Commento al Vangelo di oggi, 24 Giugno 2019 – Lc 1, 57-66. 80

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

Natività di s. Giovanni Battista (solennità)

XII settimana del tempo ordinario – Proprio

«Giovanni è il suo nome»

Nella tradizione pittorica cristiana, sia in Oriente che in Occidente, vi è un’immagine che riassume la dimensione orante della Chiesa, proiettando in essa il destino glorioso, il compimento a  cui è chiamata in Cristo. Si tratta della rappresentazione che la tradizione ortodossa chiama deisis, «intercessione»: essa domina la parte centrale dell’iconostasi, ma spesso la ritroviamo anche raffigurata negli affreschi che ornano l’abside delle basiliche romaniche.

In essa contempliamo al centro il Cristo, seduto glorioso sul trono, raffigurato come il Signore del cosmo e della storia, colui che giudica ogni cosa con la potenza della sua Parola, con  la luce dell’evangelo. Ai suoi fianchi, in atteggiamento di preghiera, le primizie dell’umanità redenta: Maria, colei che ha generato il Verbo della vita, e Giovanni il Precursore, il profeta dell’Altissimo, colui che ha camminato davanti al Signore a preparargli la strada. Sono come due icone che offrono al nostro sguardo l’orientamento essenziale per la nostra vita, gli atteggiamenti e il cammino che ogni discepolo di Cristo, la Chiesa come comunità, deve percorrere.

All’interno  della  fede  della  Chiesa,  c’è  come  un  ministero  nascosto,  una  testimonianza  silenziosa  offerta  a  ogni  credente  dalla Madre  di  Dio  e  da  Giovanni:  un  ministero  e  una  testimonianza che  continuano  a  parlare  all’uomo  di  ogni  tempo,  a  condurre incessantemente  l’uomo  smarrito  e  confuso  a  riprendere  quella via  che  conduce  alla  vita.  E  oggi  la  Chiesa  ci  invita  a  soffermarci  sulla  testimonianza  di  Giovanni.  E  rimaniamo  profondamente colpiti da ciò che Giovanni ci dice attraverso la sua vita. Giovanni è  un  uomo  essenziale  nella  sua  qualità  spirituale,  forse  un  po’ duro  nella  sua  scorza  umana.

Le  sue  parole,  poche  e  taglienti, piombano  come  una  scure  sulle  contraddizioni  dell’uomo.  Esse realizzano  la  profezia  di  Isaia:  «Ha  reso  la  mia  bocca  come  spada  affilata  […],  mi  ha  reso  freccia  appuntita,  mi  ha  riposto  nella sua  farètra»  (Is  49,2).  In  lui  brucia  tutto  quella  passione  per  la verità  e  la  santità  di  Dio  che  ha  sempre  caratterizzato  i  profeti, nella coscienza che il Dio unico esige una totale e incondizionata dedizione. Eppure quest’uomo così vicino al suo Signore è stato trattato da Dio, che pur l’amava, come non viene trattato neppure  il  più  piccolo  del  Regno.  Questo  privilegiato  del  Signore  non è  stato  affatto  oggetto  di  privilegi  da  parte  del  Signore.

Profeta dell’attesa  e  della  rinuncia,  ha  vegliato  come  una  sentinella  nel cuore della notte; appena ha scorto il sorgere del sole, lo ha annunciato  e  poi  si  è  messo  da  parte,  come  uno  che  ha  terminato il  suo  compito:  «Diceva  Giovanni  sul  finire  della  sua  missione: “Io  non  sono  quello  che  voi  pensate!  Ma  ecco,  viene  dopo  di me  uno,  al  quale  io  non  sono  degno  di  slacciare  i  sandali”»  (At 13,25). Dio gli ha chiesto un nascondimento così radicale da fargli vivere  quel  mistero  di  spogliazione  e  passione  che  solo  la  luce della Pasqua avrebbe pienamente illuminato.

Nel  racconto  della  nascita  di  Giovanni,  riportato  dall’evangelista Luca, troviamo un particolare che apre uno scorcio sul mistero di questo  profeta.  Elisabetta  e  Zaccaria  danno  il  nome  al  bambino: ed  è  un  nome  che  contiene  in  sé  una  novità  perché  è  il  nome voluto  da  Dio,  non  quello  voluto  dagli  uomini:  «Egli  chiese  una tavoletta  e  scrisse:  “Giovanni  è  il  suo  nome”»  (Lc  1,63).  E  in questo  nome  sono  tracciati  il  cammino,  la  vocazione,  il  segreto profondo  che  solo  Dio  conosce  e  che  il  profeta  scopre  a  poco  a poco  anche  attraverso  il  fallimento  e  la  solitudine.

Ed  è  così  per ogni  cristiano:  deve  scoprire  il  nome  che  Dio  gli  ha  dato,  quello con cui è chiamato dal Signore nel segreto, e viverlo nella fedeltà, gioire di quel nome che solo rivela il progetto di Dio, rifiutare tutti  quei  nomi  imposti  e  non  conformi  alla  propria  identità  di discepolo di Cristo.

Comprendiamo allora la profonda sapienza dei nostri padri nella fede. Ponendo sotto il loro sguardo, durante la preghiera, il Cristo e i suoi due testimoni, Maria e Giovanni, avevano compreso che solo una testimonianza fedele e silenziosa, una testimonianza di vita e di preghiera, poteva avere la forza di seminare nella storia quel seme del Regno che in Gesù, nella sua Parola, dona  la vita al mondo.

O Padre, fin dal grembo di sua madre hai chiamato il tuo profeta Giovanni e lo hai scelto perché preparasse nel cuore di un’umanità ben disposta il cammino per accogliere il Cristo. La sua testimonianza continua a gridare nel deserto del nostro mondo e ci chiama alla conversione. Fa’ che accogliamo ogni giorno il suo appello, per essere a nostra volta testimoni silenziosi dell’Agnello senza macchia che prende su di sé il peccato del mondo.

Leggi il Vangelo di oggi

Lc 1, 57-66. 80
Dal Vangelo secondo Luca

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Parola del Signore

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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