Rito Ambrosiano – Commento al Vangelo di venerdì 25 Dicembre 2020

R

Oggi la luce risplende su di noi

Anno B – Rito Ambrosiano – 25 dicembre 2020

Messa nella notte del Natale del Signore
Is 2,1-5; Salmo 2; Gal 4,4-6; Gv 1,9-14

Natale del Signore: Messa nel giorno
Is 8,23b – 9,6a; Salmo 95; Eb 1,1-8; Lc 2,1-14.

Vangelo Giovanni 1,9-14 E venne ad abitare in mezzo a noi – “9Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. 11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 3i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità”.

Fratelli e sorelle,

in questo Natale s’intuisce un contrasto. “In questo inguaribile contrasto tra noi e il dono è la sostanza del Natale, il suo divino significato, il suo segreto. Ma se mi inginocchio davanti al bambino, l’anima mia si placa nel perdono e subito mi ritrovo fratello di ognuno” (P. Mazzolari). E in questo orizzonte, il gesto più semplice e più vero che possiamo fare è quello di inginocchiarci davanti a un Bambino e al mistero grande che ci rappresenta e ci sta a significare.

Chi sei per me?

Se dovessi cercare di dire a me stesso, a ciascuno di voi cos’è mai questo Natale che ancora ci rapisce, che ancora ci consola. Come avesse la forza di riempirmi di una gioia che neppure riesco a spiegare, sento che io non ho parole. Ho bisogno di ricorrere ad altri, come un bambino che solo piange cercando di farsi capire. E sua madre lo sa e subito lo soccorre e lo consola. Perché intuisco con voi quando aveva compreso un giorno un uomo perseguitato e ucciso dalla cattiveria umana: «Dio non si vergogna della bassezza dell’uomo, vi entra dentro. Dio è vicino alla bassezza, ama ciò che è perduto, ciò che non è considerato, l’insignificante, ciò che è emarginato, debole e affranto; dove gli uomini dicono “perduto”, lì egli dice “salvato”; dove gli uomini dicono “no”, lì egli dice “sì”. Dove gli uomini distolgono con indifferenza o altezzosamente il loro sguardo, lì egli posa il suo sguardo pieno di amore ardente e incomparabile. Dove gli uomini dicono “spregevole”, lì Dio esclama “beato”. Dove nella nostra vita siamo finiti in una situazione in cui possiamo solo vergognarci davanti a noi stessi e davanti a Dio, dove pensiamo che anche Dio dovrebbe adesso vergognarsi di noi, dove ci sentiamo lontani da Dio come mai nella vita, proprio lì Dio ci è vicino come mai lo era stato prima. Lì egli vuole irrompere nella nostra vita, lì ci fa sentire il suo approssimarsi, affinché comprendiamo il miracolo del suo amore, della sua vicinanza e della sua grazia (“Sermone della 3a domenica di Avvento”, in D. Bonhoeffer, Riconoscere Dio al centro della vita).

Un bambino che è Dio

E tutto questo proprio stando davanti a un bambino. Un bimbo che piange e sorride, come tutti i bambini del mondo. Che brama con foga il seno di sua madre per nutrirsi. E che poi, quando è ben sazio e soddisfatto, s’addormenta, abbandonandosi sereno tra le braccia di Maria. E anche questo ci sconcerta non poco a ben vedere. Il fatto che a Natale ci inginocchiamo davanti a un bambino. Senza poter distinguere nulla, senza poter vedere nessuna aura di divinità. Come se questa tutta fosse deposta dentro quell’umanità tanto esile e fragile. Dimenticando tante distinzioni tra l’umano e il divino che l’intelligenza credeva di sapere. Perché tutta la potenza di Dio li si nasconde e si fa presente. Come ridotta, annienta, dismessa.  Come  anche  dice  Paolo  nella  lettera  ai  Filippesi:  “spogliò se  stesso (eauton ekenosen, ipsum exinanivit) assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (2,6-8). Scriveva Simone Weil che “la bellezza del mondo non è distinta dalla realtà del mondo”. A partire dal Natale, la bellezza di Dio e la Sua grandezza si confondono nella bellezza che innamora di un bambino. Quasi che dio ci volesse smuovere il cuore, giungendo all’estremo del suo desiderio di attrarci al Suo cuore, sorprendendoci con la tenerezza che proprio davanti a un bambino scoppia e non si può arrestare. Così ti inginocchi e semplicemente stai a guardare. E “Tenda di Dio / sua calda dimora / è la carne vivente / dell’uomo, sua immagine” (A. Casati).

Modulare parole di speranza

Certo la frenesia e la corsa per i regali forse è passata. Ma la tentazione di privilegiare le cose dimenticando i volti potrebbe persistere ancora. “Essere, mio Dio, / asino e bue / col fiato sospeso / a godere il mistero. / Noi siamo, Signore, / il tuo vivente presepe, / siamo la paglia su cui coricarti ancora” (A. Casati). Sarebbe già grazia grande poterci identificare con qualche personaggio del presepe, come l’asino o il bue. O come la paglia, sulla quale Maria adagiava Gesù bambino. E più Lo guardi e già quasi ti sembra di poter fare come i pastori, che avvertiti dall’angelo erano accorsi là, dove dov’era nato. Il fatto è che un Natale così, un Natale di un Dio così vicino, che ci si è fatto sin troppo accanto, questo ci confonde ancora. Forse ci confonderà sempre. Perché ci è chiesto di cercare il divino, l’essenziale, sentendolo mischiato al tran tran del nostro quotidiano. Proprio guardando quel

volto, stringendo quella mano, ascoltando quella voce, così umana, troppo umana, ci è chiesto di continuare a scorgere e inventare motivi di speranza. Con la stessa pazienza che un padre o una madre imparano con un figlio da crescere. Quell’essenziale divino che “si scopre poco a poco, alla fine… l’importante è trovare il canto fermo su cui modulare quotidiane parole di speranza” (Ignazia Angelini). In ginocchio, davanti a Gesù bambino, a fronte di un’umanità che spesso piange e si dispera, canticchiamo una ninna nanna dando un po’ di a Gesù Bambino e consolazione piena al nostro cuore.

don Walter Magni

L'autore

Walter Magni
Walter Magni

Top