Carlo Miglietta – Commento al Vangelo di domenica 13 Dicembre 2020 – Il Battista

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Una polemica contro i Battisti

Tra i vari destinatari del Vangelo di Giovanni ci sono indubbiamente i seguaci del Battista. Accanto ai tre partiti ufficiali (farisei, sadducei ed esseni), esistevano ai tempi di Gesù movimenti popolari di risveglio religioso incentrati sulla necessità della conversione e della penitenza per la salvezza: essi costituiscono il movimento battista, cosiddetto perché proponeva l’abluzione rituale del battesimo come segno di purificazione. Tra i vari gruppi di questo movimento emergono quello di Giovanni Battista e quello di Gesù. Un gruppo di seguaci di Giovanni Battista viveva ad Efeso (At 19,1-7), dove, secondo Ireneo, fu scritto il Vangelo di Giovanni. Le Recognitiones pseudoclementine, del terzo secolo, dicono che i Battisti affermavano la messianicità del loro maestro, misconoscendo Gesù.

Il Vangelo di Giovanni in 1,8-9 afferma che Gesù e non il Battista era la luce. In 1,30 che Gesù esisteva prima del Battista ed è più grande di lui. In 1,20 e 3,28 che il Battista non è il Messia. Il Battista stesso in 3,30 confesserà di dover diminuire di fronte alla crescita di Gesù.

Ma nei Vangeli la considerazione complessiva per il Battista resta notevole: i primi cristiani lo identificano con il Profeta Elia, che la tradizione giudaica prevedeva tornasse sulla terra prima della fine dei tempi. In Gv 11,14 Gesù afferma: “La legge e tutti i profeti hanno profetato sino a Giovanni e se lo volete accettare egli è quell’Elia che deve venire”. In Mt 17,10-13 Gesù conferma: “Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista”.  Un brano analogo compare in Marco 9,13: “Io gli dico che egli è Elia già venuto, ma hanno fatto di lui ciò che hanno voluto, come sta scritto di lui”.

La testimonianza del Battista

La testimonianza del Battista occupa le prime giornate della settimana inaugurale del ministero di Gesù (1,19-2,12). E’ una testimonianza in tre giorni: il primo giorno la testimonianza è negativa: Giovanni afferma di non essere il Messia atteso (1,19-28); il secondo giorno è positiva: Giovanni dice chi è Gesù, l’Agnello di Dio (1,29-34); il terzo giorno invia definitivamente i suoi discepoli alla sequela del Signore (1,35-42).

L’evangelista sviluppa così quanto ha detto nel Prologo a proposito del Battista in 1,6-8: primo, il Battista non era la luce; secondo, egli doveva rendere testimonianza alla luce, cioè a Gesù; terzo, per mezzo di Gesù possono tutti possono credere.

Il versetto 19 inizia con: “E questa è la testimonianza di Giovanni”. Iniziare un discorso con la congiunzione “e” non è un errore grammaticale: la Bibbia greca comincia molti libri con la congiunzione “e”, kai, per indicare una continuità tra il brano presentato e il piano di rivelazione di Dio negli altri testi. Dopo il prologo, che molti definiscono un inno a sé, ma che è la chiave di lettura dell’intero Vangelo, si entra nel vivo. Il Verbo compie il progetto creazionale del Padre: discende dal Padre e viene tra gli uomini per sussumere la finitudine umana e portarla nell’infinito di Dio: il Verbo entra nella storia.

Ricordiamo che nel Vangelo di Giovanni quando si parla di “Giudei” si intende parlare delle autorità ostili a Gesù, mentre quando si parla di “Israele” o degli “Israeliti” ci si riferisce al popolo buono ed eletto che riconosce il Messia.

È interessante che i Giudei mandino a Giovanni “sacerdoti e leviti”. Questo perché  Giovanni Battista era figlio di un sacerdote, Zaccaria, che officiava nel Tempio (Lc 1,15): Giovanni, levita, figlio di leviti, rifiuta il sacerdozio che gli spettava di diritto per mettersi a fare il profeta. Si veste come i profeti, con un abito “di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi” (Mt 3,4). Giovanni sa che la profezia è più importante del sacerdozio e anche della monarchia. Dio  infatti si serve sempre dei profeti, nell’Antico Testamento, per annunziare la Parola di Dio anche quando il sacerdozio è corrotto, anche quando la monarchia è in crisi, e qui siamo in una di queste situazioni.

“Egli confessò e non negò” (1,20): questa è una tautologia, cioè dire la stessa cosa in modo diverso, per ribadire con forza il concetto.

Giovanni risponde (1,23) citando il testo dice Isaia 40,3. In realtà il testo Masoretico non dice: “Io sono voce di uno che grida nel deserto: «Preparate la via del Signore»”; ma afferma: “Io sono voce di uno che grida: «Preparate la via del Signore nel deserto»”. Probabilmente poiché Giovanni viveva nel deserto, laddove il Giordano si getta nel Mar Morto, presso la Comunità di Qumram, a cui Giovanni era idealmente affine, ecco che viene presa la frase “nel deserto” e apposta a quello che sta facendo.    

Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando”(1,28): la Betania di cui si parla non è la Betania di Maria, Marta e Lazzaro, a pochi chilometri da Gerusalemme (Gv 11,1.18), ma è una località scomparsa della Transgiordania. Origene non legge qui Betania ma Batabara, il “luogo del passaggio” di Giosuè con il popolo eletto nella Terra Promessa. Ma anche il nome di Bet-aniyyah, “casa della risposta”, o “casa della testimonianza” è altamente simbolico.

Chi è Giovanni il Battezzatore

Nella comunità di Qumram si attendevano tre figure escatologiche: un Messia regale, un Messia sacerdotale e un “Profeta simile a Mosè”. Il Battista rifiuta di applicare a sé il ruolo di queste figure tradizionali:

  1. egli non è il Messia regale (1,20): forse c’è qui una precisazione polemica verso le comunità del Battista;
  2. non è l’Elia che deve venire (1,21): il libro apocrifo di Enoc (90,31; 89, 52) profetizzava il ritorno di Elia prima del grande Agnello apocalittico. Più tardi in Elia si identificò il Messia sacerdotale, accanto al Messia davidico-regale;
  3. non è il “Profeta simile a Mosè” atteso a Qumram.

Il Battista

  1. rivendica a sé il ruolo della voce di cui parla Isaia (1,23; Is 40,3), che invita a prepararsi alla venuta del Signore;
  2. compie il gesto escatologico del Battesimo, ma distingue il suo Battesimo solo con acqua da quello che celebrerà il Messia, che sarà in acqua e Spirito (1,33);
  3. attende un Messia nascosto, il “Figlio dell’uomo” del libro di Enoc, e non il Messia trionfante, dominatore di Israele di cui aveva parlato il profeta Michea (Mic 5,2).

Il Battista, povero come gli antichi profeti, ci insegna che anche l’annuncio del Regno va fatto in stile di povertà, alieni dalla logica di efficientismo degli uomini.

Il Battista si umilia davanti a Gesù, dichiarandosi  indegno persino di compiere per lui il gesto dello schiavo, sciogliere i calzari del padrone (1,27): più ci facciamo piccoli, più Cristo è proclamato. 

Quest’uomo, che si fa veramente ultimo, che sceglie di scomparire di fronte a Gesù (“Egli deve crescere e io diminuire”: Gv 3,30), riceverà dal Signore l’elogio più bello: “Tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista” (Mt 11,11). Il suo stile di annuncio è un duro monito anche per noi, che spesso ci crediamo la luce, e invece dobbiamo solo rendere testimonianza alla luce (Gv 1,8)…  

Carlo Miglietta

L'autore

Carlo Miglietta
Carlo Miglietta

Mi chiamo Carlo Miglietta, sono un laico nato nel 1952, sposato, con due figli, nonno di due magnifici nipoti, di professione medico, Specialista in Medicina Interna e in Geriatria e Gerontologia, attualmente Libero Professionista: ho lavorato prima come Ospedaliero all’Ospedale Martini di Torino, e poi come Medico di Famiglia presso la ASL 01, Distretto 3, a Torino.

Nel 1970 fondai con alcuni amici il GMG (Gruppo Missionario Giovanile), e nel 2000 il CO.RO. ONLUS (Comitato Roraima di solidarietà con i popoli indigeni del Brasile), di cui sono attualmente il Segretario, per attività di solidarietà e sostegno missionario soprattutto in Brasile.

Nel 1971 iniziai la mia attività di Biblista con un primo Corso Biblico sul Vangelo di Matteo, su richiesta di un Parroco di una chiesa torinese. Ho imparato il greco nel Liceo Classico, e per l’ebraico mi avvalgo della consulenza di amici esperti. La passione per la Scrittura e la metodologia esegetica mi sono state date all’inizio dalla frequentazione della Comunità Ecumenica di Bose e, in seguito, sono state approfondite alla Facoltà Teologica di Torino, e nello studio personale quotidiano.

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