Commento al Vangelo del 24 Aprile 2019

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Il commento al Vangelo del 24 Aprile 2019 a cura dei Dehoniani.

Ottava di Pasqua / Tempo di Pasqua / Proprio

Camminare nel nome di Cristo

La vita ci appare spesso come un cammino misterioso, i cui per-corsi sono a volte sconosciuti, a volte sicuri e ben tracciati; non mancano sulla via della vita insidie e pericoli, possibilità di smar-rimento e di disorientamento, momenti bui e privi di senso. Ci sono situazioni che bloccano e rendono impossibile ogni avan-zamento. Ci si sente come quell’uomo storpio di cui parla il libro degli Atti: seduto alla porta del tempio, mendica una parola, un aiuto «a coloro che entravano nel tempio» (At 3,2).

Desidera ri-prendere il cammino, poter affrontare la vita con quella forza che gli permette di avanzare verso una meta. Una parola, pronunciata da un testimone di Cristo, e un gesto lo risollevano, gli danno vi-gore, gli fanno riprendere il cammino nella speranza e nella gioia: «Pietro gli disse: […] “Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!”» (3,6). Questo avviene anche per noi. Nessuno di noi sa, in anticipo, quali strade è chiamato a percorrere; nessu-no di noi pretende di non trovare pericoli, di non rischiare sulla strada della vita. Semplicemente desideriamo camminare e non rimanere bloccati di fronte alla vita.

Ma soprattutto desideriamo incontrare qualcuno che ci prenda per mano, ci sollevi e ci guidi nella via che conduce alla vita vera; desideriamo che il Signore ci stia accanto in questo essere pellegrini alla ricerca di questa vita; desideriamo che questo cammino con il Signore si riveli come vita vera per noi, susciti in noi la gioia e la pienezza di vita.È questa l’esperienza di quei due discepoli che, dopo l’evento drammatico della morte di Gesù, riprendono tristi e delusi il cam-mino che li riporta alla vita di tutti i giorni, con tanti interrogativi irrisolti nel loro cuore.

Riprendono la vita che hanno sempre fat-to, ma con la sfiducia nel loro cuore. Pensavano di aver trovato un senso alla loro vita in quel Gesù che hanno seguito, con tanta generosità, ma anche con tante aspettative: «Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele» (Lc 24,21). Ma tutto è finito. «Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro» (24,15). All’improvviso c’è qualcuno che si fa compagno di questa strada, piena di delusione e di domande senza risposta. Questo fore-stiero non dice chi è e nessuno lo interroga sulla sua identità: si accosta con molta discrezione e incomincia a entrare nei loro discorsi. Per ora si fa semplicemente compagno di cammino, con-dividendo le fatiche di una speranza spezzata: lascia che questi due discepoli sfoghino la loro amarezza e li ascolta attentamente.

Questi due discepoli hanno bisogno di essere aiutati a scoprire qualcosa che da soli non riusciranno mai a comprendere: e cioè che Gesù non li ha abbandonati soli nel cammino, ma è presente accanto a loro, continua a guidarli, a essere loro compagno, a donare loro la vita, a sostenere la loro speranza. Gesù è vivo, ma la sua presenza è diversa e non è più afferrabile dagli occhi del corpo: soltanto quelli del cuore lo possono vedere e riconoscere. A questo punto, a quei due discepoli capita qualcosa di inaspet-tato. Quel discreto compagno di viaggio incomincia pian piano a prendere in mano il discorso, a raccontare e ad aprire il senso di una Parola che fino ad allora rimaneva oscura al loro sguardo.

Al-lora, per i due discepoli, il volto di quello straniero incomincia ad assumere tratti familiari: sono i tratti di quella Parola che spes-so hanno ascoltato da Gesù, quella Parola che è spirito e vita, quella Parola che comunica vita eterna. I due discepoli sentono che quel forestiero diventa per loro presenza viva, e che senza quell’uomo la loro sera non avrà più termine e il loro cammino sarà nella solitudine. Ma il nome di quel forestiero si rivela per mezzo di un gesto, un gesto familiare, che quei discepoli hanno tante volte condiviso tra loro, assieme al loro Maestro. Ma anche un gesto pieno di novità, un gesto che così solo Gesù sapeva e poteva fare, un gesto che ha donato loro la vita. «Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero».

Quella presenza che dà la vera vita e che per loro sembrava irrimediabilmente persa, è ora ridonata loro. «Ma egli sparì dalla loro vista» (24,31). Ormai han-no compreso che Gesù non li ha abbandonati: è sempre presente e cammina accanto a loro.

Stanchi, o Signore, percorriamo il cammino della vita; come i discepoli di Emmaus, forse abbiamo sperato invano. Ma tu Signore, non ci hai delusi: ti sei donato a noi, ci hai donato il tuo corpo, ci hai donato la vita senza fine. E i nostri occhi erano chiusi e non abbiamo visto il miracolo del tuo amore. Riaccendi il nostro cuore, aprilo con la tua luce, e ti incontreremo sul nostro cammino.

Lc 24, 13-35
Dal Vangelo secondo Luca

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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