F. Morello – Commento al Vangelo del 12 Settembre 2022

F

“In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue Parole al popolo che stava in ascolto, entro’ in Cafarnao“.

E’ interessante che il testo odierno, che avrà, come protagonista, il centurione, inizi dicendo che Gesu’ aveva terminato di rivolgere “ tutte le sue Parole “ al popolo.

Il Maestro non si era risparmiato, aveva dato tutto sè stesso ad un popolo che “ stava in ascolto “.

E’ proprio questo “ stare in ascolto “ della Parola di Gesu’ da parte del popolo che ingenera nel centurione, pagano, la certezza che l’UNICO che puo’ guarire il suo servo è Cristo.

Dice infatti il testo che questo soldato, “ avendo udito parlare di Gesu’, gli mando’ alcuni anziani dei giudei a pregarlo di venire a salvare il suo servo “.

Il centurione, quindi, si fida di Gesu’ grazie alla testimonianza dei molti che lo “ ascoltavano “.

La nostra fede si basa sulla testimonianza.

Se noi crediamo è perché ci siamo fidati, in primo luogo, di quanto ci hanno raccontato gli evangelisti su Gesu’ e, soprattutto, sulla Resurrezione di Gesu’, ed, in secondo luogo, dei testimoni della sua Parola che abbiamo incontrato sulla nostra strada.

Fidarsi è essere certi che Lui interverrà per il meglio.

Questa è la fede, ed il centurione del testo odierno la incarna in pieno.

Dice al Maestro che non è necessario che Lui si rechi fino a casa sua, perché “ non ne è degno “ ma basta che “ dica una Parola ed il suo servo sarà guarito “.

Una Parola di Gesu’, una soltanto, basta per guarire.

Questa è la fede.

Il centurione la ha avuta e ha ottenuto questo come risultato: “ gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito “.

Che la nostra fede tragga esempio da quella del centurione.

Certamente Cristo ci guarirà.

Buona giornata e buona riflessione a tutti.

Dal Vangelo secondo Luca 7, 1-10

Neanche in Israele ho trovato una fede così grande.
In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
Parola del Signore.

Fonte: Fabrizio Morello

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