Commento al Vangelo di oggi, 23 Luglio 2019 – Gv 15, 1-8

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

S. Brigida, religiosa, patrona d’Europa (festa)
XVI settimana del tempo ordinario
III Settimana del Salterio

Essere profeti per la salvezza del mondo

Negli avvenimenti che durante il secolo XIV sconvolsero la Chiesa e  la  vita  religiosa  dell’Occidente,  la  voce  profetica  di  santa  Brigida  di  Svezia  si  levò  con  forza  per  restaurare  l’unità  del  corpo  di Cristo lacerato dalle divisioni, e per affermare la necessità di una riforma  del  tessuto  ecclesiale  e  della  vita  cristiana  attraverso  un ritorno alla radicalità evangelica. Senza alcun dubbio l’esperienza interiore  di  questa  donna  forte  e  coraggiosa  è  caratterizzata  da quell’unione  mistica  che  la  rende  completamente  avvolta  dall’amore  di  Cristo:  il  suo  principale  desiderio  consisteva  nell’amare Dio con tutto il cuore, abbandonandosi totalmente alla sua volontà. Ma l’espressione più profonda che Brigida coglieva nell’amore di  Dio  era  la  croce  di  Cristo.

La  visione  della  passione  di  Cristo, che  la  santa  ebbe  sin  dall’infanzia,  è  stata  per  tutta  la  sua  vita particolare  oggetto  di  meditazione  e  viene  da  lei  descritta  nelle Revelationes con insistenza e con estremo realismo. Sotto questa angolatura,  l’esperienza  mistica  di  Brigida  può  essere  racchiusa in  queste  parole  dell’apostolo  Paolo:  «Sono  stato  crocifisso  con Cristo,  e  non  vivo  più  io,  ma  Cristo  vive  in  me»  (Gal  2,19-20).  Le forme con cui Brigida desiderava partecipare sia interiormente che fisicamente alle sofferenze di Cristo, al mistero della sua morte e risurrezione, erano quelle che caratterizzavano la pietà medievale, in  particolare  l’ascesi  corporale  e  il  pellegrinaggio.

Quest’ultimo colloca questa santa in una dimensione veramente «europea». Nel procedere di Brigida verso Roma, Santiago di Compostela, la Terra Santa e tanti altri luoghi sacri, ritroviamo ogni elemento che caratterizza l’esperienza spirituale del pellegrinaggio: cammino verso luoghi segnati dalla santità per incontrare una realtà trascendente, il vagabondare del pellegrino che esprime l’esilio dell’uomo sulla terra, il cammino del discepolo sul modello dell’itinerare di Cristo. Ma in Brigida il pellegrinaggio può essere colto come un paradigma di quel profondo desiderio di raggiungere quella meta che trova compimento nella visione stessa del volto di Dio.

Certamente  in  questa  mistica  si  realizza  quella  stupenda  immagine che Gesù utilizza per esprimere la sua profonda unione con il  discepolo:  «Rimanete  in  me  e  io  in  voi.  Come  il  tralcio  non può  portare  frutto  da  se  stesso  se  non  rimane  nella  vite,  così neanche  voi  se  non  rimanete  in  me»  (Gv  15,4).  Ma  in  Brigida questo  rimanere  radicata  nell’amore  di  Cristo  assume  una  dimensione  autenticamente  ecclesiale.  L’immagine  della  vite  e  dei tralci  non  esprime  solo  l’intensità  dell’amore  di  Cristo  ma  anche la  comunione  che  da  esso  scaturisce  e  che  forma  la  Chiesa.  Ed è  per  questo  che  Brigida  provava  anche  l’ardente  desiderio  di partecipare  alla  crescita  del  corpo  mistico  di  Cristo,  soprattutto mediante  un  impegno  incessante  a  restaurare  quella  purezza  e integrità  originali  che  devono  trasparire  nella  vita  della  Chiesa stessa.  In  tal  senso,  in  Brigida,  come  nella  sua  contemporanea Caterina da Siena, la contemplazione mistica sfocia nell’azione, di cui la funzione profetica è una delle espressioni più autentiche.

È significativa questa testimonianza sugli inizi della sua esperienza mistica: «Qualche giorno dopo la morte del marito […] lo Spirito del Signore la circonfuse e la incendiò. Rapita in spirito, vide una nube splendente, e da questa nube udì una voce che le diceva: “Io sono il tuo Dio che ti vuole parlare”. Spaventata e timorosa   che fosse un’illusione del nemico, udì una seconda volta: “Non temere. Io sono infatti il creatore di tutte le cose, non l’ingannatore. Sappi che non parlo a te sola, ma per la salvezza di tutti i cristiani. Ascolta quel che ti dico: sicuramente sarai la mia sposa   e il canale della mia voce…» (Extravagantes 47).

La vocazione di un profeta non è una semplice esperienza interiore che appaga il desiderio, che abita il cuore di ogni uomo, di poter intessere un dialogo personale con Dio. Ogni profeta ha una missione per tutto il popolo: è chiamato a diventare «canale» che trasmette l’acqua viva della Parola di Dio «per la salvezza di tutti i cristiani». Ogni autentica esperienza dello Spirito è data per far crescere in noi la responsabilità di fronte a ogni fratello e sorella, affinché la parola di salvezza possa raggiungere ognuno.

Signore Gesù Cristo, eterna dolcezza di coloro che ti amano, ricordati dell’amore che ti ha spinto ad assumere la nostra natura umana e di tutto quello che hai sopportato dall’inizio della tua incarnazione fino al momento della tua passione, a compimento del disegno di Dio, stabilito fin dall’eternità (santa Brigida di Svezia, Preghiere sopra la passione di N.S. Gesù Cristo).

Leggi il Vangelo di oggi

Chi rimane in me e io in lui porta molto frutto.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 15, 1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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