Commento al Vangelo del 26 Aprile 2019 – Gv 21, 1-14

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Il commento al Vangelo del 26 Aprile 2019 a cura dei Dehoniani.

Ottava di Pasqua / Tempo di Pasqua / Proprio

Delusione e coraggio

Se confrontiamo le reazioni e i sentimenti dei discepoli dopo la crocifissione di Gesù, e soprattutto di fronte al Risorto, con lo stile di annuncio dell’evangelo narrato nel libro degli Atti, si rimane colpiti nel notare alcune differenze. La morte drammatica del loro Maestro ha segnato profondamente il cuore dei discepoli. E quando si rendono conto che il loro Signore non è più fisicamente presente, ecco allora emergere dal loro cuore la delusione, la paura, la sconfitta.

E non è sufficiente il fatto che il Risorto appaia ai loro occhi: restano in loro dubbio, incredulità, tanto che faticano a riconoscerlo. Solo Gesù con la sua parola, con i suoi gesti, con la sua infinita misericordia che accoglie e perdona, può aprire il cuore di questi uomini. È Gesù a trasformare questi uomini in annunciatori intrepidi del suo mistero pasquale. E nel libro degli Atti vediamo che gli apostoli diventano testimoni affidabili e coraggiosi di quella Parola che li ha profondamente cambiati. Nella pericope di Atti riportata oggi dalla liturgia, Pietro e Giovanni, dopo la guarigione dello storpio alla porta «Bella» del Tempio, dimostrano non solo un sorprendente coraggio nell’affrontare l’ostilità dei sadducei che li fanno gettare in prigione, ma testimoniano davanti a tutti, con parole piene di franchezza e potenza, il mistero di morte e risurrezione di Cristo e la guarigione operata in forza di questo mistero. «Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: “[…] nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato» (At 4,810).

Certamente è la potenza dello Spirito a parlare in Pietro e a donargli franchezza, ma è anche la convinzione interiore dell’apostolo a rendere vera ed efficace la sua parola e la sua testimonianza. Pietro sa per esperienza che può essere così forte e parlare senza timore, sa che può essere una «roccia» (questo è il suo nome), perché ormai la sua vita è fondata su una roccia sicura: «Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo» (4,11). Pietro ora sa che nel nome di Gesù tutto è possibile, e questo nome abita ormai nel profondo del suo cuore.Pietro sa che tutto il suo cammino è iniziato con un nome nuovo pronunciato su di lui. Da quel primo incontro con Gesù tutto è cambiato nella sua vita di pescatore.

Con il suo sguardo intenso, quello sguardo che conosce le profondità del cuore perché ama, Gesù ha pronunciato una parola su di lui, una parola che rivela in un nome tutto il cammino che quel pescatore doveva percorrere: «“Tu sei Simone […] sarai chiamato Cefa” – che significa Pietro» (Gv 1,42). Simone il pescatore è trasformato in un testimone della fede, in colui che deve condurre altri fratelli a Gesù e deve sostenerli; non dovrà più catturare pesci, ma pescare uomini per la vita (come dice un altro evangelista). Ma il mistero della sua vocazione Pietro lo scopre solo alla fine.

Ha seguito Gesù con generosità ed entusiasmo, ma anche con tanti dubbi e tanta fatica. Di fronte all’apparente fallimento del suo Maestro, fugge e addirittura rinnega quel nome che ha cambiato la sua vita. La morte di Gesù sembra far ritornare Pietro agli inizi del suo cammino, quando era un semplice pescatore. Con i suoi compagni riprende il mestiere di sempre e torna in Galilea a pescare: «Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla» (21,3). Quella barca vuota sembra diventare il simbolo di una vita, di una vocazione fallita.

Ma è proprio in questo momento che Gesù torna a chiamare quel pescatore deluso: «Allora egli disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci» (21,6). Tutto riprende vita. Lo sguardo attento del discepolo amato comprende la fonte di questa inattesa pienezza: «È il Signore!» (21,7). E anche lo sguardo di Pietro è trasformato: «Appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare» (21,7). Adesso Pietro è pronto a riprendere il cammino dietro a Gesù, a ritornare a essere la pietra sicura su cui si appoggia la fede della comunità dei discepoli.

Solo gli occhi penetranti del discepolo amato ti riconoscono come Signore! E tu continui a rimanere accanto a noi come uno sconosciuto perché i nostri occhi sono puntati su di noi, sui nostri progetti, sui nostri fallimenti. Dona anche a noi occhi pieni di stupore, occhi che sanno guardare l’infinito del tuo amore, occhi che sanno riconoscerti nelle fatiche e nelle gioie di ogni giorno. Donaci gli occhi del discepolo amato, o Signore!

Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 21,1-14

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete a da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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