Carlo Miglietta – Commento al Vangelo di domenica 30 Gennaio 2022

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Il termine “profeta”

Il temine profeta deriva dal greco “prophètes” che significa “colui che parla in luogo di un altro”. Il termine corrispondente ebraico è “nàbì”. Oltre al termine “nàbì”, l’ebraico usa anche “rò’eh” che significa “veggente”, colui che riceve comunicazioni divine: la visione.

Nell’odierna cultura popolare, per profeta si intende generalmente l’indovino, colui che attraverso l’arte della divinazione o per divina ispirazione predice il futuro. Tale concezione, in qualche modo, è presente anche nella Bibbia: Saul è convinto che le asine smarrite si recuperano attraverso il profeta (1 Sam 9,6-10 e 10,16). Il profeta di cui parla la Bibbia non è l’uomo che prevede il futuro, ma colui che pronuncia una parola per il suo oggi, è l’uomo del presente, colui che vede al di là della storia ciò che rimane oscuro ai più.  

Naturalmente, a causa di questo ruolo, non ebbero vita facile, e in diverse occasioni li vediamo entrare in conflitto sia col potere politico, fino al punto di essere perseguitati, che con il popolo, quando questo opprimeva e sfruttava i più poveri (1 Sam 13,15; 2 Sam 12; Is 7-8; Ger 3,6; 20; 26; 37,11-16; 38; 43-44…).

Gesù, il Profeta definitivo

Nella pienezza dei tempi (Dt 18,9-22), Dio ha mandato il suo Figlio stesso, Gesù, come suo profeta ultimo e definitivo, esegesi finale di tutte le profezie, sua totale Rivelazione (Lc 6,4). Luca ci presenta Gesù come profeta (9,8.19) pervaso dallo Spirito Santo (4,1. 14. 18; 10,21); la sua Parola è la Parola stessa di Dio (4,43; 7,19-23; 8,1; 16,16), ripiena della sua potenza (“exousìa“: 20,1-8).

Gesù, Profeta universale

“Qui va inoltre messa in risalto la tensione tra Nazaret, la patria, e Cafarnao, città straniera per Gesù, ma dove egli incontrerà proprio stranieri, non ebrei che hanno una fede da lui mai vista in Israele, all’interno del popolo di Dio (cfr Lc 7,9): è più facile per Gesù operare in spazi stranieri che in quelli propri del popolo di Dio. Egli sa bene che le Scritture attestano questo anche per i profeti Elia ed Eliseo, e lo dice. Fu una vedova straniera, di Sarepta di Sidone, ad accogliere il primo e a dargli cibo nel tempo della carestia e della fame (cfr 1 Re 17,7-16). Quanto a Eliseo, egli guarì uno straniero, Naaman il siro (cfr 2 Re 5), mentre non riuscì a purificare nessuno dei lebbrosi appartenenti al popolo eletto. Con queste parole Gesù, nella sua missione, fa cadere ogni frontiera, ogni muro di separazione: non c’è più una terra santa e una profana; non c’è più un popolo dell’alleanza e gli altri esclusi dall’alleanza. No, c’è un’offerta di salvezza rivolta da Dio a tutti. Anzi, il Dio di Gesù ama i pagani perché ha come nostalgia di loro, che durante i secoli sono rimasti lontani da lui. Gesù dunque li va a cercare, a incontrare e trova in loro una fede-fiducia che gli permettono quell’azione liberatrice per la quale era stato inviato da Dio” (E. Bianchi).

Gesù, Profeta perseguitato

“La prima volta che Gesù predica in una sinagoga il risultato è che tenteranno di ammazzarlo. Per Gesù, che non correrà mai pericolo con i peccatori, con la gentaglia, con la feccia della società, i luoghi e le persone più pericolosi saranno quelli religiosi. Saranno questi che cercheranno di ammazzarlo, di lapidarlo, di eliminarlo” (A. Maggi). A volte le sofferenze più grandi, le emarginazioni più dolorose, le persecuzioni più subdole, il credente le riceve dalla Chiesa stessa, dalla sua comunità: pensiamo a San Giovanni Bosco che il cardinal Gastaldi voleva far rinchiudere in manicomio, pensiamo a don Mazzolari e a don Milani osteggiati dalla gerarchia, pensiamo a quanti si sono schierati anche negli ultimi anni per una Chiesa povera e per i poveri e sono stati vilipesi, calunniati, messi ai margini. È forse per il cristiano la prova più penosa ed amara.

“«Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino»: perché l’evangelista scrive questo dato che sembra un po’ strano? Tutta la folla dei presenti in sinagoga che cerca di catturare Gesù e di ucciderlo e lui come fa a passare in mezzo a loro? L’evangelista sta anticipando il fatto della risurrezione: la morte non si è impadronita di Gesù, ma egli continua il suo cammino” (A. Maggi).  

Gesù continuamente “passa in mezzo a noi”, anche quando non ce ne accorgiamo, anche quando lo rifiutiamo nelle nostre vite. E con lui ci porta “in cammino”, sempre avanti verso il Regno, dove una volta per tutte il peccato, la sofferenza, la malattia, la paura, l’angoscia, i nostri limiti fisici, culturali, spirituali saranno per sempre distrutti.

Carlo Miglietta

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