Commento al Vangelo del 20 Maggio 2019 – Gv 14, 21-26

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Il commento al Vangelo del 20 Maggio 2019 a cura dei Dehoniani.

S. Bernardino da Siena, sacerdote (memoria facoltativa)

V settimana di Pasqua – I settimana del salterio

Una memoria esistenziale

Nei  giorni  scorsi  abbiamo  ascoltato  l’inizio  di  questo  capitolo  14 di Giovanni, che si apre con la promessa di Gesù di andare a prepararci una dimora presso il Padre. Ora lo sguardo si capovolge, poiché  Gesù  promette  di  prendere  dimora  con  il  Padre  in  ogni credente: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23).

Questo è il modo con il quale, nella sua pasqua, Gesù ci prepara un posto presso il Padre: fa di ciascuno di noi una dimora  per  Dio!  C’è  dunque  un’ospitalità  reciproca: noi  dimoriamo in Dio e Dio dimora in noi. È la stessa ospitalità che, nello Spirito, si  prestano  vicendevolmente  il  Padre  e  il  Figlio:  «Non  credi  che io sono nel Padre e il Padre è in me?» (14,10), aveva domandato subito prima Gesù a Filippo, proprio nel brano ascoltato ieri.

La  condizione  per  vivere  tutto  questo  è  osservare  i  comandamenti di Gesù e rimanere nell’amore (cf. 14,21). Sorge allora una domanda: che relazione c’è tra l’amore e i comandamenti? Perché per  amare  occorre  osservare  i  comandamenti?  Sembrerebbe  che Gesù  ci  chieda  una  prova  d’amore,  che  consisterebbe  appunto nell’osservanza dei comandamenti. Oppure, in una lettura ancora più  fuorviante,  si  potrebbe  intendere  che  Gesù  sia  disposto  ad amare  soltanto  coloro  che  osservano  i  suoi  comandamenti.  Siamo del tutto fuori strada se intendiamo così le parole di Gesù. Il loro  senso  è  molto  diverso.

Noi  purtroppo  traduciamo  con  «comandamenti»  il  termine  greco  entolê,  tipico  di  Giovanni,  che  talora  ricorre  al  singolare,  talora  al  plurale,  come  nel  nostro  caso. Il  sostantivo  «comandamenti»  ci  fa  immediatamente  pensare  al decalogo  o  ad  altri  comandi  di  Dio  simili  a  quelli  rivelati  a  Mosè nelle  tavole  della  Legge.  Anche  termini  analoghi  come  norma  o precetto  tradirebbero  il  pensiero  di  Giovanni.  Il  termine  entolê, preferito  da  Giovanni,  è  composto  dal  verbo  tello (che  significa mettere,  porre,  collocare)  preceduto  dalla  preposizione  en,  che significa  «in»,  «dentro».

È  dunque  un  porre-in,  un  porre-dentro. Se  dovessimo  ricalcare  il  termine  greco,  in  italiano  avremmo  il verbo  in-porre o  il  sostantivo  imposizione.  È  però  evidente  che questi termini hanno assunto ormai un significato del tutto diverso rispetto alla loro origine etimologica; per noi ora il sostantivo «imposizione» riveste un senso negativo, che evoca l’idea di costrizione, di forzatura, addirittura di una violenza niente affatto rispettosa della libertà. Si tratta, invece, di custodire il dono che   lo Spirito di Dio depone nella nostra vita, perché non vada per so, sprecato, reso vano, ma al contrario possa fruttificare. E il   suo frutto è l’amore, con il quale Dio ci ama in modo gratuito e preveniente, e nel quale ci chiede di rimanere anche grazie alla custodia fedele e creativa della sua Parola.

Ci è possibile vivere questa custodia grazie al dono dello Spirito che, aggiunge Gesù, ci insegnerà ogni cosa e ci ricorderà tutto ciò che  egli  ci  ha  detto  (cf.  14,26).  Lo  Spirito  ricorda  insegnando  e insegna ricordando. Soprattutto, lo Spirito fissa il comandamento nuovo  di  Gesù  non  tanto  in  una  memoria  psichica,  quanto  nella memoria del cuore, perché esso possa essere quel terreno buono che  accoglie  il  seme  consentendogli  di  portare  frutto.  In  questo modo,  la  memoria  che  ci  dona  lo  Spirito  diventa  addirittura  una memoria  esistenziale:  diventiamo  memoria  vivente  del  Signore Gesù, attraverso le sue parole che annunciamo, attraverso i suoi gesti  che  ripetiamo.

Gli  Atti  ci  mostrano  continuamente  questa memoria esistenziale presente nelle vicende dei diversi discepoli di  cui  ci  narrano,  che  spesso  replicano  ciò  che  di  Gesù  è  stato narrato nei vangeli. A Listra Paolo rimette in piedi e fa camminare un paralitico, come Gesù aveva fatto a Cafarnao (cf. Mc 2,1-12). Lo può fare non perché egli sia un dio, come fraintende la gente, ma perché in lui agisce lo Spirito di Dio, che ci insegna e ci fa comprendere la Parola di Gesù conformando la nostra vita alla sua.

Signore Gesù, noi ti ringraziamo per il dono dello Spirito, che ci ricorda la tua Parola, ci accorda la grazia di comprenderla in profondità, la fissa nella memoria del cuore perché porti frutti di pace, di verità, di giustizia, di amore, anche in noi e attraverso di noi. Noi possiamo rimanere nel tuo amore solo se tu rimani in noi, con il Padre, nello Spirito. Benedetto sei tu, Signore di tutti i viventi.

Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome vi insegnerà ogni cosa.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14, 21-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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