Commento al Vangelo di oggi, 30 Giugno 2019 – Lc 9, 51-62

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

Giornata per la carità del papa

XIII settimana del tempo ordinario
I settimana del salterio

A libertà

In  questa  domenica  la  liturgia  ci  mostra  il  volto  di  un  Cristo  talmente convinto della decisione maturata nel suo cuore – rivelare al mondo il volto del Padre – da saper indurire il volto per poter compiere  il  suo  «cammino  verso  Gerusalemme»  (Lc  9,51).  La  determinazione nei confronti della volontà che Dio ci affida non può mai  autorizzare  forme  di  esclusione  o  di  aggressione  verso  gli altri. Semmai ci impone di congedarci seriamente da quella parte di  noi  pavida  e  immatura,  che  rischia  continuamente  di  perdere la  libertà  di  trasformare  la  nostra  vita  in  un  «generoso  servizio dei fratelli» (Colletta).

Eliseo  se  ne  stava  tranquillo  seduto  sull’ultimo  di  «dodici  paia di  buoi»  quando,  all’improvviso,  gli  passa  «vicino»  Elia,  il  profeta  ardente  come  il  fuoco,  e  gli  getta  «addosso  il  suo  mantello» (1Re  19,19).  Un  gesto  fortissimo,  profondamente  simbolico,  dal momento  che  il  mantello,  nella  cultura  semitica,  rappresenta  la persona stessa che lo possiede. È il diritto inalienabile dei poveri, l’indispensabile  protezione  contro  le  insidie  del  deserto,  che  di giorno  fiacca  il  vigore  con  il  caldo  mentre  di  notte  sferza  i  corpi con le basse temperature.

Eliseo,  però,  cerca  di  dilazionare  la  chiamata  appena  ricevuta, indicando una ragione apparentemente molto condivisibile: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò» (19,20). Egli non si rende conto subito che questo mantello piombato sulle   sue spalle è un invito a trasformare immediatamente la vita in   una generosa sequela, del tutto simile a quello che il Signore formula con grande libertà a un tale lungo la strada: «Seguimi»  (Lc 9,59).

Nelle occasioni in cui siamo chiamati ad assumere l’urgente compito di dare forma alla nostra libertà, spesso dobbiamo fare i conti con una parte infantile di noi stessi, che ha paura di accettare tutte le conseguenze di una vita adulta. Ci rifugiamo volentieri nelle nostre «tane» (9,58) e nei nostri nascondigli, pur   di non aprirci all’inevitabile destino che ci sollecita e ci attende:

«Signore,  permettimi  di  andare  prima  a  seppellire  mio  padre» o  «Ti  seguirò,  Signore;  prima  però  lascia  che  io  mi  congedi  da quelli di casa mia» (9,59.61).

Seppellire  i  morti,  congedarsi  da  casa  è  il  nostro  tentativo  di  risolvere il periodo dell’infanzia, chiudendo definitivamente i conti col  passato.  Ma,  nella  pienezza  dei  tempi,  il  Signore  Gesù  ci  ricorda che possiamo ormai concepirci come figli amati, «chiamati a libertà» (Gal 5,13), perché la nostra vita non è solo determinata dalle  premesse  biologiche,  ma  anche  animata  dalle  promesse  di Dio.  Per  questo  Gesù  si  permette  di  collocare  la  priorità  del  Regno di Dio in mezzo a tutte le urgenze che affollano i nostri pensieri: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e  annuncia  il  regno  di  Dio»  (Lc  9,60).  Sono  parole  che  vogliono scuoterci  da  inutili  torpori,  simili  a  quelle  con  cui  Paolo  prova  a scaldare  e  a  incalzare  il  cuore  dei  fratelli  della  chiesa  di  Galazia:

«Fratelli,  Cristo  ci  ha  liberati  per  la  libertà!  State  dunque  saldi  e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù» (Gal 5,1). Ci  sono  momenti  nella  vita  di  tutti  in  cui  l’unica  cosa  da  fare  è permettere a ciò che è morto di morire e a ciò che deve nascere di poter venire finalmente alla luce. Non è possibile risolvere fino in  fondo  la  nostra  infanzia,  con  i  suoi  traumi  e  i  suoi  vuoti.  Ciò che può invece salvarci è la missione che Dio ci affida e che può innestarsi sul tessuto della nostra umanità, da cui è sempre possibile ricominciare a vivere «mediante l’amore» (5,13).

Pretendere di risolvere la trama confusa della nostra storia prima di offrire a Dio la nostra disponibilità, nasconde il disperato tentativo di costruire un percorso di salvezza fondato ancora sulle nostre forze. Non  resta  allora  che  disattendere  la  voce  delle  inutili  domande, rinunciare  al  fascino  di  guardare  indietro  alla  ricerca  di  cause  e responsabilità, smettere di girovagare nei labirinti della memoria, per  abbracciare  con  gioia  quella  missione  che  tutti  abbiamo  da compiere  per  annunciare  la  «pienezza»  (5,14)  di  una  vita  nuova, guidata «dallo Spirito» (5,18), dove tutti siamo «chiamati a libertà» (5,13).

Signore Gesù, anche nell’ordinarietà del tempo tu ci indichi il cammino pasquale, fatto di passione per una vita adulta nell’amore e di liberazione da nostalgia, ricordi, colpe nostre e altrui. Fa’ che impariamo a essere felici di essere chiamati a libertà, autorizzati a lasciarci alle spalle i nodi ancora irrisolti, scelti per ricevere il mantello di una nuova identità.

Leggi il Vangelo di oggi

Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9, 51-62

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.

Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».

Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

Parola del Signore

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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