Commento al Vangelo di oggi, 30 Luglio 2019 – Mt 13, 36-43

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

S. Pietro Crisologo, vescovo e dottore della Chiesa (mem. f.)
XVI settimana del tempo ordinario
IV Settimana del Salterio

La mietitura

Sabato  scorso  abbiamo  ascoltato  la  parabola  del  grano  e  della zizzania  (cf.  Mt  13,24-30)  e,  attraverso  di  essa,  abbiamo  cercato di  cogliere  l’agire  di  Dio  nel  nostro  tempo  e  nella  nostra  storia, l’impatto  che  il  suo  Regno  ha  con  la  nostra  vita,  gli  interrogativi che  suscita  la  sua  presenza  in  noi  e  tra  di  noi.  Ora  vediamo  che è  Gesù  stesso  a  offrirci  una  spiegazione  della  parabola.  E  per comprendere il senso di questa spiegazione, possiamo riprendere  le  ultime  parole  con  cui  si  chiude  la  parabola  stessa.  Dopo  la mietitura il padrone dà questo ordine ai servi: «Raccogliete prima la  zizzania  e  legatela  in  fasci  per  bruciarla;  il  grano  invece  riponetelo  nel  mio  granaio»  (13,30).  Qui  ci  viene  rivelata  una  verità importante: Dio è paziente e tollerante, ma anche giusto. Anzi, la serietà  con  cui  Dio  guarda  il  mondo  attraverso  la  pazienza  e  la misericordia fonda proprio la sua giustizia.

Questo è anche il volto di Dio rivelatosi a Mosè sul Sinai: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione» (Es 34,6-7). Dio non è indifferente al male, ma dando spazio a un mondo in cui bene e male sono assieme, rimanda ogni scelta alla libertà e alla responsabilità dell’uomo.

Ci sarà però un tempo in cui verrà fatta chiarezza: a quel punto il bene apparirà in tutta la sua luce, mentre il male sarà definitivamente sconfitto. È questa la conclusione della parabola, o meglio della storia. Il finale è come uno squarcio di verità: come quel padrone, pur impedendo ai servi di anticipare la mietitura, li rende consapevoli che essa ci sarà sicuramente, così il discepolo deve avere sempre sotto lo sguardo il compimento e il giudizio che Dio farà sulla storia, sapendo che questo avverrà e sarà compito di Dio, non dell’uomo. Il finale della parabola sembra allora orientare la spiegazione che Gesù offre ai suoi discepoli. Questa trasforma la parabola in allegoria e in qualche modo cambia la prospettiva del racconto parabolico.

Certamente l’identificazione dei personaggi e di alcuni elementi resta fedele alla parabola; e l’ascoltatore già aveva in qualche modo intuito questo. Ma la prospettiva della spiegazione è piuttosto morale. Concentrandosi sul giudizio è come un ammonimento a non approfittare della pazienza di Dio. La parabola invece aveva un’angolatura teologica, in quanto rivelava il volto di Dio o meglio la logica con cui Dio guida il suo Regno. Si potrebbe anche formulare così la differenza tra la parabola e la sua spiegazione. La parabola risponde a questa domanda: come mai Dio sopporta la presenza degli empi in questo mondo e non affronta il giudizio? La spiegazione sembra abbracciare un’altra prospettiva alla quale orienta la domanda: i giusti riceveranno  la loro ricompensa?

Questo interrogativo completa la visione offerta dalla parabola e contiene una profonda verità che riguarda soprattutto il discepolo: non è scontato essere il buon grano. Lo sguardo è spostato proprio alla comunità dei discepoli, perché anche in essa può avvenire ciò che è capitato al campo di quel padrone. Anzi, ogni discepolo ha anche la possibilità di essere quella zizzania che viene raccolta e bruciata. E di conseguenza non deve essere troppo precipitoso nel distinguere i figli della luce  dai  figli  del  maligno  (collocandosi  con  eccessiva  sicurezza tra  i  figli  della  luce);  deve  piuttosto  essere  attento  a  scoprire  la zizzania  che  cresce  nel  campo  del  suo  cuore,  lì  dove  il  Regno  è seminato. Il richiamo alla serietà del giudizio è dunque un avvertimento,  un  richiamo  alla  vigilanza  e  alla  conversione.  «Chi  ha orecchi, ascolti!» (Mt 13,43).

Nel nostro cuore, o Signore, c’è il buon seme del Regno, ma c’è anche la zizzania del maligno. Purificaci e rendici terreno fecondo in cui matura il frutto della tua Parola, e manda in noi il tuo  Spirito perché custodisca il nostro cuore dalle insidie del nemico e dal suo seme di malvagità.

Leggi il Vangelo di oggi

Come si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13, 36-43

In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».

Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Parola del Signore

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