Commento al Vangelo di oggi, 27 Giugno 2019 – Mt 7, 21-29

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

S. Cirillo di Alessandria, vescovo e dottore della Chiesa (mf)

XII settimana del tempo ordinario
IV settimana del salterio

Le due case

Di fronte alla Parola di Dio che ci viene offerta dalla liturgia o che accostiamo personalmente nella lectio divina, possiamo sempre correre un rischio: quello di rimanere semplici ascoltatori, illudendo noi stessi; convincerci che  basta  udire  questa  Parola  per poi ritornare alla vita di tutti i giorni come se essa non c’entrasse nulla con ciò che facciamo, con ciò che diciamo o pensiamo, con     le scelte che dobbiamo compiere. Gesù ci mette in guardia. «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7,21). Non  basta  parlare  di  Dio,  avere  sulle  labbra  la  sua  Parola,  e  poi vivere da smemorati, dimenticandoci di compiere ciò che lui vuole e che proprio la sua Parola ci rivela. E non basta neppure fare qualcosa per il Signore, se poi non sappiamo orientare veramente  tutta  la  nostra  esistenza,  il  nostro  cuore  a  lui.  Non  qualunque fare  è  secondo  Dio,  ma  solo  quel  fare  che  nasce  dall’amore.  La risposta  che  potremmo  udire  alla  fine  è  molto  dura:  «Non  vi  ho mai conosciuti» (7,23).

La parabola che conclude tutto il discorso della montagna ci viene allora offerta come uno specchio per verificarci, per discernere se la nostra vita sta camminando secondo l’evangelo, non solo a parole ma nella concretezza di ogni giorno. Due uomini, uno saggio e uno stolto, progettano e costruiscono la loro casa. In base al loro modo di vedere, al loro stile di vita, alla loro intelligenza, scelgono il terreno. Uno sceglie un terreno stabile, che dà solidità a tutta la costruzione; l’altro sceglie un terreno sabbioso, non scava fondamenta profonde. Le due costruzioni sembrano uguali. Ma alla prova dei fatti, degli imprevisti del tempo o della vita,  ciò che non si può programmare, solo una casa regge: quella costruita sulla roccia.

Le due case, i due uomini indicano un modo  diverso  di  rapportarsi alla Parola di Gesù e  del  suo  legame  con  la  vita  concreta. Ma dobbiamo stare attenti a non identificarci troppo facilmente, in quanto cristiani, all’uomo che ha costruito la sua casa sulla roccia. La parabola non si propone tanto di creare una netta divisione tra il discepolo e colui che vive secondo il mondo, ma piuttosto di mettere in guardia il discepolo da un rischio che può emergere dentro di lui, nelle sue scelte, nella vita. Ciò che fa la differenza nei due uomini, la loro saggezza e la loro stoltezza, non è il progetto della casa, ma la scelta del terreno. Fuori metafora, Gesù si rivolge ai discepoli che ascoltano la sua Parola.

Tutti ascoltano e tutti desiderano progettare la loro vita secondo la Parola ascoltata. Però ci si può illudere che basti ascoltare e poi, soddisfatti di questo ascolto di tanto in tanto, programmare per conto proprio, dimenticando la Parola ascoltata. Saggio, invece, è colui che ascolta e comprende questa Parola, ma sa che solo nel momento in cui essa diventa vita, solo allora può dare stabilità a tutto ciò che fa, può dare gusto evangelico alle sue scelte, può affrontare con essa i momenti difficili e imprevisti, percependo che la casa della propria esistenza poggia sulla roccia della fedeltà di Dio. La Parola di Gesù, per diventare terreno solido e roccioso, deve diventare vita.

Dobbiamo allora riconoscere, con molta umiltà, che questa parabola è rivolta proprio a noi, che fatichiamo a trasformare in vita la Parola ascoltata, che spesso siamo come ascoltatori smemorati che se ne vanno dimenticando tutto quello che il Signore ci ha detto. Questa parabola non ci invita a riposarci in una certezza che ci mette al riparo nei confronti di quelli che sembrano aver costruito la loro casa sulla sabbia. Anzi, ci ricorda che essere discepoli di Gesù non si può esaurire nell’ascolto della sua Parola: ma, partendo dall’ascolto, la Parola scende nella nostra vita, la rende terreno  stabile,  nasconde  in  essa  la  fedeltà  stessa  di  Dio.  Allora tutto ciò che faremo sarà segnato da questa fedeltà, sarà testimonianza del suo amore. La casa della nostra vita può essere grande o piccola. Ma la cosa importante è che sia costruita sull’amore di Dio e sia segno di questo amore tra gli uomini, perché «chiunque ascolta  queste  mie  parole  e  le  mette  in  pratica,  sarà  simile  a  un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia» (7,24).

Salda sulla roccia del tuo amore, o Signore Gesù, la nostra vita non potrà vacillare. Anche se dovremo affrontare fatiche e ostacoli nel nostro cammino, sempre troveremo nella tua Parola un appoggio sicuro, nel tuo amore un luogo di pace, nel tuo sguardo un invito alla speranza.

Leggi il Vangelo di oggi

La casa costruita sulla roccia e la casa costruita sulla sabbia.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 7,21-29
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

Parola del Signore

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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