Commento al Vangelo di oggi, 25 Giugno 2019 – Mt 7, 6.12-14

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

XII settimana del tempo ordinario
IV settimana del salterio

Le due vie

Inserite nel «discorso della montagna», queste tre parole di Gesù diventano  per  il  discepolo  una  luce  per  un  discernimento  quotidiano.  Ci  soffermiamo  sull’ultimo  di  questi  detti,  poiché  ci  presenta in modo significativo una situazione in cui spesso ci imbattiamo  nel  cammino  della  nostra  vita:  la  necessità  di  discernere la  via  più  giusta  da  percorrere  per  raggiungere  quella  pienezza di  vita  che  desideriamo  e  che  ci  dona  la  felicità.

Nel  racconto di  Genesi  Abram  e  Lot  si  trovano  proprio  nella  necessità  di  fare una  scelta:  continuare  un  cammino  assieme  diventa  impossibile, perché si creano tensioni che rischiano di compromettere le loro relazioni. Ecco allora un primo discernimento suggerito da Abram a  Lot:  «Non  vi  sia  discordia  tra  me  e  te,  tra  i  miei  mandriani  e  i tuoi,  perché  noi  siamo  fratelli.  Non  sta  forse  davanti  a  te  tutto  il territorio? Sepàrati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra» (Gen 13,8-9). Ma la scelta di  un  cammino  che  porta  a  una  terra  dove  abitare  richiede  un altro discernimento: qual è il luogo migliore che dà più sicurezza, abbondanza  e  felicità?

Agli  occhi  di  Lot  sembra  la  valle  del  Giordano: «Era un luogo irrigato da ogni parte – prima che il Signore distruggesse Sòdoma e Gomorra – come il giardino del Signore» (13,10). Lot sceglie il luogo che gli sembra il migliore, la terra più feconda  e  ricca,  dimenticando  però  che  il  pericolo  sarà  proprio nascosto dietro queste apparenze di abbondanza. Ad Abram, che con  generosità  ha  lasciato  al  nipote  la  prima  scelta,  non  resta che la terra di Canaan, più arida e desolata.

Ma proprio in questo spazio  povero  di  risorse  si  rivela  per  Abram  un’altra  ricchezza.  A lui  si  rivela  la  gratuità  di  Dio,  un  Dio  che  sa  fecondare  i  deserti dell’uomo,  sa  aprire  gli  orizzonti  della  sua  vita,  sa  riempire  l’esistenza  di  una  pienezza  che  non  ha  fine:  «Tutta  la  terra  che  tu vedi, io la darò a te e alla tua discendenza per sempre. Renderò la tua discendenza come la polvere della terra» (13,15-16).

Questo racconto può diventare, sotto certi aspetti, un’icona che bene illustra la Parola di Gesù. Nella vita ci sono momenti in cui uno è costretto a scegliere. La scelta diventa questione di vita o   di morte. La scelta è certamente orientata alla vita, ma il discernimento sta nello scoprire quale via conduce alla vita. E questo non è facile, perché ci sono cammini che sembrano promettere molte possibilità di vita, ma che nascondono insidie e ambiguità.

E ci sono cammini sicuramente faticosi, a prima vista mortificanti   e poco entusiasmanti, ma che alla fine si dimostrano più affidabili e gratificanti. La superficialità e l’instabilità in una relazione, una libertà senza limitazioni, la sicurezza data dal denaro sembrano dare risultati immediati di felicità; ma a lungo andare rendono la vita disorientata, fragile e senza gusto. Un amore fedele che sa affrontare il sacrificio per l’altro, il dono di sé che mette in gioco   la propria libertà, la fatica di condividere ciò che si ha, certamente costano e passano attraverso una «morte» interiore, ma sono  la porta aperta alla gioia e alla pace. Per esprimere queste due possibilità, per orientare a un discernimento, Gesù usa un’immagine  ben  conosciuta  nell’antichità.

È  l’immagine  delle  due  vie: «Larga  è  la  porta  e  spaziosa  la  via  che  conduce  alla  perdizione […].  Quanto  stretta  è  la  porta  e  angusta  la  via  che  conduce  alla vita»  (Mt  7,13-14).  Le  due  vie  si  contrappongono:  l’una  ampia, angusta  l’altra;  quella  che  conduce  alla  perdizione  e  quella  che conduce  alla  vita  eterna;  molti  percorrono  la  prima,  pochi  la  seconda.  Ma  se  una  porta  alla  morte,  perché  molti  la  percorrono? Gesù  non  lo  dice,  ma  possiamo  intuirlo  dal  fatto  che  la  via  che conduce  alla  perdizione  affascina  e  illude  l’uomo:  non  mostra  il punto  d’arrivo  ma  solo  le  possibilità  immediate  di  successo  e  di facilità.

Si entra facilmente per questa strada perché la sua porta è  spalancata,  è  larga,  non  richiede  nessuno  sforzo.  La  via  che conduce  alla  vita  non  sembra  molto  entusiasmante  perché  è  in salita,  richiede  una  libertà  interiore  che  comporta  la  rinuncia  e quelle  esigenze  radicali  che  rendono  l’uomo  disponibile  al  dono della  salvezza.  Solo  se  si  guarda  alla  meta  si  può  intraprendere questo  cammino.  La  meta  è  la  forza  della  scelta  e  del  cammino.

Altrimenti si rimane bloccati fuori della porta e, prima o poi, si imbocca una via più facile.

Sostienici, o Padre, nel cammino che conduce alla vita. Donaci il coraggio di attraversare la porta stretta che si apre nello spazio infinito del tuo Regno, spazio di comunione e di pace, di gioia e di luce. Trasforma le nostre fatiche e le nostre sofferenze in passaggio che dalla morte ci guida alla vita, dal pianto alla tua gioia, dalle tenebre alla tua luce.

Leggi il Vangelo di oggi

Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 7, 6.12-14

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Parola del Signore.

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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