Ambrosiano – Commento al Vangelo di domenica 1 Novembre 2020

A

SECONDA DOMENICA DOPO LA DEDICAZIONE

Anno A – Rito Ambrosiano – 1 novembre 2020

La partecipazione delle genti alla salvezza

  • LETTURA Isaia 45,20-23 Volgetevi a me e sarete salvi, voi tutti confini della terra
  • SALMO 21 (22) Loderanno il Signore quelli che lo cercano.
  • EPISTOLA Filippesi 3,13b – 4,1 La nostra cittadinanza è nei cieli
  • VANGELO Mt 13,47-52 Il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare – In quel tempo. 1Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: 47«il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 51Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».52Ed egli disse loro:
    «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Fratelli, sorelle,

la parabola della rete gettata in mare (II domenica dopo la Dedicazione, 1 novembre 2020) la riporta solo il Vangelo di Matteo. E Gesù conclude la sezione dedicata alle parabole del regno (cap. 13) con una domanda: “avete compreso tutte queste cose?”, Avete capito bene? Per quanto le immagini e le parabole di Gesù siano piacevoli e affascinanti, tentiamo di dare qualche nota, qualche precisazione.

“Una rete gettata nel mare”

Immaginiamo quante volte Gesù avrà potuto osservato le barche dei pescatori che affollavano la riva del lago di Genezaret a fine giornata. E tra queste scorge “due barche ferme a riva: da esse i pescatori erano smontati e lavavano le reti” (Lc 5,2). Così immagini e pensieri s’intrecciano, tanto che trovandoSi nell’occasione di dover spiegare ai Suoi discepoli cos’è il Regno dei cieli, il mondo di Dio, Si mette a raccontare che “il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci”. Una grande rete che, con gesto solenne e calcolato, un pescatore butta in acqua. E in noi, che Lo stiamo ad ascoltare, s’innesta la convinzione di avere a che fare con un Dio che vuole raggiungere proprio tutti, prima di ogni distinzione e discernimento. Un Dio dal cuore appassionato, carico di attesa e di speranza, che assomiglia tanto al pescatore che sempre s’aspetta di avere preso del buon pesce. Con una rete che lentamente affonda sino al fondale per riuscire a raccogliere “ogni genere di pesci”. E l’espressione greca usata andrebbe tradotta nei termini di una rete che finisce per raccogliere “tutti i generi”, proprio tutto ciò che incontra. Un Dio che non ha pregiudizi e che non fa discriminazione alcuna. Anche Pietro un giorno, fidandosi ciecamente di Lui, fece la sua pesca più abbondante, miracolosa: e “presero una tale quantità di pesci che la rete si rompeva. Allora fecero cenno ai loro compagni, che erano nell’altra barca, perché venissero ad aiutarli. Ed essi vennero e riempirono tutt’e due le barche, tanto che stavano affondando” (Lc 5,6-7).

Discernere, senza separare

E Gesù continua a raccontare dicendo che la rete, “quando è piena, i pescatori la tirano a riva, e si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi”. Una precisazione che Gesù mette volutamente al futuro: “così sarà alla fine del mondo”. L’avvio del regno di Dio nella storia degli uomini non è ancora il giudizio ultimo della fine del mondo. Allora sì “verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti”. Eppure non c’è epoca della storia che non abbia conosciuto, anche oggi, la presenza di chi sente di avere il giudizio di Dio in tasca e, modificando il racconto di Gesù, al posto di una rete, ne avrebbe a disposizione due in grado di discernere immediatamente tra il buon pesce e quello da buttare. Non è questo il tempo del giudizio definitivo. Piuttosto, è un tempo nel quale bene e male si confondono. Confusi non tanto dentro le cose e i fatti, ma anzitutto nel cuore degli uomini. Per questo ci è chiesto un continuo lavoro di paziente discernimento, astenendoci da ogni precipitosità insipiente. Non posiamo anticipare l’opera di separazione degli angeli al momento del giudizio finale. E tutto questo chiede una particolare capacità di resistenza. Non assestandoci su forme di attendismo che non decide mai, ma rischiando, in modo ben calcolato. Imparando a distinguere ciò che è bene da ciò che è male, il giusto dall’ingiusto. Assumendoci, anche nelle nostre chiese, tutte le responsabilità che ci competono. Come sta scritto: “Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?” (Lc 12,57).

L’arte sapiente dello scriba

Continuando ad ascoltare il Vangelo ci è chiesto di saper stare nel tempo che ci è dato di vivere, anche con le sue ombre talvolta poco incoraggianti, sapendo cogliere qua e là segni di luce e di speranza. L’arcivescovo di Milano ci inviterebbe a usare la testa, direbbe che siamo autorizzati a pensare (disc. Alla città 2019); che non c’è situazione che non possa diventare una preziosa occasione per continuare ad annunciare il vangelo della gioia e della speranza, compresa la difficile e complessa situazione di pandemia che ci ha avvolti tutti (La situazione è occasione, per il progresso e la gioia della vostra fede, 2019-2020) e infine che, per evitare di essere stolti, è urgente invocare che “Infonda Dio sapienza nel cuore” (Proposta past. 2020-2021). E tutto questo altro non è che la declinazione di quanto Gesù ci ha detto al termine del brano evangelico odierno, invitandoci ad acquisire l’arte dello scriba che “divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. Abbiamo bisogno di una sapienza pratica, quotidiana che, senza perdere i principi e i valori che una lunga tradizione ci ha trasmesso diventi a sua volta una vita vivibile possibile e promettente. Imparando a stare al mondo, in questo mondo – non importa l’età di ciascuno – sapendo contare nella luce di Dio i giorni che passano; tessendo senza perdersi d’animo l’arte dello stare insieme, di una fraternità che continuamente s’allarga. E Gesù ancora ci ripeterebbe la Sua domanda: “Avete compreso tutte queste cose?”. E noi a ripetere con i discepoli il nostro: “sì”.

don Walter Magni

L'autore

Walter Magni
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