Commento al Vangelo di oggi, 8 Luglio 2019 – Mt 9, 18-26

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Il commento al Vangelo di oggi è a cura dei padri Dehoniani.

XIV domenica del tempo ordinario

XIV settimana del tempo ordinario
II Settimana del Salterio

Incontri

Al cuore della liturgia della Parola di questo inizio di settimana siamo messi di fronte al mistero di alcuni incontri che diventano luogo di salvezza: l’incontro notturno di Giacobbe con il Dio dei suoi padri e l’incontro di Gesù con due donne che vengono restituite alla pienezza di vita. Fa parte della nostra esperienza di umanità la memoria di incontri non solo significativi, ma talora persino salvifici.

Ciò che Giacobbe vive mentre fugge da suo fratello Esaù è un sogno che lo rassicura e in certo modo conferma la benedizione carpita al padre Isacco: «Ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questa terra, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che  ti  ho  detto»  (Gen  28,15).  Possiamo  ben  immaginare  il  turbamento  di  Giacobbe  in  fuga  lontano  dalla  sua  terra  e  dai  suoi affetti  più  cari.  Il  Signore  Dio  si  fa  presente  rinnovando  la  promessa di una presenza solidale e soccorritrice nonostante tutto e al di là di tutto. La reazione al sogno da parte di Giacobbe è una promessa: «Se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio. Questa pietra, che io ho eretto come stele, sarà  una  casa  di  Dio»  (28,21-22).

Nel  momento  in  cui  Giacobbe si  trova  senza  casa,  ecco  che  il  Signore  diventa  il  suo  «guanciale»  (28,11)  per  trovare  un  minimo  di  riposo  in  un  momento assai tribolato.

Qualcosa  di  analogo  avviene  attorno  a  Gesù.  Quasi contemporaneamente  egli  viene  sollecitato  a  soccorrere  due  donne,  le  quali hanno bisogno di essere radicalmente incontrate per essere realmente salvate. A queste due donne il Signore Gesù dona la possibilità di lasciarsi andare finalmente alla vita. E non solo a loro! Come dimenticare questo padre che, pur essendo «uno dei capi, gli  si  prostrò  dinanzi…»  confidandogli  tutta  la  sua  pena  e  tutto il  suo  dolore,  a  cui  però  si  unisce  una  grande  speranza:  «…  ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà» (Mt 9,18)?!

In un momento in cui sarebbe stato comprensibile un certo irrigidimento  in  questo  padre  disperato,  in  questa  giovane  appena  consegnatasi  all’abbraccio  della  morte,  in  una  donna  ormai  abituata  a soffrire,  il  Signore  Gesù  crea  le  condizioni  reali  di  un’alternativa. La sua presenza permette di non lasciarsi andare alla deriva della rassegnazione, ma alla corrente di una speranza difficile, certo, eppure non impossibile.

Il  Signore  Gesù  è  capace  di  rimettere  in  cammino  la  speranza di  tutti,  proprio  perché  non  si  lascia  bloccare  dalle  evidenze  del male.  Egli  sa  scorgere  fino  a  risvegliare  ciò  che  dorme  sotto  le coperte di un’abitudine alla sofferenza com’è quella della donna, una  sofferenza  che  dura  da  «dodici  anni»  (9,20);  oppure,  come nel  caso  della  ragazza  appena  morta,  per  metterla  in  grado  di reagire  di  fronte  all’ineluttabilità  di  un  rifugio  sicuro  dalla  fatica di  crescere  e  di  scegliere.  È  ciò  che  Giacobbe  vive  mentre  fugge avendo ancora la forza non solo di sognare, ma di interpretare il suo sogno nel senso di una benedizione.

Il Signore Gesù vede oltre, vede dentro, spera ancora e, con il suo tocco che vuole essere personale e diretto, rimette in moto la vita, accettando di abitare gli spazi reali dell’esistenza. Perché questo avvenga non bisogna disertare  le  stanze  del  dolore  umano,  per  rendere  capaci,  ciascuno a proprio modo, di non rintanarsi nella vita ma di abitarne gli spazi con dignità e nella libertà di osare oltre ogni evidenza.

Signore Gesù, insegnaci a sognare! Se tu, infatti, non sei con noi e non ti fai compagno della nostra sofferenza, rischiamo di cedere alla disperazione di sognare troppo o di non sognare più. Donaci la semplice forza di presentarci davanti a te con tutta la nostra angoscia e di ritrovare in te il coraggio di osare la speranza, amando gli incontri che possono rendere più bella e più vera la vita.

Leggi il Vangelo di oggi

Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni ed ella vivrà.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9, 18-26

In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata.
Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

Parola del Signore

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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