Commento al Vangelo di oggi, 4 Giugno 2019 – Gv 17, 1-11a

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

Giornata mondiale dell’infanzia vittima di violenza

VII settimana di Pasqua – III settimana del salterio

Il tuo nome è Innocente, alleluia!

Mentre  ci  avviciniamo  alla  solennità  di  Pentecoste  con  cui  portiamo  a  compimento  i  giorni  della  letizia  pasquale,  la  Parola  di Dio  ci  offre  il  testamento  di  Paolo  e  quello  di  Gesù.  Quando  si sente più vicina la fine o il compimento della vita, il desiderio di raccogliersi  diventa  sempre  più  profondo.

Alla  vigilia  della  sua passione  il  Signore  Gesù  si  raccoglie  intensamente  in  preghiera e,  «alzàti  gli  occhi  al  cielo,  disse…»  (Gv  17,1).  Mentre  si  fa  sempre  più  chiaro  per  Paolo  che  il  passaggio  da  «Gerusalemme» (At  20,22)  in  realtà  è  solo  una  tappa  per  recarsi  fino  al  luogo del  martirio,  egli  non  può  fare  altro  che  «chiamare»  (20,17)  tutti  i  fratelli  per  preparare  insieme  il  compimento.  Sia  Paolo  che Gesù, mentre si preparano alla morte e preparano i propri fratelli e  discepoli  ad  accompagnarli  a  distanza  nel  momento  supremo del  dono  della  propria  vita,  sentono  il  desiderio  di  dichiarare  il loro  amore  e  la  loro  dedizione.

Una  dichiarazione  che  assume il  linguaggio  appassionato  della  protesta  amorosa:  «Per  questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del  sangue  di  tutti,  perché  non  mi  sono  sottratto  al  dovere  di annunciarvi tutta la volontà di Dio» (20,26-27).

Rivolgendosi  direttamente  al  Padre,  il  Signore  Gesù  si  muove nella stessa direzione di Paolo: «Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola» (Gv 17,6). Proprio mentre attorno al Signore Gesù e all’apostolo Paolo si addensano le nubi della  persecuzione  e  della  morte,  si  fa  ancora  più  luminosa  la consapevolezza di aver compiuto la propria missione fino in fondo: «Perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato» (17,2).

Nel  momento  in  cui  le  accuse  si  fanno  tremendamente pesanti  sia contro  Gesù  che  contro  Paolo,  da  parte  dei  notabili del  popolo  e,  in particolare,  delle  autorità  religiose,  nel  cuore si  fa  luminosamente chiara  la  coscienza  di  essere  innocenti  pur sembrando  colpevoli. L’innocenza  protestata  da  Paolo  davanti agli anziani di Efeso, e che il Signore reclama con forza davanti al sinedrio e al cospetto di Pilato, radica nella consapevolezza della propria fedeltà e responsabilità: «Non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile» (At 20,20).

In  questi  giorni  di  attesa  e  di  preparazione  della  Pentecoste, non possiamo  che  pregare  con  intensità  per  essere  capaci  al pari  del Signore  Gesù  e  dell’apostolo  Paolo  di  poter  consegnare ogni  giorno  la nostra  vita  «con  tutta  umiltà»  (20,19)  perché  sia al  servizio  della speranza  e  della  gioia  di  tutti.  Persino  quando l’incomprensione e finanche la persecuzione che ci vengono dagli altri rischiano di amareggiarci fino a renderci meno disponibili, abbiamo il dovere discepolare di non tirarci indietro: dobbiamo andare sempre avanti crescendo nella generosità del dono della nostra vita. Quando la fatica si fa più grande, non ci resta che intensificare la preghiera di intimità per rafforzare e rinnovare la nostra disponibilità a compiere fino in fondo il mistero e il ministero della nostra vita.

Signore risorto, ti lodiamo e ti benediciamo perché ci insegni a pregare il Padre con amore e nella libertà dei figli. Effondi su di noi il tuo Spirito, perché siamo capaci di continuare a donare la nostra vita affinché sia utile alla speranza di tutti anche quando sembra che nessuno se ne accorga o non interessi ad alcuno.

Alleluia!

Leggi il Vangelo di oggi

Padre, glorifica il Figlio tuo.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 17, 1-11a

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:

«Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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