Commento al Vangelo di oggi, 1 Agosto 2019 – Mt 13, 47-53

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

S. Alfonso Maria de’ Liguori, vesc. e dott. della Chiesa (mem.)
XVII settimana del tempo ordinario
I Settimana del Salterio

Dimora

Sin dalle prime battute del suo vangelo, Matteo ci fa contemplare  il  Signore  Gesù  come  un  nuovo  Mosè  che  diventa  salvatore proprio  perché,  a  sua  volta,  salvato  dal  pericolo  di  essere  non accolto alla nascita o sterminato subito dopo assieme ai bambini di  Betlemme.  Quest’oggi  la  Parola  di  Dio  che  ci  viene  proposta dalla liturgia ci fa assistere all’erezione della «Dimora» (Es 40,18).

Questo  luogo  santo  ha  due  funzioni  principali.  Prima  di  tutto  è lo spazio dell’incontro tra Dio e il suo servo Mosè per discernere ciò  che  è  buono  per  il  popolo  in  cammino  verso  la  libertà.  Inoltre,  rappresenta  il  segnale  per  indicare  al  popolo  il  tempo  per camminare e il tempo per riposare. Il testo ricorda che «per tutto il  tempo  del  loro  viaggio,  quando  la  nube  s’innalzava  e  lasciava  la  Dimora,  gli  Israeliti  levavano  le  tende»  (40,36).  A  partire da  questo  racconto  possiamo  dire  che  il  luogo  della  Dimora  è contemporaneamente  l’ambito  dell’intimità  e  della  sosta  silenziosa  per  intrattenersi  nella  preghiera,  come  pure  il  segnale  per rimettersi in cammino.

Da questo punto di vista la Dimora-Tenda conserva  tutto  il  suo  carattere  profetico  e  dinamico  in  confronto al Tempio costruito in pietra. Il tempio di pietra  è  inamovibile, tanto da assomigliare più ai luoghi di culto dell’Egitto faraonico  che non alla caratteristica particolare del popolo di Dio nomade    e sempre in cammino.

Il segno della Dimora rimane nella memoria di  Israele,  come  pure nella coscienza della Chiesa non è un ricordo nostalgico dei «tempi d’oro» di una fede essenziale e di una sequela generosa. Esso rappresenta un monito per chiedersi fino a che punto rimaniamo  stabili  nel  rapporto  con  Dio  e  continuamente  in  cammino per  corrispondere  alla  sua  volontà,  che  si  manifesta  attraverso  i segnali  della  vita.  Nel  racconto  dell’Esodo  continuamente  viene ricordato  che  ogni  gesto  avviene  «come  il  Signore  aveva  ordinato  a  Mosè»  (40,32).

Possiamo  applicare  a  Mosè  ciò  che  il  Signore  Gesù  dice  a  conclusione  delle  sue  parabole:  «Per  questo ogni  scriba,  divenuto  discepolo  del  regno  dei  cieli,  è  simile  a  un padrone  di  casa  che  estrae  dal  suo  tesoro  cose  nuove  e  cose antiche»  (Mt  13,52).  Questa  piccola  parabola  conclusiva  segue l’evocazione  della  «rete  gettata  nel  mare,  che  raccoglie  ogni  genere di pesci» (13,47).

La  nostra  vita  è  per  sua  natura  complessa  e  spesso  segnata da  ambiguità,  oltre  che  accompagnata  da  momenti  di  fragilità  e persino  di  trasgressione.  Eppure  il  Signore  Gesù  ci  permette  di sperare  sempre  e  comunque.  La  minaccia  che  rischia  di  immobilizzarci nella paura – «e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà  pianto  e  stridore  di  denti»  (13,50)  –  è  in  realtà  uno  stimolo a sentire l’urgenza di agire con l’intelligenza e la sapienza dello scriba, «divenuto discepolo del regno dei cieli». Non possiamo e non dobbiamo mai accontentarci di ciò che abbiamo raggiunto. Dobbiamo essere capaci di frugare nel nostro cuore e di cercare con attenzione negli eventi che accadono nella nostra vita, per trovare sempre «cose nuove e cose antiche». La sfida è di essere sensibili sia alle «cose nuove» che alle «cose antiche» per sapersi fermare e, al contempo, sapersi rimettere in marcia.

Signore Gesù, donaci la calma e la diligenza dello scriba divenuto discepolo del Regno e infondi nel nostro cuore la stessa mitezza  che amasti in Mosè, tuo servo. Talora la fretta ci rende superficiali e distratti, fa’ che apprendiamo l’arte dell’attesa e coltiviamo il coraggio della pazienza e del discernimento.

Leggi il Vangelo di oggi

Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13, 47-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

Parola del Signore

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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