Paolo Curtaz commenta il Vangelo di domenica 24 Luglio 2022 – Rito Ambrosiano

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni 6, 59-69
In quel tempo. Il Signore Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio».

Signore, da chi andremo?

La tragedia è ormai consumata. Ricordate?

Dicevo che Cafarnao rappresenta una svolta decisiva nella vita di Gesù: da grande predicatore e profeta, guaritore e operatore di prodigi capace di smuovere cinquemila persone ad ascoltarlo, a visionario e pazzo che indugia su discorsi incomprensibili e inaccettabili.

La parabola di Gesù è oramai discendente, gli apostoli stessi, sgomenti, non sanno più che pensare del loro Rabbì così imprevedibile.

Il panorama, lo vedete, è desolante, aurora dell’incomprensione che porterà Gesù al Golgota.

Non è forse, in sintesi, la storia dell’umanità? Non è forse metafora e parabola della nostra vita spirituale?

Fino a che Gesù sfama le folle è idolatrato, quando parla di Dio viene abbandonato.

Fino a che Dio risponde alle nostre esigenze e alle nostre richieste è grande, quando – a nostro avviso – ciò non avviene più, viene negato e rigettato.

Dramma di un Dio che mendica la nostra adesione!

Dramma inaudito di un Dio che si fa carne e compassione e che viene ignorato perché ci risulta più comprensibile un Dio intangibile nell’alto della sua asettica divinità.

In questo rifiuto si gioca tutta la nostra esistenza, la tragica avventura dell’uomo che perde l’occasione e che avvia Dio all’inevitabile scelta dell’ultimo sacrificio della croce come segno inequivocabile della misura del suo amore.

A questo punto Gesù, impietrito, attonito, si rivolge agli apostoli.

La domanda, inquietante e tagliente come una lama, è rivolta a ciascuno di noi: “Volete andarvene anche voi?”. Vuoi andartene?

E’ finita la solleticazione spirituale?

Ora che incontri le prime difficoltà vuoi lasciare tutto per tornare a chiuderti nel tuo piccolo mondo di tiepide certezze?

Rinunci al sogno di Dio?

Fallo, sei libero, straordinariamente e drammaticamente libero di credere.

O di fuggire. Di spalancarti, o di chiuderti.

Già: l’amore di Dio ci lascia liberi, giunge a chiedere a noi, creature fragili e incostanti, di aderire liberamente al suo progetto.

E qui Pietro, il grande Pietro, risponde a nome di tutti.

A lui che ormai ha lasciato che la Parola lo scavasse e lo cambiasse.

Pietro così simile a noi, Pietro di reti e di pesci, di duri calli sulle mani, di rughe taglienti sul viso di pescatore.

Lui, uomo di fatica e di notti insonni passate a gettare le reti nel gravido lago.

Lui così simile a noi, così irruento, fragile, istintivo, rozzo.

Lui come noi, e perciò scelto per confermare la fede dei fratelli.

Pietro che assaporerà l’ebbrezza dello slancio e della condivisione col Maestro e l’amara sconfitta del rinnegamento. Pietro pieno di peccato come noi, ma così pronto a lasciarsi sconvolgere dallo sguardo del suo Signore che sale alla croce.

Pietro che piange.

Pietro che piange.

Pietro che piange.

Benedetto pianto che rivela l’abisso di tenerezza e di umanità nascosto dentro questo umile pescatore!

Lui ci è stato dato come pastore.

Non il perfetto Giovanni, discepolo che Gesù amava, custode della Madre, presente alla croce, grande mistico.

No, troppo grande e perfetto per essere simile a noi.

Di Pietro avevamo bisogno, di uno come noi, che misurasse giornalmente la fatica, che contasse a spanne il suo limite, senza vergognarsene.

Pietro risponde, ora, poco convinto, forse, un po’ amareggiato, come gli altri undici, con tanti interrogativi sul fallimento di un brillante futuro Messianico, un po’ preoccupato del domani ormai incerto, perplesso di questo Rabbì troppo esigente, troppo grande, troppo tutto.

La risposta, la sua, è come un vulcano che sfoga la sua forza, come un vento che abbatte i boschi, un pilastro che sostiene la nostra fragilità: “Da chi andremo, Signore?”.

Già, dove vuoi che andiamo, ormai, Signore?

Dove trovare tanta serenità, tanta verità, tanto bene, tanta luce, tanto silenzio, dove, Dio santo, trovare qualcosa o qualcuno che ti sia pari?

Dove, amico degli uomini, trovare compassione e futuro, dove respirare l’ebbrezza di Dio?

Ci sconcerti, Maestro, ci sfidi, è difficile convertire il nostro cuore alla tua tenerezza e luce ma – Signore – ormai la nostra vita è segnata a fuoco.

Tu ci hai sedotti.

Dove vuoi che andiamo, Signore?

Paolo Curtaz

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