Rito Ambrosiano – Commento al Vangelo di domenica 10 Aprile 2022 – don Walter Magni

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DOMENICA DELLE PALME

Anno C – Rito Ambrosiano – 10 aprile 2022

Ecco, o figlia di Sion, il tuo re

Santa MESSA DEL GIORNO
Isaia 52,13-53,12 – Salmo 87 (88): “Signore, in t e mi rifugio”; Ebrei 12,1b-3; Gv 11,55-57;12,1-11: [55]In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. [56]Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: “Che ve ne pare? Non verrà alla festa?”. [57]Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo. [1]Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. [2]E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. [3]Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. [4]Allora Giuda Iscariota, uno   dei suoi   discepoli, che stava per tradirlo, disse: [5]“Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?”. [6] Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. [7]Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. [8]I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”. [9]Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato   dai   morti.   [10]I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, [11]perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
Santa MESSA con la BENEDIZIONE e la PROCESSIONE DEGLI ULIVI
Zaccaria 9,9-10 – Salmo 47 (48): “ecco o figlia, il tuo re”; Colossesi 1,15-20; Gv 12,12-16 – In quel tempo. 12La grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme,  13prese  dei  rami  di  palme  e  uscì  incontro  a  lui gridando: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore,  il  re  d’Israele!»  14Gesù,  trovato  un  asinello,  vi montò sopra, come sta scritto:  15Non temere, figlia di Sion! Ecco il tuo re viene, seduto sopra un puledro d’asina. 16I suoi discepoli al momento non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che di lui erano state scritte queste cose e che a lui essi le avevano fatte.

Fratelli, sorelle,

stando al Vangelo di Giovanni, sei giorni prima della Pasqua ebraica Gesù va a Betania in casa di amici e il mattino seguente raggiunto l’ingresso di Gerusalemme entrerà acclamato dalla gente come re e a cavallo di un asinello avanza silenzioso. Così, la liturgia della Domenica delle palme (10 aprile 2022) rievocando due episodi concomitanti, ci introduce a celebrare il mistero della Sua Pasqua.

“Lazzaro era uno dei commensali”

Tutto inizia con una cena tra amici. Come se, per inoltrarSi nei giorni della Sua passione, Gesù sentisse la necessità di un po’ di pace, di intimità famigliare con chi Lo può capire, con chi desidera condividere con Lui il peso di ciò che Gli sta per capitare. Come volesse condividere con loro quel presentimento di morte che si respira nell’aria. Forse è stata Marta ad accorgersene per prima, quando se lo vede Gesù comparire pensieroso e preoccupato sulla soglia di casa.

Lo fa entrare e subito improvvisa per Lui una cena in famiglia, senza immaginare che proprio quell’immediato e semplice gesto di attenzione affettuosa già prefigura quanto Gesù, di lì a pochi giorni, nell’imminenza della Pasqua, ripeterà per i Suoi. Come volesse anche Lui consolarli prima della Sua morte. Così in quella casa di Betania, appena s’è sparsa la voce che è arrivato Gesù, ecco un accorrere di amici e conoscenti: Suoi e di Lazzaro, da poco risuscitato. Lazzaro che non dice una parola, come fosse preso anche lui da un senso di mistero, mentre trasognato, stando accanto a Gesù, vede la gente conversare cenando. Forse prova semplicemente la gioia d’essere accanto a un amico così importante. Viene per tutti il momento nel quale Gesù ti è accanto in silenzio, come una presenza amica che ti accompagna e ti basta. Viene il momento – ed è già questo – nel quale gli stessi eventi che si susseguono racchiudono un mistero che non sai misurare appieno. Lo accogli semplicemente così com’è nella tua casa, nella tua povera esistenza e solo ringrazi Dio per averLo incontrato.

“Maria prese trecento grammi di profumo assai costoso”

Non ci sono parole, solo fatti e gesti precisi: “Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli…”. L’amore che conta non ammette teorie o spiegazioni articolate. Solo puoi amare se ti è dato di poterlo fare e il vaniloquio di chi parla senza sapere svanisce. Giuda per primo, infatti, rompe quel silenzio così carico di mistero, tentando di sostenere la tesi di un pauperismo che stride perché lo contrappone inutilmente a un gesto d’amore che non ha prezzo: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”.

È così facile assistere anche oggi al triste spettacolo di tante parole che vorrebbero essere evangeliche in libertà, disancorate dall’amore. E così il perdono diventa perdonismo a buon mercato e la misericordia la si oppone a quella giustizia che tutti dovremmo saper applicare senza indugi e distinzioni. Parole evangeliche abusate che spesso coprono solo la nostra inettitudine, la nostra incapacità a stare anzitutto adoranti davanti al mistero di chi semplicemente ama consumandosi, senza calcoli, senza misura. Altro sono le parole che risuonando alte sembrano riscuotere subito chissà quale attenzione; altro è il profumo intenso come quello che Maria versa sul corpo di Gesù. Che solo comprende chi sa vedere senza pregiudizi. Così Maria fa quel che intende fare, senza pretendere d’essere capita: le basta che Gesù la guardi, molto semplicemente.

“E tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo”

E Maria compie quel gesto rompendo un vasetto di profumo prezioso che versa tutto sul corpo di Gesù. Come la vedova povera del Vangelo, che nel tesoro del Tempio aveva gettato tutto quello che aveva per vivere (Lc 21,1-4). Va rotto lo schema dell’accumulo, dell’accatastamento. Cominciando a versare, senza voler ingabbiare l’amore in schemi che non salvano nessuno. Va rotto il moralismo che mortifica il gusto di un gesto sincero. Che frena l’entusiasmo, che mortifica il coraggio, togliendo slancio a chi ancora vorrebbe abbracciare. Porgendo la mano al nemico, regalando uno sguardo sincero, un sorriso.

Offrendo anche solo una carezza, un gesto di accoglienza a chi ancora lo invoca. Rinasca la tenerezza nei giorni nei quali il Suo dono diventa smisurato, persino eccedente agli occhi nostri. Teniamo “fisso lo sguardo su Gesù”, come suggerisce la lettera agli Ebrei. Che lo stupore non tema il pianto davanti all’amore esagerato di Colui che “avendo amato i suoi li amò sino alla fine” (Gv 13,1). Se staremo caparbiamente davanti al Suo gesto, sentiremo l’intensità di quel profumo sparso sul Suo corpo benedetto. Quella sera, in quella casa di Betania, anche Gesù, consolato da quel gesto, sentendoSi accolto e a amato, Si sarà abbandonato più convinto alla volontà del Padre Suo. Senza indugio, infatti, il mattino seguente sarà alle porte di Gerusalemme, per dare compimento al Suo destino di passione e di morte, per dare compimento alla Sua e nostra Pasqua di resurrezione.

don Walter Magni

 

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