Commento al Vangelo di oggi, 20 Giugno 2019 – Mt 6, 7-15

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

XI settimana del tempo ordinario
III settimana del salterio

Nell’intreccio delle relazioni

Rimanere nel segreto del Padre, come Gesù ci esorta a fare, significa entrare in una relazione filiale, dove la vera ricompensa che riceviamo consiste proprio nel poter dire, nella verità della nostra esistenza: «Abbà! Padre!». Essere figli trasforma tutte le relazioni di cui s’intesse la nostra vita: diventiamo tra noi fratelli e sorelle, in una comunione esistenziale che si esprime anche come elemosina, cioè come condivisione dei beni, perché tutto ciò che siamo e possediamo lo riceviamo in dono, quale eredità che un padre lascia ai propri figli. Se il Padre è «nostro», il pane non può più essere «mio».

Quello di Dio è un pane per tutti i suoi figli. Non possiamo trasformarlo  in  oggetto  di  contesa,  di  competizione,  di  conquista. Non  può  essere  mangiato  nella  solitudine,  o  tra  pochi,  ma  nella condivisione  con  tutti,  senza  escludere  alcuno.  Cambia  di  conseguenza il nostro rapporto con i beni della terra. Dall’accaparramento  vorace  ed  egoistico,  occorre  giungere  al  digiuno,  che  significa anche  rinunciare  a  ciò  che  desidererei  fosse  solamente  mio,  per renderlo un bene di tutti. Il digiuno cambia il nostro rapporto con le realtà creaturali, delle quali la nostra vita non può fare a meno, per riconoscere e onorare la loro destinazione universale.

Come ci ha ricordato papa Francesco con la Laudato si’, nella visione evangelica  l’ecologia  non  può  che  essere  integrale  (cf.  in  particolare  il capitolo  IV,  che  ha  proprio  questo  titolo:  «Un’ecologia  integrale», poiché,  spiega  il  n.  137,  una  vera  attenzione  all’ambiente  deve includere  le  dimensioni  umane  e  sociali).  La  relazione  con  i  beni della  terra  coinvolge  dunque  tutte  le  altre  relazioni,  quelle  fraterne  e  sociali  tra  gli  uomini,  quelle  religiose  e  teologiche  con  Dio. Parlare di ecologia integrale significa infatti mettere in relazione le singole  parti  con  il  tutto.  Tale  è  la  visione  di  Gesù,  come  emerge da questo capitolo sesto di Matteo: per Gesù la preghiera non può essere separata dall’elemosina o dal digiuno. La relazione con Dio trasforma  la  nostra  relazione  con  gli  altri  e  con  il  creato.

Questo, forse,  è  l’esaudimento  che  il  Padre  sempre  concede  alla  nostra supplica,  il  modo  nel  quale  ci  rivela  la  sua  volontà,  fa  crescere in  mezzo  a  noi  il  suo  Regno,  santifica  il  suo  nome  di  Padre,  non semplicemente concedendoci di invocarlo ma rendendoci suoi figli, così  che  la  sua  paternità  possa  risplendere  nella  nostra  filialità. Un secondo tratto emerge da questa pagina evangelica. Tra le diverse richieste con le quali Gesù ci educa a pregare il Padre, una sola viene ripresa e sviluppata: quella relativa al perdono. «Se voi infatti perdonerete  agli  altri  le  loro  colpe,  il  Padre  vostro  che  è  nei  cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe» (Mt 6,14-15). Ecco ancora saldamente  intrecciate  la  nostra  relazione  con  Dio  e  quella  con  gli altri.

Dio non condiziona il suo perdono al nostro; ci ricorda però che il suo perdono è fecondo, cambia il cuore, lo rende nuovo, trasformandolo da cuore di pietra in cuore di carne. E il segno più evidente e sicuro di un cuore rinnovato è proprio la sua capacità di perdonare. Spesso  sorgono  tra  noi  tensioni  o  conflitti,  o  vere  e  proprie  rotture relazionali. Paolo stesso ne fa viva esperienza con i cristiani di Corinto, per quanto ami la loro comunità. Paolo non sfugge ai problemi, non si rassegna, rimprovera, corregge, difende la verità del  vangelo  che  ha  annunciato  da  ogni  possibile  contraffazione o  tradimento.

Giunge  a  dire  parole  severe,  che  definisce  persino un  po’  folli  (cf.  2Cor  11,1),  con  il  desiderio  non  solo  di  un  chiarimento, ma di una riconciliazione. Il vero perdono è anche questo. Non  solo  dimenticare  o  cancellare  quanto  accaduto,  o  andare oltre senza rimanere bloccati o abbandonati nel male, ma aiutare l’altro a lasciarsi rigenerare e rinnovare da un perdono che è autentico proprio perché efficace, fecondo, trasformante.

Padre santo e misericordioso, tu ti sei rivelato nel tuo Figlio unigenito, mostrandoci che cosa significhi dimorare in una vera relazione filiale, insegnandoci non solo a chiamarti Padre, ma anche come farlo, con quali atteggiamenti interiori, con quali gesti esteriori. Gesù ha voluto vivere il suo essere figlio facendosi nostro fratello universale. Consentici di dire «Padre nostro» soltanto a condizione di farci gli uni custodi degli altri, in una fraternità sincera e trasparente.

Leggi il Vangelo di oggi

Voi dunque pregate così.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 6, 7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Parola del Signore

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