Commento al Vangelo del 21 Maggio 2019 – Gv 14, 27-31a

C

Il commento al Vangelo del 21 Maggio 2019 a cura dei Dehoniani.

Ss. Cristoforo Magallanes e compagni, martiri (mem. fac.)

V settimana di Pasqua – I settimana del salterio

Senza paura

La  vita  del  discepolo  di  Cristo  non  è  una  vita  facile,  non  è  un cammino  in  discesa,  non  è  una  via  senza  ostacoli.  Le  contraddizioni e le sofferenze che possono appesantire la vita di un cristiano dipendono certamente dalle forze ostili che abitano il mondo e  il  cuore  dell’uomo,  e  che  cercano  di  impedire  la  crescita  del Regno di Dio. Ma la via della sequela è segnata soprattutto dalla croce,  o  meglio  dall’esperienza  stessa  di  Gesù,  dal  suo  mistero di  morte  e  risurrezione.

 È  un’esperienza  che  passa  attraverso  la morte,  cioè  attraverso  il  dono  della  vita  che  apre  alla  pienezza della comunione con Dio e con i fratelli. Le sofferenze e le persecuzioni che l’apostolo Paolo e i suoi compagni subiscono a Listra non  sono  un  semplice  incidente  di  percorso;  sono,  paradossalmente, la conferma della loro fedeltà all’evangelo, l’occasione per vivere una fedeltà senza riserve. La consapevolezza di soffrire per Cristo diventa una forza per il discepolo ed è una garanzia che si sta camminando sulla via percorsa dal Signore, «perché – dicono Paolo  e  Barnaba  alla  comunità  cristiana  –  dobbiamo  entrare  nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni» (At 14,22).

Ma  accanto  alla  fedeltà  nella  prova,  c’è  un  dono  che  Gesù promette ai suoi e che in qualche modo è la garanzia e la verifica della presenza interiore del Padre, del Figlio e dello Spirito che abitano nel credente e che lo sostengono nella prova. Si tratta del  dono  della  pace.  Infatti,  lasciando  i  suoi  discepoli,  Gesù  li saluta  con  un  dono  che  diventa  anche  presenza  nella  vita:  la pace. Ma la pace non è solo assenza di conflitti, non è solo tranquillità dell’anima, non è solo felicità piena. «Vi lascio la pace, vi do la mia pace», dice Gesù (Gv 14,27).

La pace donata è la pace di  Gesù,  cioè  quella  che  lui  stesso  possiede  e  che  lui  solo  può donare,  quella  pace  che  si  può  scoprire  solo  in  relazione  con  lui (Cristo  è  la  nostra  pace),  quella  pace  che  abbraccia  tutta  la  vita (e non solo la dimensione interiore), che si trasforma in gioia, che dà  qualità  alle  relazioni.  Questa  pace  non  la  può  dare  il  mondo: è  così  diversa  da  quella  che  l’uomo  si  illude  di  cercare  con  compromessi e tattiche politiche, con fughe in situazioni irreali, tanto che  i  discepoli  potrebbero  addirittura  non  scorgerla,  perché  può essere nascosta anche nel suo contrario, cioè nella persecuzione.

È  una  pace  che  non  consiste  nell’assenza  della  croce,  ma  nella certezza  della  sua  vittoria.  Proprio  il  dono  della  pace  di  Cristo  è ciò  che  deve  far  scomparire  ogni  paura,  ogni  turbamento:  «Non sia  turbato  il  vostro  cuore  e  non  abbia  timore»  (14,27).  La  pace dà  uno  sguardo  aperto,  uno  sguardo  che  abbraccia  tutta  l’esistenza  del  discepolo  e  la  proietta  verso  il  futuro.  Non  scompare solo il turbamento di fronte al dramma della passione o la paura di rimanere da soli, percependo un’assenza; la pace si trasforma anche  in  sguardo  di  speranza,  mediante  quella  responsabilità che deve caratterizzare il discepolo nel tempo dell’attesa: «Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me»  (14,28).

 È  come  se  Gesù  invitasse  a  guardare  in  alto  e,  con il  cuore  pieno  di  pace,  vivere  orientati  verso  la  meta:  lì  dove  c’è la  vera  dimora,  lì  dove  c’è  il  Padre,  lì  dove  c’è  il  Signore  Gesù, la nostra vera pace. Il fondamento della pace che Gesù ci dona è proprio  questo  sguardo  che  apre  un  cammino:  verso  il  Padre.  Il Padre è allo stesso tempo all’origine e al termine dell’itinerario di Gesù  e  dell’itinerario  dei  credenti.  La  vera  pace  si  fonda  proprio sulla consapevolezza che, grazie a Gesù, è definitivamente aperta la strada verso Dio stesso.

E nella fedeltà di Dio la nostra pace è custodita. «Avere la pace con un uomo – ci ricorda D. Bonhoeffer –  significa  poter  costruire  saldamente  sulla  sua  fedeltà,  significa sapersi  una  cosa  sola  con  lui,  sapersi  da  lui  perdonati;  avere la  pace  significa  avere  una  patria  nell’irrequietezza  del  mondo, significa  posare  i  piedi  su  di  un  fondamento  sicuro:  fremano  e infurino  pure  le  onde,  non  possono  più  rapirmi  la  mia  pace.  La mia pace mi ha fatto libero dal mondo, mi ha fatto forte contro il mondo, mi ha fatto maturo per l’altro mondo».1

Signore, donaci la tua pace! Non la troviamo nel nostro cuore, non la troviamo negli affanni della nostra vita, non la troviamo nel rumore delle nostre parole, non la troviamo negli sguardi e nei gesti che nascondono la nostra tristezza e paura, non la troviamo nel nostro mondo perché esso non può darcela. Signore, donaci la tua pace!

1D. Bonhoeffer, Memoria e fedeltà, Qiqajon, Bose 1995, 146.

Vi do la mia pace.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14, 27-31a

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.
Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il prìncipe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

Commenti

uno × due =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Top

On this website we use first or third-party tools that store small files (cookie) on your device. Cookies are normally used to allow the site to run properly (technical cookies), to generate navigation usage reports (statistics cookies) and to suitable advertise our services/products (profiling cookies). We can directly use technical cookies, but you have the right to choose whether or not to enable statistical and profiling cookies. Enabling these cookies, you help us to offer you a better experience.