Commento al Vangelo del 4 Maggio 2019 – Gv 6, 16-21

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Il commento al Vangelo del 4 Maggio 2019 a cura dei Dehoniani.

II settimana di Pasqua II settimana del salterio

Il tuo nome è Giusto, alleluia!

La comunità dei primi discepoli deve fare i conti con la fatica di essere una realtà sempre più numerosa e complessa. Si ripete al cuore della comunità dei discepoli del Risorto un dramma analogo a quanto avvenne per il popolo di Israele in esodo dalla schiavitù dell’Egitto verso la libertà: la mormorazione. Infatti, la vita nel dinamismo della risurrezione dei primi discepoli, come il passaggio dalla schiavitù alla libertà del popolo di Israele, non è mai scontata, ed è sempre esigente.

Normalmente i malintesi non nascono mai da questioni alte di principio, ma radicano nell’insoddisfazione che genera la recriminazione: «Quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove» (At 6,1). Davanti a un problema non certo teologico, ma di grande importanza perché tocca la vita quotidiana dei più poveri, la reazione degli apostoli è esemplare: si affronta il problema e si trova una soluzione.

Per affrontare un problema e trovare una soluzione vi è una premessa ineludibile: sentire fino a portarla la sofferenza dell’altro. Così la prima reazione del gruppo degli apostoli è una presa di posizione di fondo, che mette in ordine la gerarchia dei principi dando a ogni elemento della vita il suo posto: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense» (6,2).Nondimeno gli apostoli non si accontentano di ribadire la preminenza del loro servizio in seno alla comunità di spezzare la Parola di Dio. Riconoscono altresì la necessità di andare incontro alle esigenze dei più poveri inventando con coraggio una soluzione: «Cercate tra voi sette uomini […] ai quali affideremo questo incarico» (6,3).

Nessun imbarazzo da parte degli apostoli nel rendersi conto di una fatica, e nessuna colpevolizzazione né nei confronti di se stessi né, tantomeno, nei confronti di quanti si vanno lamentando. Al cuore dell’esperienza pasquale, che sta a fondamento della comunità che si raccoglie attorno al Risorto, sembra ci sia una convinzione radicata e radicale: se la comunità vive un problema, all’interno della stessa comunità bisogna trovare la soluzione: «Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero…» (6,5). Sono proprio gli apostoli a indicare alla comunità il modo di attraversare un momento di «buio» quando, ancora una volta, «il mare era agitato, perché soffiava un forte vento» (Gv 6,17-18).

L’esperienza che gli apostoli avevano vissuto sul mare di Galilea dopo che il Signore Gesù ebbe moltiplicato il pane e i pesci, sembra aver insegnato loro, una volta per tutte, a nominare le difficoltà e ad avere il coraggio di non lasciarsi sommergere dalla paura. Essa appesantisce talmente da far affondare ogni buona speranza. Il monito di Gesù in mezzo al mare in tempesta rimane la bussola sicura per navigare sicuramente persino quando non si vede niente e si capisce ancora meno: «Sono io, non abbiate paura!» (6,20).

Nel tempo di Chiesa che stiamo vivendo, segnato da tanta fatica e da tante mormorazioni, alcune delle quali giuste e fondate, non ci resta che riconoscere quanto sia «giusto» (At 6,2) farci interpellare senza giudicare. Proprio la fede pasquale diventa per noi la stella polare che ci rende sicuri, tanto da tentare persino nuove strade senza nessuna «paura» di smarrirci.

Signore risorto, il tuo invito alla fiducia è il frutto più maturo e gustoso della tua traversata pasquale. Sei tu il nostro punto di riferimento sicuro, che ci permette di affrontare le situazioni più inedite con il coraggio di chi non si rassegna mai al malcontento. Alleluia!

Videro Gesù che camminava sul mare.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6, 16-21

Venuta la sera, i suoi discepoli [di Gesù] scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao.

Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.

Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!».

Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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