ai notabili del popolo è una capacità e volontà di rilettura, umile e responsabile, delle loro azioni. Questa indisponibilità di fondo non permette alla vita di vincere su ogni forma di morte. La differenza tra i discepoli e quanti si sentono detentori di un potere sacro e inviolabile, è la capacità di fare spazio alla vita accettando di dare un nome a tutte le proprie chiusure e tradimenti per non rimanervi ingabbiati.

Il Signore ci rammenta che quando si è capaci come Nicodemo e come Simon Pietro di maturare in disponibilità, si sperimenta un dono di vita che è «senza misura» (Gv 3,34). Il dono di vita che ci è promesso dipende dal nostro desiderio di accoglierlo nella concretezza della nostra vita sempre in cammino e sempre in «conversione».

Signore risorto, la vita che riceviamo dal tuo mistero pasquale ci porta oltre ogni nostra fissazione sui nostri errori e malintesi. Donaci il coraggio di un’obbedienza viva che sa riconoscere i propri errori, fino a sperimentare la risurrezione di una generosa conversione. Alleluia!

Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3, 31-36

Chi viene dall’alto, è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.

Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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