Commento al Vangelo di oggi, 25 Luglio 2019 – Mt 20, 20-28

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

S. Giacomo, apostolo (festa)
XVI settimana del tempo ordinario
IV Settimana del Salterio

Essere il primo

Mentre  camminava  lungo  il  mare  di  Galilea,  Gesù  vide  «due  fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca,  insieme  a  Zebedeo  loro  padre,  riparavano  le  loro  reti,  e  li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono»  (Mt  4,21-22).  Così  l’evangelista  Matteo  ci  narra  la  chiamata dell’apostolo Giacomo. Una risposta immediata alla chiamata  di  Gesù,  senza  ripensamenti,  entusiasta.  Tale  è  il  carattere  di Giacomo:  diretto,  impetuoso,  ardente,  tanto  da  meritare  l’appellativo di «figlio del tuono» (cf. Mc 3,17).

Ama appassionatamente il suo Maestro, tanto da conoscere, assieme al fratello Giovanni e a Pietro, momenti di particolare intimità con Gesù, divenendo testimone della gloria della trasfigurazione, della risurrezione della figlia di Giairo, dell’agonia al Getsemani. Il volto sofferente di Cristo,  l’esperienza  dell’angosciata  preghiera  nell’orto  degli  Ulivi  e la drammatica morte in croce trasformeranno radicalmente la vita di questo apostolo. Infatti Giacomo sarà il primo tra gli apostoli a seguire  Gesù  anche  nella  morte  violenta,  fatto  uccidere  di  spada da Erode Agrippa a Gerusalemme (cf. At 12,2).

In questo apostolo si  compiva  quella  parola  profetica  che  Gesù  un  giorno  gli  aveva rivolto:  anche  lui,  come  discepolo  fedele,  avrebbe  seguito  il  suo Maestro sino al martirio, bevendo il calice della passione. In questa morte violenta che configura Giacomo a Cristo, si è realizzata quella parola dell’apostolo Paolo ai corinzi: «… portando sempre e  dovunque  nel  nostro  corpo  la  morte  di  Gesù,  perché  anche  la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo» (2Cor 4,10).

Tuttavia l’apostolo Giacomo è giunto alla consapevolezza che il discepolo non può essere più grande del maestro solo dopo aver attraversato, nella sua sequela, dubbi e resistenze, solo dopo essersi scontrato con desideri e aspirazioni tutt’altro che  conformi al cammino di Gesù. La profezia di Gesù sul martirio del discepolo avviene in risposta a una richiesta molto lontana dalla prospettiva di una morte violenta.

È una richiesta piena di pretese, degna di un meschino arrivista, tanto da esser messa in bocca alla madre di Giacomo e Giovanni, quasi che Matteo avesse un certo pudore a farla pronunciare direttamente dai due discepoli (come invece fa l’evangelista Marco). Ecco la richiesta fatta dalla madre  dei  figli  di  Zebedeo  a  Gesù:  «Di’  che  questi  miei  due  figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno» (Mt 20,21). Gesù ha appena annunciato, per la terza volta, il suo destino che si compirà a Gerusalemme: il dono della propria vita nella passione e morte in croce e la risurrezione il terzo giorno. I discepoli non comprendono queste parole, le rimuovono dal loro cuore  perché  il  loro  orizzonte  di  aspettative  è  ben  diverso.

E  ciò che  chiede  la  madre  di  Giacomo  e  Giovanni  svela  quali  aspirazioni  abitano  nel  cuore  dei  discepoli:  la  gloria,  i  primi  posti,  una grandezza  umana.  È  la  pretesa  del  potere  che  contrasta  con  la logica e la via scelta da Gesù, e che lui stesso rivelerà con queste parole: «Chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e  chi  vuole  essere  il  primo  tra  voi,  sarà  vostro  schiavo.  Come  il Figlio  dell’uomo,  che  non  è  venuto  per  farsi  servire,  ma  per  servire  e  dare  la  propria  vita  in  riscatto  per  molti»  (20,26-28).

 C’è certamente  una  gloria  a  cui  il  discepolo  è  chiamato  a  prendere parte; c’è un primo posto e una grandezza a cui il discepolo deve aspirare e per la quale deve giocare tutta la sua vita. È quella che passa attraverso la croce, attraverso la sequela di colui che dona la  propria  vita  per  i  fratelli,  attraverso  l’umile  servizio.  Questa  è l’unica  via  che  il  discepolo  deve  e  può  seguire;  altrimenti  cade in  quella  logica  mondana  che  è  caratterizzata  dal  dominio  e  dal potere:  «Voi  sapete  che  i  governanti  delle  nazioni  dòminano  su di  esse  e  i  capi  le  opprimono.  Tra  voi  non  sarà  così»  (20,2526). La grandezza da ricercare è l’anti-potere per eccellenza: è la grandezza  di  chi  serve,  di  chi  si  fa  schiavo,  di  chi  è  senza  ruolo e  senza  prestigio,  di  chi  sa  donare  la  vita  perché  altri  vivano. L’apostolo Giacomo alla fine lo ha compreso. Sulle sue labbra potremmo porre queste parole di Paolo: «In noi agisce la morte, in voi la vita» (2Cor 4,12). Questa è la grandezza del vero discepolo!

Signore, tu ci hai indicato la via del servizio umile ai fratelli stando in mezzo a noi come colui che serve. Libera il nostro cuore dall’orgoglio, dalla pretesa di stare al di sopra degli altri, dalla ricerca del primo posto. Rendici tuoi veri discepoli.

Leggi il Vangelo di oggi

Il mio calice, lo berrete.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 20, 20-28

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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