Padri Dehoniani – Commento al Vangelo di domenica 20 Dicembre 2020 – IV domenica di Avvento

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Giornata internazionale della solidarietà umana

Il mistero manifestato

Una volta sconfitti i nemici e giunto al potere, il re Davide decide di collocare «sotto i teli di una tenda» (2Sam 7,2) quel Dio pellegrino che ha custodito il suo cammino e quello del popolo contro i  nemici.  L’idea  di  costruire  una  casa  per  il  Signore,  dove  riporre l’arca  dell’alleanza,  sembra  opportuna  persino  al  profeta  di  corte:  «Va’,  fa’  quanto  hai  in  cuor  tuo,  perché  il  Signore  è  con  te» (7,3).  È  però  sufficiente  il  riposo  di  una  notte  perché  emergano anche  le  ombre  nascoste  in  un  simile  progetto.  Il  profeta  Natan ci ripensa e torna a fare meglio il suo mestiere, invitando Davide a riflettere sulle sue intenzioni: «Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre  seguivi  il  gregge,  perché  tu  fossi  capo  del  mio  popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i  tuoi  nemici  davanti  a  te  e  renderò  il  tuo  nome  grande  come quello dei grandi che sono sulla terra» (7,5.8-9).

È  sempre  dietro  l’angolo  la  tentazione  di  addomesticare  il  «mistero»  (Rm  16,25)  di  Dio,  confinando  la  sua  presenza  in  luoghi e  tempi  ben  precisi,  recintando  la  sua  splendida  libertà  dentro qualche  schema  rassicurante.  Il  Signore,  dopo  aver  ridestato  la memoria  di  Davide  –  perché  ogni  futuro  non  può  che  radicarsi nel  passato  –,  gli  propone  un  progetto  diverso:  «Ti  darò  riposo da  tutti  i  tuoi  nemici.  Il  Signore  ti  annuncia  che  farà  a  te  una casa»  (2Sam  7,11).  In  questo  cambio  di  prospettiva,  possiamo riconoscere  quale  processo  di  conversione  il  tempo  di  Avvento stia  cercando  di  ridonare  al  nostro  cuore.  Convertirsi  al  vangelo implica  sempre  abbandonare  l’idea  di  dover  essere  noi  a  fare qualcosa  per  Dio,  anziché  accettare  che  sia  lui  a  voler  compiere qualcosa di grande in noi e attraverso di noi.

Iniziano, infatti, con la proclamazione di un’assoluta gratuità da parte di Dio le parole che l’angelo del Signore porta a Maria:

«Rallégrati,  piena  di  grazia:  il  Signore  è  con  te»  (Lc  1,28).  Per quanto singolare, unica e irripetibile, l’annunciazione alla Vergine non  è  altro  che  il  paradigma  di  ogni  altra  incursione  della  voce di Dio dentro la storia umana. Siamo invitati a gioire e rallegrarci per  un  motivo  molto  semplice,  di  cui  però  il  nostro  cuore  non riesce  a  conservare  sufficiente  memoria:  Dio  non  è  assente  o lontano; Dio è con noi.

Da quando la pienezza dei tempi si è compiuta nella storia, gli occhi di Dio non si stancano mai di posarsi sulla nostra umanità finché diventiamo tutti capaci di considerarci come una realtà molto amata,  come  oggetto  di  un’infinita  ammirazione  da  parte  di  qualcuno legato  a  noi  per  sempre:  «Io  sarò  per  lui  padre  ed  egli  sarà  per me  figlio»  (2Sam  7,14).  Un  simile  sguardo,  così  gratuito  e  fedele, può davvero togliere il fiato. Del resto, nemmeno alla futura madre del Signore è risparmiata una certa esperienza di timore, di fronte all’immensità  di  un  Dio  pronto  a  farsi  piccolo  nel  suo  grembo:  «A queste  parole  ella  fu  molto  turbata…»;  Maria  però  non  si  lascia dominare dai sentimenti, ma cerca di riflettere e di avviare un confronto aperto e intelligente: «… e si domandava che senso avesse un tale saluto» (Lc 1,29). Interrogandosi, la Vergine diventa capace di riconoscere nel suo cuore i pensieri e i sentimenti più autentici, concedendo spazio e fiducia all’irruzione di Dio nel suo cuore. Allora l’angelo può proseguire e portare a compimento il suo annuncio:

«Non temere» (1,30), illustrandole fino in fondo il progetto di Dio. Maria accoglie, ascolta, comprende. Si affida alla Parola e si dissocia dalla paura. In questo modo finisce l’attesa e il Signore può finalmente  venire:  «Ecco»  (1,38).  La  giovane  donna  di  Nazaret non si lascia sfuggire l’occasione di lasciarsi definire da un sogno immenso  e  audace,  ponendo  la  fiducia  in  un  Dio  a  cui  «nulla  è impossibile»  (1,37).  Per  aderire  con  tutto  il  cuore  alla  Parola  di Dio, Maria non può che ricomprendere se stessa davanti alla novità che invoca e attende la sua complicità, accordandosi il diritto e il privilegio di un nome nuovo – «la serva del Signore» (1,38) – e  svelando,  finalmente,  il  grande  «mistero,  avvolto  nel  silenzio per secoli eterni, ma ora manifestato» (Rm 16,25-26).

O Dio, Padre nostro, tu attendi di poter fare per noi ciò che la nostra storia grida e desidera: essere la nostra casa, il nostro riposo, essere con noi qui dove siamo e come siamo. Trasforma i nostri turbamenti in domande, i sentimenti in scelte, piene di fiducia, vuote di paura. Perché anche noi possiamo manifestare il tuo e nostro mistero. Maranathà!

L'autore

Padri Dehoniani
Padri Dehoniani

Le riflessioni sulle letture vengono proposte da fr. Adalberto Piovano, monaco benedettino della Comunità Ss. Trinità di Dumenza; fr. Luca Fallica, anch'egli monaco nella medesima comunità; fr. Roberto Pasolini, frate minore cappuccino della Provincia S. Carlo in Lombardia.

Il Centro editoriale dehoniano − della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani dal nome del fondatore, p. Leone Dehon − nasce nell'ottobre 1960, e di lì a poco dà vita alle Edizioni Dehoniane Bologna - EDB, che ne costituiscono l'espressione più visibile.
Per contatti: info@commentoalvangelo.it

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