Commento al Vangelo di oggi, 13 Luglio 2019 – Mt 10, 24-33

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

S. Enrico (memoria facoltativa)
XIV settimana del tempo ordinario
II Settimana del Salterio

Dal nascondimento alla luce

Leggiamo  oggi  la  pagina  finale  del  ciclo  di  Giuseppe,  che  conclude  l’intero  libro  della  Genesi.  Ci  vengono  narrate  due  morti: prima  quella  di  Giacobbe  e  poi  quella  di  Giuseppe.  La  morte può  concludere  una  vita,  oppure  può  compierla.  Nel  caso  di  entrambi,  la  morte  si  rivela  come  un  compimento,  perché  abitata e  rischiarata  dalla  promessa  di  Dio.  Per  Giacobbe  la  promessa si  manifesta  nella  possibilità  di  essere  sepolto  nella  caverna  di Macpela,  «quella  che  Abramo  acquistò  con  il  campo  di  Efron l’Ittita  come  proprietà  sepolcrale»  (Gen  49,30).

 Là  potrà  riunirsi ad  Abramo  e  Sara,  a  Isacco  e  Rebecca,  a  Lia.  Potrà  soprattutto riposare in quella piccola porzione di terra che anche per Abramo aveva  rappresentato  il  pegno,  o  l’anticipazione,  della  promessa di  Dio.  Confidando  nella  stessa  promessa  anche  Giuseppe  si  addormenta  nella  morte:  «Io  sto  per  morire,  ma  Dio  verrà  certo  a visitarvi  e  vi  farà  uscire  da  questa  terra,  verso  la  terra  che  egli ha promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe» (50,24). Credendo nel giuramento di Dio, Giuseppe chiede un giuramento ai suoi figli e al suo popolo: «Dio verrà certo a visitarvi e allora voi porterete via di qui le mie ossa» (50,25). La promessa di  Dio  è  più  grande,  oltrepassa  le  nostre  biografie  personali,  si realizza  al  di  là  della  nostra  vita,  oltre  la  nostra  morte.  Crederlo conferisce un senso diverso tanto al vivere quanto al morire. Possiamo addormentarci nella pace, sazi di giorni, perché, anche se i nostri occhi non hanno potuto contemplare il compimento della promessa, la nostra fede lo ritiene certo e ne gioisce.

La stessa promessa rischiara e sostiene il discepolo di Gesù nel momento della prova. Non deve temere coloro che possono uccidere il suo corpo; deve piuttosto guardarsi da coloro che han no il potere di uccidere la sua anima. È una parola misteriosa,   che possiamo interpretare anche in questa prospettiva, che non concerne soltanto la morte quale ultimo traguardo del nostro cammino ma anche quelle piccole morti più feriali e quotidiane  che attraversiamo. Ciò che davvero dobbiamo temere non è tanto che ci tolgano la vita, quanto che ci tolgano la sua anima, vale a dire il suo respiro, il suo desiderio, il suo sogno.

Il credere in una promessa. Anche e soprattutto in quella promessa, che Dio ci fa, di custodire un solo capello del nostro capo, perché noi valiamo più di molti passeri, i quali sono anch’essi custoditi dal desiderio  di vita del Padre che è nei cieli. Questa parola sembra smentita ogni giorno: i passeri cadono a terra e gli umani subiscono tante violenze, senza che alcuno prenda le loro difese. Dov’è allora la promessa di Dio? Come si avvera nella storia? Gesù non ci promette che non moriremo o che saremo immuni da ogni possibile pericolo. Ci promette piuttosto che tutto nella nostra esistenza,   sia la morte sia la vita, è in relazione con Dio, che vi è coinvolto, toccato, interpellato. Tutto è in relazione con il Dio della  vita, anche la nostra morte, che non è solamente nostra, è anche sua, gli  appartiene,  viene  custodita  nelle  sue  mani.  Persino  la  morte è abitata e trasfigurata dalla presenza di Dio, dalla sua luce. Non vi è nulla di nascosto che non sarà svelato (cf. Mt 10,26). Se ora, nella morte, Dio è presente, ma di nascosto, verrà il giorno in cui la sua presenza si svelerà. Allora la morte verrà trasfigurata dalla luce del Signore della vita, anche il nostro corpo sarà trasfigurato dalla  risurrezione,  e  la  nostra  anima,  il  respiro  della  nostra  vita, la  sete  del  nostro  desiderio,  troverà  la  gioia  e  il  riposo  del  suo compimento.

Questo è ciò che dobbiamo dire nella luce e annunciare dalle terrazze: Dio compie le sue promesse. Ogni paura è vinta. Persino  le tenebre custodiscono la luce. Per il momento le impediscono   di risplendere, ma non riescono né a soffocarla né a vincerla. Ora è nascosta, va custodita nel segreto della fede e della speranza. Siamo però certi che viene l’ora nella quale la luce si svelerà in tutta la sua bellezza e fecondità.

Padre buono, tu sei il Signore della vita. Liberaci dalla paura non solo della morte, ma del fallimento, della delusione, del tradimento. Spesso perdiamo l’anima cercando di custodire a ogni costo il nostro corpo. Insegnaci invece a rivitalizzare il nostro corpo rendendoci capaci di sogni grandi, che sappiano confidare nelle tue promesse senza la paura di rimanere delusi o di venire traditi. Affretta il giorno nel quale il nostro sogno segreto vedrà la luce del suo compimento in te.

Leggi il Vangelo di oggi

Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10, 24-33

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!
Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Parola del Signore

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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