Carlo Miglietta – Commento al Vangelo di martedì 8 Dicembre 2020 – Immacolata Concezione

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LUCA TEOLOGO DI MARIA

Il grande narratore e teologo di Maria è l’evangelista Luca. A lui dobbiamo gli splendidi quadri dell’Infanzia in cui la figura della Madre svolge un ruolo da protagonista. Luca, più di ogni altro evangelista, dedica attenzione a Maria; non solo descrive molti episodi della sua esistenza, ma soprattutto sviluppa un’autentica teologia mariana, presentando Maria come la figura del vero discepolo e del vero credente. Nella visione del terzo evangelista Maria è la prima “cristiana”, il modello del cristiano.

Il racconto lucano è un “midrash”, cioè una riflessione sapienziale sui fatti storici dell’infanzia di Gesù, frutto della contemplazione pneumatica post-pasquale. Da Spinetoli afferma che il messaggio del “Vangelo dell’infanzia” va colto a un triplice livello:

  1. teologia esplicita: i “titoli”, le affermazioni a tutte lettere;
  2. teologia implicita: le rivelazioni proposte attraverso espedienti narrativi, il senso profondo degli avvenimenti esposti;
  3. teologia allusiva: mentre Mt 1-2 narra l’infanzia di Gesù segnalando il compiersi in essa delle profezie veterotestamentarie (Mt 1,22-25; 2,5-6…), Luca comunica il mistero di Gesù attraverso il midrash, cioè leggendo implicitamente i fatti storici secondo il modello biblico, e proponendo con ciò, a lettori che conoscono la Scrittura, valori e rivelazioni profonde.

IL DITTICO DELLE ANNUNCIAZIONI

Sia l’annunciazione a Zaccaria (1,5-25) che quella a Maria (1,26-38) sono descritte secondo il genere letterario biblico degli “annunci di nascita”, con cui viene  precomunicato ai genitori il concepimento di Ismaele (Gen 16,11-16), di Isacco (Gen 17,4.15-22;21,1-3) e di Sansone (Gdc 13,2-24). Lo schema è:

  1. a) un angelo annuncia la nascita e riferisce un vaticinio sul nascituro;
  2. b) turbamento del destinatario;
  3. c) obiezione;
  4. d) promessa di un segno rassicuratore.

L’annuncio a Maria affonda le sue radici anche:

  1. nel modello dei “racconti di vocazione”, come quello di Mosè (Es 3,7-14;4,1-17), di Gedeone (Gdc 6,11-23), Isaia (Is 6), Geremia (Ger 1), secondo lo schema:
  2. a) apparizione;
  3. b) timore;
  4. c) messaggio divino;
  5. d) obiezione;
  6. e) segno e nome
  7. negli annunci profetici di salvezza a Israele: in tal modo Luca fa di Maria la personificazione del popolo eletto. Maria,con il suo “sì”, è l’Israele obbediente (Es 24,3.7);
  8. nei racconti della creazione e del peccato della Genesi: Maria è la nuova Eva che si contrappone alla disobbedienza antica (Gen 3): con Gesù inizierà una nuova creazione, riconciliata con Dio;
  9. nel modello apocalittico di Daniele 8-10: la somma dei dati cronologici che scandiscono gli avvenimenti è di 490 giorni (6 mesi tra l’annunciazione a Zaccaria e quella a Maria (1,26.36), cioè 180 giorni, nove mesi tra l’annunciazione a Maria e la nascita di Gesù, cioè 270 giorni, 40 giorni tra il Natale e la presentazione di Gesù al tempio (Lv 12,3), pari alle 70 settimane di giorni di Dn 9,24 dopo le quali il Messia sarebbe entrato nel Tempio per “espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna”;
  10. nel tema, presente fin dall’Esodo, della nube-Spirito-Presenza di Dio (Es 13,21; 14,20; 16,10; 19,9.16; 34,5…).

Dittico degli annunci:

  1. Gabriele appare a Zaccaria nel tempio (1,11), a Maria in una “città della Galilea” (1,26) “dei pagani” (Mt 4,14), in “casa”(1,28): passaggio dalla religiosità cultuale riservata ad Israele ad una fede interiore, aperta a tutti i pagani.
  2. Maria è l’ultima delle grandi “sterili” della Bibbia: la “teologia della sterilità” ricorda come “dono del Signore sono i figli, sua grazia il frutto del grembo”(Sl 127,3). Qui la sterile Elisabetta diventa madre perchè “è stata esaudita la preghiera” del marito (1,13), Maria per libera iniziativa di Dio.
  3. L’obiezione di Zaccaria esprime dubbio (1,18), e viene punita con il mutismo, quella di Maria è richiesta di illuminazione (1,34), e premiata con la grazia fecondante dello Spirito (1,35).

LA VOCAZIONE DI MARIA

Luca presenta Maria in una scena inaugurale che ha il preciso compito di caratterizzare il ruolo della madre: abitualmente si parla del racconto dell’annunciazione, ma, secondo il genere letterario proprio del brano, sarebbe meglio chiamare questo testo “la vocazione di Maria” (Lc 1,26-38). Si tratta, infatti, di un racconto di vocazione, molto simile a quello in cui è narrata la chiamata di Gedeone (Gdc 6,11-24): Dio, per mezzo di un suo messaggero, chiede la collaborazione ad una persona umana per la realizzazione di una grande impresa. A Gedeone e a molti altri personaggi dell’Antico Testamento Dio aveva chiesto di collaborare con lui per liberare il popolo di Israele da qualche difficile situazione. L’annunciazione coinvolge Maria, la ragazza nazaretana chiamata a un’avventura umana e spirituale unica (Lc 1,26-38).

Un francescano archeologo, Bellarmino Bagatti, ha trovato una traccia antichissima della devozione delle origini in una casa nazaretana adibita allora a luogo di culto dai giudeo-cristiani: Nell’intonaco si trovò un’iscrizione in caratteri greci. Essa recava in alto le lettere greche XE e, sotto, MAPIA. È ovvio riferirsi alle parole greche che il Vangelo di Luca mette in bocca all’angelo annunziatore: “Chàire Maria”. Ebbene, attraverso quella comunicazione angelica, segno di una rivelazione trascendente, si delinea nel testo di Luca come un piccolo Credo che offre una perfetta definizione dell’identità di Cristo.

“In una terra ai margini della Palestina, in un villaggio insignificante, in una casa semplice e sconosciuta, in una famiglia quotidiana si realizza il mistero dell’umanizzazione di Dio: Dio, l’eterno, si fa mortale, il forte si fa debole, il celeste si fa terrestre. L’Apostolo Paolo, quando cercherà di cantare questo evento nella fede cristiana ormai professata da ebrei e da greci, affermerà: “Colui che era Dio svuotò se stesso, diventando uomo” (cf. Fil 2,6-7).

Questo evento inaudito e impossibile per noi umani, è avvenuto perché “tutto è possibile a Dio”, ma come raccontarlo? La verità da esprimere è che un uomo come Gesù, il Figlio di Dio divenuto carne mortale, solo Dio ce lo poteva dare. Non poteva essere il frutto di volontà umana, non poteva essere generato dalla sola umanità, non poteva essere semplicemente il figlio di una coppia umana. Ed ecco, per rivelare la verità profonda di questo evento, al di là di ciò che risultava visibile agli occhi della gente di Nazaret, una narrazione che cerca di dirci come Dio è intervenuto e ha agito, come Gesù è un dono che solo Dio poteva darci…

Ecco il mistero dell’incarnazione, di fronte al quale si può soltanto adorare, contemplare e ringraziare. Solo Dio poteva darci un uomo come Gesù, e a questo dono ha risposto con un “amen”, un sì disponibile, Maria, la donna di Nazaret che Dio ha scelto facendola oggetto della sua grazia, della sua benevolenza, del suo amore totalmente gratuito” (E. Bianchi).

“A Maria Dio chiede la disponibilità e la collaborazione per l’evento decisivo della liberazione di tutta l’umanità. Il filosofo Johann G. Fichte in una predica pronunziata nella festa dell’annunciazione a Maria, il 25 marzo 1786, esclamava: “Ci sembra poco che fra tutti i milioni di donne della terra soltanto Maria fosse l’unica eletta che doveva partorire l’Uomo-Dio Gesù? Ci sembra poco l’esser madre di Colui che doveva rendere felice l’intero genere umano e grazie al quale l’uomo sarebbe divenuto un’immagine della divinità e l’erede di tutte le sue beatitudini?” (G. F. Ravasi).

Carlo Miglietta

L'autore

Carlo Miglietta
Carlo Miglietta

Mi chiamo Carlo Miglietta, sono un laico nato nel 1952, sposato, con due figli, nonno di due magnifici nipoti, di professione medico, Specialista in Medicina Interna e in Geriatria e Gerontologia, attualmente Libero Professionista: ho lavorato prima come Ospedaliero all’Ospedale Martini di Torino, e poi come Medico di Famiglia presso la ASL 01, Distretto 3, a Torino.

Nel 1970 fondai con alcuni amici il GMG (Gruppo Missionario Giovanile), e nel 2000 il CO.RO. ONLUS (Comitato Roraima di solidarietà con i popoli indigeni del Brasile), di cui sono attualmente il Segretario, per attività di solidarietà e sostegno missionario soprattutto in Brasile.

Nel 1971 iniziai la mia attività di Biblista con un primo Corso Biblico sul Vangelo di Matteo, su richiesta di un Parroco di una chiesa torinese. Ho imparato il greco nel Liceo Classico, e per l’ebraico mi avvalgo della consulenza di amici esperti. La passione per la Scrittura e la metodologia esegetica mi sono state date all’inizio dalla frequentazione della Comunità Ecumenica di Bose e, in seguito, sono state approfondite alla Facoltà Teologica di Torino, e nello studio personale quotidiano.

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