Commento al Vangelo di oggi, 6 Luglio 2019 – Mt 9, 14-17

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

S. Maria Goretti, vergine e martire (memoria facoltativa)

XIII settimana del tempo ordinario
I Settimana del Salterio

Strappo

Con  e  come  i  «discepoli  di  Giovanni»  vogliamo  a  nostra  volta avvicinarci al Signore Gesù per domandare: «Perché noi e i farisei digiuniamo  molte  volte,  mentre  i  tuoi  discepoli  non  digiunano?» (Mt  9,14).  In  realtà,  la  domanda  posta  a  Gesù  che  tocca  la  questione  della  pratica  del  digiuno  può  essere  intesa  in  modo  assai più ampio e radicale. Sono infatti tante le domande di senso che ci  poniamo  per  cercare  di  cogliere  il  significato  profondo  delle nostre abitudini e consuetudini religiose.

La risposta del Signore sembra spostare radicalmente il fulcro dell’attenzione, per offrire un  criterio  di  discernimento:  «Possono  forse  gli  invitati  a  nozze essere  in  lutto  finché  lo  sposo  è  con  loro?»  (9,15).  L’immagine sponsale così cara alla predicazione dei profeti obbliga anche noi a  chiederci  non  tanto  quali  sono  i  nostri  doveri  religiosi,  ma  che cosa  ci  sta  profondamente  a  cuore  senza  cadere  nella  trappola del confronto.

I  discepoli  di  Giovanni  si  mettono  a  confronto  con  i  discepoli  di Gesù,  senza  essere  capaci  di  maturare  realmente  in  un  rispetto di  se  stessi  che  comporta  il  rispetto  per  gli  altri.  Il  dramma  fraterno di cui ci parla la prima lettura, e che sottilmente ripropone quello ancora più antico di Caino e Abele, è sempre in agguato.

Il bisogno di conquistare una primogenitura in vari ambiti di vita e, persino,  nel  cammino  di  fede  rischia  di  ingannarci  ancora  prima di spingerci all’inganno, come nel caso di Giacobbe che usurpa il posto di Esaù. Il testo della prima lettura comincia con una nota che  non  è  assolutamente  da  sottovalutare:  «Isacco  era  vecchio e  gli  occhi  gli  erano  così  indeboliti  che  non  ci  vedeva  più»  (Gen 27,1).

Isacco, con la sua preferenza accecata per Esaù, che invece è causa di dolore per la madre Rebecca, a motivo delle sue donne, crea un conflitto tra fratelli che creerà un vortice di dolore. Al contrario, il Signore Gesù con il suo sguardo limpido e lungimirante,  davanti  alla  richiesta  dei  discepoli  di  Giovanni  di  dirimere la  questione  del  digiuno  con  una  sorta  di  approvazione  o  disapprovazione  del  comportamento  degli  uni  e  degli  altri,  assume un  atteggiamento  completamente  diverso:  «Nessuno  mette  un pezzo  di  stoffa  grezza  su  un  vestito  vecchio,  perché  il  rattoppo porta via qualcosa del vestito e lo strappo diventa peggiore» (Mt 9,16).

Il  Signore  ci  insegna  con  la  sua  parola  e  con  il  suo  modo di  reagire  che  la  cosa  più  importante  è  evitare  lo  «strappo»  nei nostri rapporti umani. Per fare questo bisogna cominciare da lontano, accettando che gli altri obbediscano a criteri che non sono i nostri, ma non per questo sono meno autentici e rispettabili. Ciò che rimane primario per il Signore Gesù sono le ragioni profonde che ci spingono a compiere o non compiere alcuni atti religiosi o anche semplicemente umani.

I nostri gesti, soprattutto quelli religiosi come il digiuno e la preghiera, prima di essere un indizio di devozione sono la rivelazione di ciò che sta al centro della nostra attenzione e della nostra preoccupazione. Ora, dal punto di vista del vangelo, il centro dell’attenzione e la preoccupazione più importante per ogni discepolo è il rispetto per gli altri evitando ogni forma di giudizio affrettato e, talora, superficiale.

Signore Gesù, allarga gli spazi del nostro cuore e fa’ che la novità frizzante del tuo vangelo non sia mai allo stretto nella nostra vita. Possa la nostra testimonianza di discepoli essere per tutti la memoria di un amore grande, che rinnova la speranza e dà compimento e pienezza a ogni gioia umana in una ritrovata fraternità senza inutili strappi.

Leggi il Vangelo di oggi

Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro?

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9, 14-17

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

Parola del Signore

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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