Commento al Vangelo di oggi, 13 Agosto 2019 – Mt 18,1-5.10.12-14

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

Ss. Ponziano e Ippolito, martiri (memoria facoltativa)
XIX settimana del tempo ordinario
I Settimana del Salterio

Gesù-Giosuè

Mosè  è  consapevole  di  essere  ormai  prossimo  alla  morte.  Sa anche  che  potrà  vedere  la  terra  da  lontano,  senza  entrarvi.  Si  fa così da parte e sceglie Giosuè perché prenda il suo posto e porti a  compimento  l’opera  iniziata.  «Sii  forte  e  fatti  animo,  perché  tu condurrai  questo  popolo  nella  terra  che  il  Signore  giurò  ai  loro padri  di  darvi:  tu  gliene  darai  il  possesso»  (Dt  31,7).

 In  un  momento  così  delicato  nella  storia  di  Israele,  che  vede  venir  meno colui che li aveva liberati, nel quale aveva riposto tutta la propria fiducia,  l’anziano  Mosè  percepisce  l’urgenza  di  dire  parole  che incoraggino,  diano  fiducia,  sostengano  la  fede.  Come  sempre, prima  di  preoccuparsi  di  sé,  egli  si  preoccupa  del  popolo  che Dio gli ha affidato e dell’opera ricevuta in vocazione. Se egli non potrà  portarla  a  compimento,  l’essenziale  è  che  qualcun  altro possa farlo. Le sue parole sono significative anche perché vengono  rivolte,  in  modo  simile,  prima  a  tutto  il  popolo  (v.  6)  e  poi  al solo  Giosuè  (vv.  7-9).

Entrambi  devono  essere  forti,  farsi  animo, non  spaventarsi,  nella  certezza  che  sarà  il  Signore  a  camminare tanto  con  Israele  quanto  con  Giosuè.  Così  facendo,  è  come  se Mosè  volesse  ricordare  loro  che  devono  aiutarsi  e  sostenersi  vicendevolmente.  La  fiducia  del  popolo  nutrirà  quella  di  Giosuè;  il coraggio  di  Giosuè  sosterrà  il  cammino  del  popolo.  Ed  entrambi dovranno vivere questi atteggiamenti nella consapevolezza che è il Signore a camminare con loro, come ha fatto fino a ora. Anche quando  il  popolo,  a  motivo  del  suo  peccato,  ha  abbandonato Dio,  egli  è  rimasto  fedele  e  continuerà  a  farlo:  «Non  ti  lascerà  e non ti abbandonerà» (31,6.8).

Emerge così una bella visione comunitaria della fede, secondo la cui  dinamica  ci  si  sostiene  e  ci  si  incoraggia  insieme,  gli  uni  con gli  altri.  Si  tratta,  in  fondo,  della  stessa  visione  che  ascolteremo in  questi  giorni  nel  capitolo  diciottesimo  di  Matteo,  del  quale iniziamo  oggi  la  lettura.  Si  tratta  del  quarto  grande  discorso  di Gesù  in  Matteo,  dedicato  alle  dinamiche  comunitarie  della  vita cristiana. Tutti e cinque i discorsi di Gesù nel primo vangelo hanno come contenuto essenziale l’annuncio del Regno. Quel Regno dei cieli che Gesù ha proclamato nel discorso della montagna (cc. 5–7),  che  ha  inviato  i  discepoli  ad  annunciare  (c.  10),  che  ha  rivelato in parabole (c. 13), che inviterà ad attendere con vigilanza e fede (cc. 24 e 25), deve essere accolto in modo tale che possa trasformare non solo la nostra vita personale, ma anche la qualità delle nostre relazioni fraterne (c. 18).

Gesù torna a rassicurare i discepoli con parole diverse, ma che hanno grande assonanza con il contenuto fondamentale del discorso di Mosè. Se Israele deve essere consapevole che il Signore gli cammina davanti, senza abbandonarlo, anche la comunità dei discepoli deve edificare la propria vita sulla certezza della presenza del Signore. Egli è al centro della sua vita, come afferma Gesù con il gesto di mettere un bambino al centro della comunità, per rispondere alla domanda dei discepoli su chi di loro fosse da considerare più grande nel Regno dei cieli. La comunità non si fonda sulla centralità delle nostre capacità, risorse o ambizioni di grandezza,  ma  sulla  disponibilità  di  mettere  al  centro  il  più  piccolo, il più bisognoso, il più fragile. Così facendo, infatti, si pone al centro il Signore Gesù, perché «chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me» (Mt 18,5).

Ora, nel mistero dell’incarnazione e della pasqua, Dio non solo cammina davanti a noi, ma nel Figlio vive in mezzo alla sua comunità. È lui, con questa sua presenza, a sostenerci, incoraggiarci, guidarci verso il Regno dei cieli, vera terra promessa. Giosuè   e Gesù sono due varianti dello stesso nome ebraico. Gesù è il nuovo e vero Giosuè che ci guida nelle vie di Dio e della sua libertà. E lo fa non soltanto camminando davanti a noi, senza abbandonarci, ma anche venendo a cercarci, come fa il pastore disposto a cercare persino l’unica pecora che si smarrisce.

Signore, non è facile, dopo aver lavorato tanto, cercando di ascoltare la tua Parola e di seguire i tuoi sentieri, accettare di non vedere compiersi la nostra opera, o lasciare che altri raccolgano i frutti della nostra semina. Donaci la mitezza e  la  fiducia  di Mosè, il coraggio e la docilità di Giosuè. Insegnaci a divenire come bambini che si sanno custoditi dalle tue mani e confidano nelle tue promesse.

Leggi il Vangelo di oggi

Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,1-5.10.12-14

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».

Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:

«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.

Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda.

Parola del Signore

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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