Commento al Vangelo del 28 Aprile 2019 – Gv 20, 19-31

C

Il commento al Vangelo del 27 Aprile 2019 a cura dei Dehoniani.

II settimana di Pasqua | II settimana del salterio
II domenica di Pasqua (o della Divina misericordia)

Stare insieme

Si conclude l’ottava di Pasqua, il grande «giorno che ha fatto il Signore» (Sal 117[118],24) per noi e per la nostra salvezza. L’esperienza dei primi testimoni del Risorto ci ricorda che alla gioia della risurrezione non si accede in modo scontato e lineare. L’incontro con il volto del Signore è un grande mistero che si compie nella misura in cui lasciamo entrare dentro le porte chiuse (cf. Gv 20,19) della nostra storia la forza inarrestabile di un amore capace di donarsi anche in mezzo alle tenebre del peccato e della morte: «Non temere! […] Ero morto, ma ora vivo per sempre» (Ap 1,1718).

Tutti i racconti delle apparizioni, con cui ci siamo allietati nei giorni dell’ottava, ci hanno mostrato un Signore risorto che, anziché manifestarsi in modo clamoroso e convincente a tanti, preferisce rivelarsi con estremo pudore a pochi, mostrandosi senza alcuna fretta e attraverso una serie di segni: le bende a terra, il cuore che arde, la rete che raccoglie pesci, la testimonianza delle donne. Presentandosi senza alcuno spirito di rivalsa, anzi offrendo i segni di un amore liberamente vissuto – «le mani e il fianco» –, il Signore Gesù entra nel regno della tristezza con la grande speranza di poter spalancare nuovamente le porte della fiducia in se stessi e negli altri: «E i discepoli gioirono al vedere il Signore» (Gv 20,20). Il segno inequivocabile di questa speranza ritrovata è assicurato dal mandato di essere testimoni della rivelazione di Dio, che il Signore non ha alcuna intenzione di revocare ai suoi amici: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (20,21).

Nessun rimprovero, nessuna predica, nessuna considerazione. I gesti del Risorto sono così essenziali da non poter essere in alcun modo fraintesi: «Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (20,2223). Così si manifesta la risurrezione nella comunità dei credenti, come un sollievo di fronte al proprio peccato e una liberazione dalle proprie paure. Il Risorto conosce bene la povertà della sua chiesa, ma sa anche che in questa debole e fragile umanità si nasconde la misteriosa forza della testimonianza autentica. Proprio coloro che hanno fatto esperienza del limite e del peccato possono diventare custodi del perdono di Dio, senza correre il rischio di risultare idealisti o insensibili.

Da questa prima espansione di vita e di gioia, si esclude in un primo momento Tommaso, il discepolo che ben rappresenta la nostra incapacità di consegnarci subito al rinnovamento della vita. Come lui, anche noi a volte non troviamo altra strada se non quella di rimanere un po’ appartati, nell’attesa che qualcosa o qualcuno venga a svegliarci dal torpore di una rassegnazione che, in fondo, noi per primi non vorremmo avere addosso: «Abbiamo visto il Signore!» (20,25). Tommaso reagisce con una diffidenza che tradisce però il grande desiderio di poter accedere a una nuova relazione con il suo Signore. Infatti, otto giorni dopo, decide di «stare insieme» (At 5,12) agli altri discepoli, dopo aver disobbedito alle proteste del suo cuore ferito: «Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso» (Gv 20,26).

Tommaso non è rimasto troppo a lungo in disparte. Ha scelto di avvicinare il proprio dolore alla speranza dei fratelli. Solo allora il Signore finalmente gli appare, per introdurre anche lui dentro il mistero del suo amore trafitto e risorto: «Metti qui il tuo dito e guarda mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!» (20,27). Non in disparte, ma insieme ai fratelli si entra nella gioia della risurrezione, che cancella le paure del cuore e rilancia il coraggio di una vita santa, all’altezza del nostro desiderio e del disegno di Dio: «La comunità che custodisce i piccoli particolari dell’amore, dove i membri si prendono cura gli uni degli altri e costituiscono uno spazio aperto ed evangelizzatore, è luogo della presenza del Risorto che la va santificando secondo il progetto del Padre» (papa Francesco, Gaudete et exsultate, n. 145).

Signore risorto, nonostante tanti nostri fallimenti, tu desideri ancora stare insieme a noi, tu credi ancora che proprio la nostra fragilità possa esprimere il mistero della pace e del perdono reciproco. Fa’ che non ci lasciamo isolare da dolorose distanze e incomprensioni, non lasciare che decadiamo dal desiderio di stare insieme a te e fra noi in modo nuovo. Alleluia!

Otto giorni dopo venne Gesù.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20, 19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

Commenti

dodici + 6 =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Top

On this website we use first or third-party tools that store small files (cookie) on your device. Cookies are normally used to allow the site to run properly (technical cookies), to generate navigation usage reports (statistics cookies) and to suitable advertise our services/products (profiling cookies). We can directly use technical cookies, but you have the right to choose whether or not to enable statistical and profiling cookies. Enabling these cookies, you help us to offer you a better experience.