Commento al Vangelo di oggi, 14 Luglio 2019 – Lc 10, 25-37

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

XV domenica del tempo ordinario
XV settimana del tempo ordinario
III Settimana del Salterio

In pratica

Ascoltando in questa domenica la parabola del buon samaritano, siamo raggiunti da una grande consolazione: sapere che la «compassione»  (Lc  10,33)  di  Dio  non  oltrepassa  mai  con  indifferenza la  nostra  umanità,  ma  si  ferma  a  versarvi  l’olio  di  un  amore  che «rinfranca l’anima» e fa «gioire il cuore» (Sal 18[19],8.9). L’esegesi del celebre racconto di Luca è unanime nel riconoscere, in questo samaritano  buono  e  attento,  il  volto  stesso  del  Signore  Gesù  il cui  sguardo  ha  così  tanto  «cura»  (Lc  10,34)  di  noi  da  mettere  in gioco  ogni  risorsa  pur  di  risollevare  il  nostro  corpo  «mezzo  morto» (10,30) per riconsegnarlo a una speranza di vita: «Gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo» (10,34).

All’origine  di  questa  sequenza  di  atti  di  amore  inarrestabile  e premuroso,  non  deve  sfuggirci  un  verbo  chiave  –  «gli  si  fece vicino»  (10,34)  –  che  sembra  essere  l’istinto  di  cui  non  sono  capaci  né  quel  «sacerdote»,  né  quel  «levìta»  che  scendevano  «per quella  medesima  strada»  (10,31-32)  dove  stava  l’uomo  assalito dai  briganti,  ma  che  per  motivazioni  religiose  decidono  di  non contaminarsi  e  di  proseguire  con  indifferenza  il  loro  cammino. La Legge offerta dal «Dio invisibile» (Col 1,15) a Israele, perché il popolo  potesse  osservare  «i  suoi  comandi  e  i  suoi  decreti»  con una disponibilità piena – «con tutto il cuore e con tutta l’anima» (Dt 30,10) – ammette il grande fraintendimento di poter apparire come una parola troppo distante dalle nostre reali capacità e dalle  nostre  misure  di  amore:  «Chi  salirà  per  noi  in  cielo,  per  prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?» (30,12).

L’esegesi che lo stesso Mosè consegna al popolo riguardo al comando di Dio vuole impedire che il dono della Legge possa essere inteso come un modo per non sentirsi responsabili della vita dell’altro, anziché prendersene cura con viva compassione. Per evitare questo fraintendimento, il libro del Deuteronomio precisa che non esiste nessun motivo – tanto meno pretesto – religioso   che possa autorizzarci a non  mettere  in  pratica  l’amore  frater no quando le circostanze ci «comandano» di esserne interpreti:

«Anzi,  questa  parola  è  molto  vicina  a  te,  è  nella  tua  bocca  e  nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica» (30,14).

La domanda del Maestro non può che apparire retorica, ma in realtà contiene una scintilla di perenne rivelazione: «Chi di questi tre ti  sembra  sia  stato  prossimo  di  colui  che  è  caduto  nelle  mani  dei briganti?»  (Lc  10,36).  Ciò  che  Dio  si  attende  dalla  nostra  umanità, creata a immagine e somiglianza della sua vita divina, non è l’esecuzione di atti d’amore con cui proviamo a sentirci utili o, persino, indispensabili al prossimo. Molto più semplicemente, Dio desidera che  diventiamo  capaci  di  avvicinarci  così  tanto  all’altro  da  riconoscere  nel  suo  volto  –  sfigurato  dalla  sofferenza  e  dal  male  –  lo stesso  mistero  di  debolezza  che  in  noi  cerca  e  attende  salvezza.

Quando dimentichiamo che quell’uomo mezzo morto e mezzo vivo non siamo altro che tutti noi, feriti e abbandonati nel viaggio della nostra  vita,  rischiamo  di  diventare  indifferenti  oppure  rassegnati nei confronti della possibilità che la carità di Cristo sia il balsamo capace  di  riconciliare  tutte  le  cose,  «avendo  pacificato  con  il  sangue  della  sua  croce  sia  le  cose  che  stanno  sulla  terra,  sia  quelle che  stanno  nei  cieli»  (Col  1,20).  Nella  misura  in  cui  custodiamo  la memoria  di  essere  raggiunti  da  un  amore  che  ci  rende  non  solo capaci,  ma  persino  desiderosi  di  farci  prossimi  all’altro,  possiamo imparare  a  fare  del  viaggio  della  nostra  vita  un  vero  e  continuo sacramento  di  compassione,  fino  a  trasformare  i  nostri  giorni  in una  condivisione  di  salvezza,  dove  ci  lasciamo  toccare  e  sensibilizzare da ogni ferita e da ogni dolore come fossero i nostri. Come se, ormai, fossimo tutti un solo «corpo» (1,18), amato e redento.

Signore Gesù, tu metti nel nostro cuore una parola di cui è impossibile dubitare, ma ci resta la paura di avvicinarci all’altro, che ha gli stessi nostri bisogni, la stessa vulnerabilità. Allontana da noi questa paura, che ci impedisce di mettere in pratica  l’amore che pure pulsa e preme dalle nostre ferite curate. Suscita in noi il desiderio di amare come siamo amati.

Leggi il Vangelo di oggi

Chi è il mio prossimo?

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10, 25-37

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Parola del Signore

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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