Commento al Vangelo di oggi, 13 Giugno 2019 – Mt 5, 20-26

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

S. Antonio di Padova, sac. e dottore della Chiesa (memoria)

X settimana del tempo ordinario – II settimana del salterio

Spirito di libertà

Ieri san Paolo ci ha ricordato che lo Spirito è vita; oggi aggiunge che  è  libertà:  «Il  Signore  è  lo  Spirito  e,  dove  c’è  lo  Spirito  del Signore, c’è libertà» (2Cor 3,17). Vita e libertà: un binomio indissociabile,  poiché  vivere  non  significa  semplicemente  venire  alla luce  o  stare  al  mondo;  vivere  è  gustare  la  bellezza,  ma  anche accettare  il  rischio  di  compiere  scelte,  di  disegnare  cammini,  di attuare se stessi attraverso le proprie decisioni, di conferire significato  persino  agli  eventi  che  possiamo  subire,  senza  dover  sottostare  a  schiavitù  interiori  o  esteriori.

Val  la  pena  indugiare  su questa  affermazione  paolina,  davvero  pregnante  ed  essenziale. A  fare  di  noi  degli  esseri  liberi  è  lo  Spirito,  e  l’apostolo  precisa: «lo  Spirito  del  Signore».  Non  si  limita,  con  questo,  a  ricordare un’appartenenza,  che  cioè  lo  Spirito  viene  da  Dio  e  s’iscrive  nel mistero  trinitario.  Dice  molto  di  più:  lo  Spirito  è  del  Signore  e  ci conduce a riconoscere la sua unica signoria. San Paolo lo afferma in modo netto nella prima lettera indirizzata ai corinzi: «Nessuno può  dire:  “Gesù  è  Signore!”,  se  non  sotto  l’azione  dello  Spirito Santo» (1Cor 12,3).

Ecco il modo in cui lo Spirito ci dona la libertà dei figli di Dio: ci conduce a riconoscere l’unica signoria di Gesù, liberandoci  da  tante  altre  signorie  che  pretendono  di  impossessarsi  della  nostra  vita  e  di  dominarla,  costringendoci  in  catene pesanti  e  vincolanti,  schiavi  delle  loro  logiche.  Sono  signori  che ingannano la nostra vita, promettendoci una realizzazione  che non riescono ad attuare. Ci fanno balenare davanti il miraggio      di una libertà che al contrario si rivela effimera e inconsistente, rendendoci prigionieri delle loro illusioni.

Queste catene, il più delle volte, sono interiori: non ci opprimono dall’esterno ma ci vincolano dal di dentro del nostro essere, del nostro cuore. Presupponiamo di essere liberi, perché in grado di soddisfare tutti i nostri desideri, senza accorgerci che in questo modo diventiamo paradossalmente schiavi di noi stessi.

La libertà, ammonisce Paolo, non fiorisce laddove c’è lo spirito del mio   io, che pretende sempre di primeggiare e di imporsi, ma dove    c’è lo Spirito di Dio. La libertà si manifesta di conseguenza come progressiva liberazione; lo Spirito mi libera  dalla  schiavitù  del mio io e mi trasforma,  fino  a  rendermi  conforme  all’immagine del Signore Gesù. In questo modo divento davvero me stesso, nella verità della mia identità e nella fedeltà al desiderio di Dio.

«E  noi  tutti,  a  viso  scoperto,  riflettendo  come  in  uno  specchio la  gloria  del  Signore,  veniamo  trasformati  in  quella  medesima immagine,  di  gloria  in  gloria,  secondo  l’azione  dello  Spirito  del Signore»  (2Cor  3,18).  Lo  Spirito  ci  libera  donandoci  la  forma  di Gesù, l’unico Signore.

Di  questa  libertà  ci  parla  Matteo.  L’ira,  con  la  quale  possiamo insultare un fratello, dicendogli «stupido» o «pazzo» (cf. Mt 5,2122),  non  è  anch’essa  una  forma  di  schiavitù,  che  fa  sì  che  veniamo  dominati  dalle  nostre  passioni?  Possiamo  obbedire  a  una legge, che ci impone  di  non  uccidere,  ma  non  ci  accorgiamo di restare prigionieri di sentimenti interiori,  anch’essi  sbagliati, che plasmano poi parole, o determinano gesti, che manifestano ultimamente una mancanza di libertà.

Dobbiamo chiedere allo Spirito di liberarci da tutto ciò e di condurci nello stesso sentire  del Signore Gesù. Allora, anziché lasciarci dominare da passioni negative, che compromettono le relazioni invece che edificarle, impareremo a uscire da noi stessi e dai nostri pregiudizi per camminare su vie di riconciliazione e di comunione. Ci vuole molta libertà interiore per riconciliarsi con qualcuno, magari rinunciando all’affermazione di un proprio diritto, o alla giusta rivendicazione   di una giustizia violata, che va ristabilita. Ecco la libertà di cui abbiamo bisogno: una libertà che non ci lascia prigionieri della solitudine del nostro io, ma ci conduce nella bellezza e nella verità delle relazioni, che sanno trasformare persino un avversario   in un fratello.

Padre, tu hai liberato il tuo popolo dalla schiavitù dell’Egitto e dall’esilio babilonese. Libera anche noi da quelle schiavitù interiori, che ci imprigionano rendendoci schiavi delle nostre passioni sbagliate. Trasforma le nostre parole, perché impariamo a benedire anziché maledire o deridere; trasforma i nostri gesti, consentendoci di offrirti il sacrificio che gradisci; trasforma le nostre vie, affinché siano vie di riconciliazione e non di divisione.

Leggi il Vangelo di oggi

Chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5, 20-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

Parola del Signore

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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