Letture patristiche: DOMENICA «DEL PERDONO DELL’ADULTERA» – 5 Giugno 2022

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DOMENICA DI PENTECOSTE

Gv 14,15-16.23-26; At 2,1-11; Sal 103; Rm 8,8-17

OMELIA 74 di sant’Agostino, vescovo

Il dono di un altro Paraclito.

Chi ama è segno che ha lo Spirito Santo, e quanto più amerà tanto più lo avrà, affinché possa amare sempre di più.

  1. Abbiamo ascoltato, o fratelli, mentre veniva letto il Vangelo, il Signore che dice: «Se mi amate, osservate i miei comandamenti; ed io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Paraclito, il quale resti con voi per sempre; lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce; ma voi lo conoscete, perché rimane tra voi e sarà in voi» (Gv 14, 15-17). Molte sono le cose da approfondire in queste poche parole del Signore; ma sarebbe troppo cercare ogni cosa che qui si può trovare, o pretendere di trovare ogni cosa che qui si può cercare. Tuttavia, prestando attenzione a ciò che noi dobbiamo dire e che voi dovete ascoltare, secondo quanto il Signore vorrà concederci e secondo la nostra e vostra capacità, ricevete per mezzo nostro, o carissimi, ciò che noi possiamo darvi, e chiedete a lui ciò che noi non possiamo darvi. Cristo promise agli Apostoli lo Spirito Paraclito; notiamo però in che termini lo ha promesso. Se mi amate – egli dice – osservate i miei comandamenti; ed io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Paraclito, il quale resti con voi per sempre: lo Spirito di verità. Senza dubbio si tratta dello Spirito Santo, una persona della Trinità, che la fede cattolica riconosce consostanziale e coeterno al Padre e al Figlio. È di questo Spirito che l’Apostolo dice: «L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato» (Rm 5, 5). Come può dunque il Signore, riferendosi allo Spirito Santo, dire: Se mi amate, osservate i miei comandamenti; ed io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Paraclito, dal momento che senza questo Spirito non possiamo né amare Dio, né osservare i suoi comandamenti? Come possiamo amare Dio per ricevere lo Spirito, se senza lo Spirito non possiamo assolutamente amare Dio? E come possiamo osservare i comandamenti di Cristo per ricevere lo Spirito, se senza questo dono non possiamo osservarli? È forse da pensare che prima c’è in noi la carità, che ci consente di amare Cristo, e, amandolo e osservando i suoi comandamenti, si può meritare il dono dello Spirito Santo così che la carità (non di Cristo che già era presente, ma di Dio Padre), si riversi nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato? Questa è un’interpretazione errata. Infatti, chi crede di amare il Figlio e non ama il Padre, significa che non ama il Figlio, ma una invenzione della sua fantasia. Perciò l’Apostolo dichiara: «Nessuno può dire: Gesù è il Signore, se non nello Spirito Santo» (1 Cor 12, 3). Chi può dire: Gesù è il Signore, nel senso che intende l’Apostolo, se non chi lo ama? Molti infatti riconoscono Gesù a parole, mentre col cuore e con le opere lo rinnegano; come appunto dice l’Apostolo: «Confessano sì di conoscere Dio, ma con le opere lo negano» (Tt 1, 16). Se con le opere si può negare Dio, è altrettanto vero che è con i fatti che lo si confessa. E così nessuno può dire: Gesù è il Signore – con l’animo, con le parole, con i fatti, con il cuore, con la bocca, con le opere – se non nello Spirito Santo; e nessuno lo dice in questo senso se non chi lo ama. Ora, se gli Apostoli dicevano: Gesù è il Signore, e non lo dicevano in modo finto come quelli che lo confessano con la bocca e lo negano con il cuore e con le opere, se insomma lo dicevano in modo autentico, sicuramente lo amavano. E come lo amavano, se non nello Spirito Santo? E tuttavia il Signore ordina loro, prima di tutto di amarlo e di osservare i suoi comandamenti, per poter ricevere lo Spirito Santo, senza del quale essi di sicuro non avrebbero potuto né amarlo né osservare i suoi comandamenti.
[Viene promesso lo Spirito Santo anche a chi lo ha.]
  1. Dobbiamo dunque concludere che chi ama lo Spirito Santo, e, avendolo, merita di averlo con maggiore abbondanza, e, avendolo con maggiore abbondanza, riesce ad amare di più. I discepoli avevano già lo Spirito Santo, che il Signore prometteva loro e senza del quale non avrebbero potuto riconoscerlo come Signore; e tuttavia non lo avevano con quella pienezza che il Signore prometteva. Cioè, lo avevano e insieme non lo avevano, nel senso che ancora non lo avevano con quella pienezza con cui dovevano averlo. Lo avevano in misura limitata, e doveva essere loro donato più abbondantemente. Lo possedevano in modo nascosto, e dovevano riceverlo in modo manifesto; perché il dono maggiore dello Spirito Santo consisteva anche in una coscienza più viva di esso. Parlando di questo dono, l’Apostolo dice: «Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo ma lo Spirito che viene da Dio, affinché possiamo conoscere le cose che da Dio ci sono state donate» (1 Cor 2, 12). E non una volta, ma ben due volte il Signore elargì agli Apostoli in modo manifesto il dono dello Spirito Santo. Appena risorto dai morti, infatti, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20, 22). E per averlo dato allora, forse che non inviò anche dopo lo Spirito promesso? O non era il medesimo Spirito quello che Cristo alitò su di loro e poi ancora inviò ad essi dal cielo (cf. At 2, 4)? Qui si pone un’altra domanda: perché questo dono fu elargito in modo manifesto due volte? Forse questo dono fu elargito visibilmente due volte perché due sono i precetti dell’amore: l’amore di Dio e quello del prossimo, e per sottolineare che l’amore dipende dallo Spirito Santo. Se bisogna cercare un altro motivo, non è adesso il momento, dato che non possiamo tirare troppo in lungo questo discorso. L’importante è tener presente che senza lo Spirito Santo noi non possiamo né amare Cristo né osservare i suoi comandamenti, e che tanto meno possiamo farlo quanto meno abbiamo di Spirito Santo, mentre tanto più possiamo farlo quanto maggiore è l’abbondanza che ne abbiamo.

Non è quindi senza ragione che lo Spirito Santo viene promesso, non solo a chi non lo ha, ma anche a chi già lo possiede: a chi non lo ha perché lo abbia, a chi già lo possiede perché lo possieda in misura più abbondante. Poiché se non si potesse possedere lo Spirito Santo in misura più o meno abbondante, il profeta Eliseo non avrebbe detto al profeta Elia: «Lo Spirito che è in te, sia doppio in me» (2 Sam 2, 9).

  1. Quando Giovanni Battista disse: «Iddio dona lo Spirito senza misura» (Gv 3, 34), parlava del Figlio di Dio, al quale appunto lo Spirito è dato senza misura, perché in lui abita tutta la pienezza della divinità (cf. Col 2, 9). Non potrebbe infatti l’uomo Cristo Gesù essere mediatore tra Dio e gli uomini senza la grazia dello Spirito Santo (cf. 1 Tim 2, 5). Infatti egli stesso afferma che in lui si è compiuta la profezia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha unto, mi ha mandato a predicare ai poveri la buona novella» (Lc 4, 18-21). Che l’Unigenito sia uguale al Padre, non è grazia ma natura; il fatto invece che l’uomo sia stato assunto nell’unità della persona dell’Unigenito, è grazia non natura, secondo la testimonianza del Vangelo che dice: «Intanto il bambino cresceva, si fortificava ed era pieno di sapienza, e la grazia di Dio era in lui» (Lc 2, 40). Agli altri, invece, lo Spirito viene dato con misura, e questa misura aumenta, finché si compie per ciascuno, secondo la sua capacità, la misura propria della sua perfezione. Donde l’esortazione dell’Apostolo: «Non stimatevi più di quello che è conveniente stimarsi, ma stimatevi in maniera da sentire saggiamente di voi, secondo la misura di fede che Dio ha distribuito a ciascuno» (Rm 12, 3). Lo Spirito infatti non viene diviso; sono i carismi che vengono divisi come sta scritto: «Vi sono diversità di carismi, ma identico è lo Spirito» (1 Cor 12, 4).
  2. Dicendo poi: Io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Paraclito, il Signore ci fa capire che egli stesso è Paraclito. Paraclito corrisponde al latino avvocato; e Giovanni dice di Cristo: «Abbiamo, come avvocato presso il Padre, Gesù Cristo giusto» (1 Io 2, 16). In questo senso dice che il mondo non può ricevere lo Spirito Santo, così come sta scritto: «Il desiderio della carne è inimicizia contro di Dio: esso infatti non si assoggetta alla legge di Dio né lo potrebbe» (Rm 8, 7). Come a dire che l’ingiustizia non può essere giusta. Per mondo qui si intende coloro che amano il mondo di un amore che non proviene dal Padre. E perciò l’amore di Dio, riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato, è l’opposto dell’amore di questo mondo, che ci sforziamo di ridurre e di estinguere in noi. Il mondo quindi non lo può ricevere perché non lo vede né conosce. L’amore mondano, infatti, non possiede occhi spirituali, senza dei quali non è possibile vedere lo Spirito Santo, che è invisibile agli occhi della carne.
  3. Ma voi – dice il Signore – lo conoscerete perché rimarrà tra voi e sarà in voi. Sarà in loro per rimanervi, non rimarrà per esservi; poiché per rimanere in un luogo, prima bisogna esserci. E affinché non credessero che l’espressione: rimarrà presso di voi, volesse significare una permanenza simile a quella di un ospite in una casa, spiegò il senso delle parole: rimarrà presso di voi, aggiungendo: e sarà in voi. Lo si potrà dunque vedere in modo invisibile, e non potremmo conoscerlo se non fosse in noi.

È così che noi vediamo in noi la nostra coscienza; noi possiamo vedere la faccia di un altro, ma non possiamo vedere la nostra; mentre possiamo vedere la nostra coscienza e non possiamo vedere quella di un altro. La coscienza, però, non esiste fuori di noi, mentre lo Spirito Santo può esistere anche senza di noi; e che sia anche in noi, è un dono. E se non è in noi, non possiamo vederlo e conoscerlo così come deve essere veduto e conosciuto.

DISCORSO 267 PENTECOSTE

di sant’Agostino, vescovo (PL 38, 1229-1231)

La discesa dello Spirito Santo.

  1. La solennità odierna ci ricorda il Signore Dio grande e la grande grazia [dello Spirito Santo] che è stata infusa in noi. Una solennità viene infatti celebrata per evitare che venga cancellato dalla memoria un avvenimento una volta accaduto. Il termine “solennità” prende nome dal fatto che [un evento] suole annualmente ricorrere. Come “perennità” si dice ad esempio di un fiume che d’estate non si secca ma scorre per tutto l’anno, quindi “perenne” cioè per [tutto] l’anno, così si dice “solenne” ciò che suole annualmente essere ricordato. Celebriamo oggi la discesa dello Spirito Santo. Il Signore infatti inviò dal cielo lo Spirito Santo che aveva promesso quando era sulla terra. Aveva promesso che l’avrebbe inviato dal cielo a queste condizioni: «Non può venire lui, finché io non me ne sarò andato; quando me ne sarò andato lo manderò a voi»1. Perciò patì, morì, risuscitò, ascese al cielo: non rimaneva che mantenere la promessa. I suoi discepoli stavano aspettando [l’adempimento della promessa] ed erano – così sta scritto – centoventi persone 2. Un numero dieci volte superiore a quello degli Apostoli; Cristo infatti scelse dodici Apostoli ma inviò lo Spirito su centoventi persone. Costoro, che aspettavano l’adempimento della promessa di Cristo, erano riuniti in una stessa casa e pregavano; perché desideravano tutti con identica fede quanto chiedevano con identica preghiera e quanto aspettavano con identico desiderio spirituale. Erano otri nuovi, aspettavano il vino nuovo dal cielo 3 e questo venne; già infatti il grande grappolo d’uva era stato pigiato e glorificato. Leggiamo difatti nel Vangelo: «Non era stato dato ancora lo Spirito perché Cristo non era stato ancora glorificato»4.

Il dono delle lingue.

  1. Avete già udito che fu risposto all’aspettativa con un grande miracolo. Tutti i presenti conoscevano ognuno la propria lingua. Venne lo Spirito Santo; essi furono ripieni di lui e cominciarono a parlare nelle diverse lingue di ogni popolo, che non conoscevano né avevano imparato; gliele insegnava colui che era venuto. Entrò, furono ripieni, si effuse su di essi. E allora il parlare lingue diverse era un segno [della sua presenza]; chiunque riceveva lo Spirito Santo, appena era pieno dello Spirito, cominciava a parlare nelle lingue di tutti 5, e non soltanto quei centoventi. La stessa Scrittura ci dice che quegli uomini dopo aver creduto furono battezzati, ricevettero lo Spirito Santo, parlarono nelle lingue di tutti i popoli presenti. I presenti si stupirono: alcuni erano meravigliati, altri li deridevano così che dicevano: «Costoro sono ubriachi e pieni di mosto»6. Si beffavano di loro, ma dicevano qualcosa di vero. Infatti erano otri riempiti di vino nuovo. Avete ascoltato la lettura del Vangelo: «Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi»7; l’uomo carnale non può comprendere le cose spirituali 8. Il vivere secondo la carne è vecchiezza, la grazia è novità. Quanto più l’uomo si sarà rinnovato in meglio, tanto più profondamente comprenderà tutto ciò che è verità. Il vino nuovo era in ebollizione e dal vino in ebollizione sgorgavano le diverse lingue dei popoli.

Prefigurazione della Chiesa.

  1. Oggi, fratelli, forse non vien dato più lo Spirito Santo? Chiunque crede ciò non è degno di riceverlo. Viene dato certo anche oggi. Perché allora nessuno parla nelle lingue di tutti i popoli, come in quei tempi parlava chi veniva riempito di Spirito Santo? Perché? Perché si è già compiuto ciò che simboleggiava quel miracolo. Che cosa simboleggiava? Nella festa dell’Ascensione – ricordate? – abbiamo detto che il Signore Gesù affidò la sua Chiesa in custodia [agli Apostoli, e poi ascese al cielo. I discepoli gli chiedevano: Quando verrà la fine del mondo? E lui: «Non sta a voi conoscere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato in suo potere»9. E poi prometteva ciò che oggi si è compiuto: «Riceverete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea e la Samaria, fino all’estremità della terra»10. Tutta la Chiesa allora era riunita in un’unica casa e ricevette lo Spirito Santo: era in pochi uomini, ma era nelle lingue di tutto il mondo. Prefigurava l’estensione che avrebbe poi avuto. Il fatto che quella piccola Chiesa parlava nelle lingue di tutti i popoli che cosa prefigurava se non la realtà di oggi: che questa grande Chiesa estesa da oriente ad occidente parla nelle lingue di tutti i popoli? Ora si sta avverando la promessa di allora. Abbiamo ascoltato, ora possiamo controllare. «Ascolta, figlia, e osserva» 11. A questa stessa regina, [alla Chiesa], è stato detto: Ascolta, figlia, e osserva; ascolta la promessa, osserva la sua realizzazione. Non ti ha ingannata il tuo Dio, non ti ha ingannata il tuo sposo, non ti ha ingannata colui che con il proprio sangue ti ha procurato la dote, non ti ha ingannata colui che ti ha fatta da brutta bella, da immonda vergine. A te stessa è stata fatta la promessa che riguardava il tuo futuro: ma la promessa che ti è stata fatta allora quando comprendevi poche persone si è realizzata ora che comprendi molte persone.

Lo Spirito Santo anima della Chiesa.

  1. Nessuno pertanto dica: Ho ricevuto lo Spirito Santo, come mai non parlo nelle diverse lingue? Se volete avere lo Spirito Santo, cercate di comprendere, fratelli. Il nostro spirito per il quale ogni uomo vive si chiama anima; il nostro spirito per il quale ogni singolo uomo vive si chiama anima; e guardate che cosa fa l’anima nel corpo. Vivifica tutte le membra, attraverso gli occhi vede, attraverso le orecchie ode, attraverso le narici percepisce gli odori, attraverso la lingua parla, attraverso le mani agisce, attraverso i piedi cammina; è presente contemporaneamente in tutte le membra per vivificarle; dà la vita a tutte, distribuisce compiti a ciascuna. L’occhio non ode, l’orecchio non vede, non vede la lingua né parla l’orecchio o l’occhio, ma tuttavia vive: vive l’orecchio, vive la lingua. I compiti sono diversi ma la vita è comune a tutti.

Così è la Chiesa di Dio: in alcuni santi fa miracoli, in alcuni santi proclama la verità, in altri santi custodisce la verginità, in altri santi custodisce la castità coniugale, in altri questo e in altri quello: i singoli adempiono ciascuno il proprio compito ma tutti parimenti vivono. E ciò che l’anima è per il corpo umano, lo Spirito Santo lo è per il corpo di Cristo che è la Chiesa 12. Lo Spirito Santo opera in tutta la Chiesa ciò che opera l’anima in tutte le membra di un unico corpo. Ma ecco ciò che voi dovete evitare, ecco da che cosa dovete guardarvi, ecco ciò che dovete temere. Può accadere che nel corpo umano anzi dal corpo umano venga reciso un qualche membro: una mano, un dito, un piede. Forse l’anima segue il membro amputato? Quando questo era attaccato al corpo viveva; amputato, perde la vita. Così una persona è cristiana cattolica finché vive nel corpo; staccata da esso diventa eretica e lo Spirito non segue il membro amputato. Se dunque volete vivere dello Spirito Santo, conservate la carità, amate la verità, desiderate l’unità e raggiungerete l’eternità. Amen.

Note

1 – Gv 16, 7.

2 – Cf. At 1, 15.

3 – Cf. Mt 9, 17.

4 – Gv 7, 39.

5 – Cf. At 10, 46.

6 – Cf. At 2, 1-13.

7 – Mt 9, 17.

8 – Cf. 1 Cor 2, 14.

9 – At 1, 7.

10 – Cf. At 1, 8.

11 – Sal 45, 11.

12 – Cf. Col 1, 18.

DISCORSO 268 PENTECOSTE

di sant’Agostino, vescovo (PL 38, 1231-1234)

Il dono delle lingue simboleggia l’unità della Chiesa.

  1. Questo giorno per noi è sacro perché celebriamo la discesa dello Spirito Santo. È il cinquantesimo giorno dalla risurrezione del Signore; è il risultato della moltiplicazione fra il numero sette e la settimana. Ma se contate sette settimane vi porterà quarantanove giorni: si aggiunge uno, per ricordarci l’unità. Che cosa comportò la discesa dello Spirito Santo? Che cosa operò? Con quale segno fece conoscere la sua presenza? Come la manifestò? Tutti [i presenti] parlarono nelle lingue di tutti i popoli.

Erano in centoventi riuniti in uno stesso luogo: il sacro numero degli Apostoli, il dodici, è stato moltiplicato per dieci, e non senza nascondere un qualche significato misterioso. Cosa avvenne? Forse che le singole persone su cui scese lo Spirito Santo parlarono le lingue proprie di ciascun popolo, alcuni una lingua, altri un’altra, come dividendosi tra loro le lingue di tutti i popoli? No! non fu così: ma ogni persona, ogni singola persona parlava le lingue di tutti i popoli. Parlava ogni singola persona le lingue di tutti i popoli: è l’unità della Chiesa nelle lingue di tutti i popoli. Ecco, anche con questo fatto viene raccomandata l’unità della Chiesa cattolica diffusa in tutto il mondo.

Fuori della Chiesa non è dato lo Spirito Santo.

  1. Chi dunque ha lo Spirito Santo è nella Chiesa, la quale parla tutte le lingue. Chiunque è fuori di questa Chiesa non ha lo Spirito Santo. Infatti lo Spirito Santo proprio per questo si è degnato di manifestarsi nelle lingue di tutti i popoli: perché si comprenda che ha lo Spirito Santo solo chi rimane nell’unità della Chiesa, la quale parla tutte le lingue. «Un solo corpo – dice l’apostolo Paolo – un solo corpo e un solo spirito»1. Osservate le membra del nostro corpo. Di molte membra è costituito il corpo, ma un solo spirito vivifica tutte le membra. Ecco, con lo spirito umano, per il quale io stesso sono un uomo, tengo unite insieme tutte le membra: comando alle membra di muoversi, indirizzo gli occhi a vedere, le orecchie ad ascoltare, la lingua a parlare, le mani ad agire, i piedi a camminare. Le mansioni delle membra sono suddivise, ma un unico spirito le tiene tutte unite. Molte operazioni vengono comandate, molte vengono fatte: ma uno solo comanda, ad uno solo si obbedisce. Ciò che è il nostro spirito, cioè la nostra anima, per le membra del nostro corpo, è lo Spirito Santo per le membra di Cristo, per il corpo di Cristo che è la Chiesa 2. Perciò l’Apostolo, dopo aver parlato di un unico corpo, perché non pensassimo che si trattasse di un corpo morto, disse: Un solo corpo. Ma ti chiedo: Vive questo corpo? Sì che vive! Di che cosa? Di un unico spirito. E un solo spirito. Guardate, fratelli, ciò che accade nel nostro corpo e compiangete coloro che si recidono dalla Chiesa. Tra le membra del nostro corpo, finché viviamo e quando siamo sani, ciascun membro svolge la propria mansione. Se per qualche motivo un solo membro comincia a star male, tutte le altre membra partecipano al suo dolore. Tuttavia, finché è inserito nel corpo, può star male, ma non può spirare.

Che cosa significa “spirare” se non “perdere lo spirito”? Ma se un membro viene reciso dal corpo, forse lo spirito lo segue? E tuttavia si riconosce che membro è: è un dito, una mano, un braccio, un orecchio; anche separato dal corpo mantiene la forma esterna, sebbene non abbia la vita. Così è anche la persona separata dalla Chiesa. Cerchi presso di lui il sacramento e lo trovi; cerchi il battesimo e lo trovi; cerchi la professione di fede e la trovi. Ma è l’elemento esterno: se interiormente non sei vivificato dallo Spirito, invano esternamente ti vanti di avere gli elementi materiali [della fede].

 

 

L’unità della creazione.

  1. Carissimi, Dio raccomanda sommamente l’unità. Vi solleciti a questa unità quanto avvenne all’inizio della creazione. Quando Dio creò tutte le cose, fece gli astri in cielo, le erbe e le piante sulla terra e disse: Produca la terra e furono create le piante e tutte le erbe verdeggianti; disse: «Producano le acque gli esseri che nuotano e i volatili e fu così; Produca la terra gli animali viventi secondo la loro specie: animali domestici e fiere» 3 e fu così. Forse Dio da un unico uccello fece derivare tutti gli altri uccelli? Forse da un unico pesce fece derivare tutti i pesci? Da un unico cavallo tutti i cavalli? Da un’unica bestia selvatica tutte le bestie selvatiche? Non produsse forse la terra simultaneamente molti esseri? Non ingravidò i molti esseri di molteplici feti? Quando però si venne alla creazione dell’uomo, ne è stato creato uno solo e da questo solo è derivato tutto il genere umano. Neanche per fare l’uomo e la donna Dio volle fare i due esseri separatamente; ma creò un solo uomo e da questo trasse una sola donna 4. Perché ha fatto così? Perché il genere umano ha inizio da un solo essere, se non perché al genere umano viene raccomandata l’unità? Anche il Signore, Cristo, è nato da una sola creatura; la Vergine è segno dell’unità: mantiene la verginità, conserva l’incorruttibilità.

L’unità della Chiesa affidata agli Apostoli.

  1. Lo stesso Signore affida agli Apostoli l’unità della Chiesa. Quando appare loro, essi credono vedere un fantasma e si spaventano; egli li rassicura e dice loro: «Perché siete così turbati e i dubbi affiorano dai vostri cuori? Guardate le mie mani, palpatemi e osservate: un fantasma infatti non ha carne ed ossa come vedete che ho io»5. Ed ecco, poiché nella loro gioia ancora esitavano a credere, prende del cibo – non per necessità di mangiare ma per dimostrare la sua potenza – e lo mangia alla loro presenza. Affida loro – contro gli empi che la negheranno – la realtà del suo corpo [risuscitato], affida l’unità della Chiesa. Che cosa aggiunge infatti? «Non era proprio questo quanto vi andavo dicendo quando ero ancora con voi: che era necessario che s’adempisse tutto quello che è stato scritto di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi? Allora aprì la loro mente – dice il Vangelo – alla comprensione delle Scritture. E disse loro: Poiché così sta scritto, era anche necessario che il Cristo soffrisse e risorgesse dai morti il terzo giorno»6. Ecco il nostro capo; ecco il capo: dove sono le membra? Ecco lo sposo: dov’è la sposa? Leggi il contratto di nozze: ascolta lo sposo. Cerchi la sposa? Da lui ascolta la risposta. “Nessuno gli toglierà la sua sposa, nessuno gliela sostituirà con un’altra “; ascoltala dalla voce dello sposo stesso. Dove cerchi Cristo? Nelle ciance degli uomini o nella verità dei Vangeli? [Qui troverai che] patì, risuscitò il terzo giorno, si fece vedere dai suoi discepoli. Già lui sappiamo dov’è. Dove cercheremo la sposa? Chiediamolo a lui: «Era necessario che il Cristo soffrisse e risorgesse dai morti il terzo giorno» 7. Ecco, questo è già avvenuto, già lo possiamo vedere. Dicci, o Signore, diccelo tu, Signore, affinché non sbagliamo: «E che nel suo nome si predicasse la penitenza e la remissione dei peccati a tutte le nazioni, incominciando da Gerusalemme» 8. Cominciò da Gerusalemme e arrivò fino a noi. È presente lì ed è anche qui. Per venire a noi infatti non ha dovuto partire da colà: crebbe, non ha emigrato. È quello che affidò loro subito dopo la risurrezione. Visse poi con i discepoli per quaranta giorni e quando stava per salire al cielo di nuovo affidò ad essi la Chiesa stessa. Lo sposo, in procinto di partire, affidò la sua sposa ai suoi amici; a questa condizione: che non ami nessuno di essi, ma ami lui come sposo, gli altri come amici dello sposo e nessuno di essi come sposo. Gli amici dello sposo mantengono gelosamente questo patto e non permettono che la sposa venga violata con impuro amore. Non sopportano di essere amati [al posto dello sposo]. Ascoltate uno zelante amico dello sposo; vedendo che la sposa in un certo senso veniva insidiata da alcuni amici dello sposo disse: «Vengo a sapere che vi sono fra di voi delle divisioni e in parte ci credo 9. Mi è stato riferito a vostro riguardo, fratelli miei, da quelli della casa di Cloe, che ci sono delle contese in mezzo a voi. Intendo riferirmi a ciò che ognuno di voi va dicendo: “Io sono di Paolo”, “Io di Apollo”, “Io di Pietro”, “E io di Cristo”. È stato tagliato a pezzi il Cristo? O forse è stato crocifisso Paolo per voi? O nel nome di Paolo siete stati battezzati?» 10. O vero amico! Rifiuta l’amore della sposa di un altro! Non vuole che venga amato al posto dello sposo, per poter regnare insieme allo sposo. La Chiesa è stata dunque affidata. Cristo, quando ascese al cielo, a coloro che gli chiedevano sulla questione della fine del mondo: «Dicci quando accadranno queste cose e quando, sarà il tempo della tua venuta» 11, rispose: «Non sta a voi conoscere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato in suo potere». Da’ ascolto a ciò che hai imparato dal tuo maestro, o discepolo. «Ma riceverete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi» 12. E così avvenne. Cristo dopo quaranta giorni (dalla sua risurrezione) ascese al cielo ed ecco oggi, con la discesa dello Spirito Santo, vengono riempiti (di grazia) tutti coloro che erano presenti e si mettono a parlare nelle lingue di tutti i popoli. Anche attraverso le varie lingue di tutti i popoli viene raccomandata l’unità. Viene raccomandata dal Signore nella risurrezione, viene raccomandata da Cristo nell’ascensione; oggi viene confermata dalla discesa dello Spirito Santo.

Note

1 – Ef 4, 4.

2 – Cf. Col 1, 18.

3 – Gn 1, 20. 24.

4 – Cf. Gn 1-2.

5 – Lc 24, 38-39.

6 – Lc 24, 44-46.

7 – Lc 24, 46.

8 – Lc 24, 47.

9 – 1 Cor 11, 18.

10 – 1 Cor 1, 11-13.

11 – Mt 24, 3.

12 – At 1, 7-8.

Abbazia Santa Maria di Pulsano

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