Commento al Vangelo del 21 Aprile 2019

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Il commento al Vangelo del 21 Aprile 2019 a cura dei Dehoniani.

Pasqua di Risurrezione / Triduo pasquale / Proprio
Messa del giorno e vespertina

Ardere

Alla pari dei primi testimoni raggiunti e travolti dalla luce sfolgorante della pasqua di Cristo, anche noi conosciamo per filo e per segno ogni cosa, sappiamo bene quello che è accaduto «in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret» (At 10,3738). Eppure, le parole di san Paolo ci suggeriscono di verificare se, con il passare del tempo, l’abitudine di credere al vangelo non abbia forse logorato un po’ di quella gioia che dovrebbe dimorare nel cuore di chi è entrato ormai nel ritmo della vita nuova: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio» (Col 3,1).

Il racconto dei discepoli di Emmaus, che ascoltiamo ogni anno nella messa vespertina, è in grado di accendere una singolare speranza: a noi, cristiani della generazione successiva alla prima, non è offerta la visione del Signore risorto, ma solo la possibilità di riconoscerlo e di scoprirne la presenza nel cammino di vita che stiamo percorrendo. Non si tratta di un’esperienza «minore» rispetto a quella originaria, dal momento che, se non è concessa ai nostri occhi la visione del Risorto, è riservata al nostro cuore la possibilità di ardere di gioia «nello spezzare il pane» (Lc 24,35) con lui e insieme ai fratelli. Alla sera della prima Pasqua cristiana della storia, due discepoli si allontanano lenti e sfiduciati da Gerusalemme, «e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto» (24,14). Il Signore Gesù si avvicina alla loro tangibile tristezza, con estrema sensibilità e discrezione: «Si avvicinò e camminava con loro» (24,15).

Eppure – annota l’evangelista Luca – gli occhi dei discepoli «erano impediti a riconoscerlo» (24,16). Il Risorto prova a varcare le porte delle tenebre che tengono in ostaggio i due discepoli con una semplice domanda: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?» (24,17). Con estrema sincerità, i due viandanti rispondono, senza paura di manifestare tutta la loro rassegnazione: «Noi speravamo che egli fosse colui…» (24,21). La delusione nei confronti del modo in cui Dio ha deciso di portare a compimento la storia – e tutte le storie – è una dolorosa porta stretta, attraverso cui ciascuno deve passare, prima o poi. Il viaggio di questi due discepoli diventa così molto rappresentativo di ogni fuga e allontanamento da cui possiamo essere tentati, quando lo scandalo della croce si manifesta nella nostra vita, svuotando la speranza del cuore.

Per orientare nuovamente il cammino di questi discepoli, il Signore annuncia loro la luce nascosta nel mistero della croce: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (24,2526). Non ci è dato sapere con quali parole Gesù «spiegò» loro tutto ciò che nelle «Scritture» si «riferiva a lui» (24,27). Tutto ciò che possiamo immaginare è che ai discepoli di ogni tempo e luogo sia necessario un certo percorso per consentire allo spirito del Risorto di far scendere la Parola della croce come balsamo per le ferite e le delusioni più profonde.

Lungo questo itinerario, si può vivere l’esperienza del cuore che arde nel petto (cf. 24,32), indispensabile testimonianza interiore per poter scegliere di tornare sui propri passi «senza indugio» (24,33), anzi con un vangelo da vivere e da testimoniare: «Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato: facciamo festa nel Signore» (Canto al vangelo). Emmaus è la risurrezione della memoria, il racconto dell’indispensabile conversione del cuore, cioè della sua irriducibile capacità di voltarsi indietro (cioè di ripercorrersi) fino ad ardere nella contemplazione di colui che è con noi per sempre.

Dentro una presenza/assenza, in una distanza ormai inghiottita dalla compassione, il Signore resta nella storia come colui che è capace di entrare dentro le nostre domande irrisolte per spalancare ogni sentiero verso un destino di risurrezione: «Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria» (Col 3,34).

Signore risorto, la tua pasqua non smette di ardere con potenza nella nostra storia, illuminando senza equivoci tante ferite e delusioni che possiamo imparare a ricordare e guardare in modo nuovo. Concedi al nostro cuore di ardere di gioia ogni giorno per il modo in cui scegli di restarci accanto, di dialogare con noi, di aprire in noi le tue vie. Alleluia!

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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